Milan: nebbie e paure

Fabio Conte

Non se ne esce. Non si trova il modo di districarsi da questa palude di prestazioni scialbe e deludenti. Non si riesce a trovare la strada per arrivare a disputare, non un filotto vincente ma almeno due vittorie di fila,  eccoci quindi con due pareggi con le ultime della classifica.

Solo Bonaventura, ieri il migliore, era presente nella formazione rossonera nell’ultimo Milan Verona nella scorsa stagione finito 2-2, anche allora tra i fischi. Questa considerazione dilata il dubbio amletico di queste stagioni: colpa dei giocatori o dell’allenatore di turno? Colpa della società, in particolare nel suo A.D. Galliani, come dicono in curva o di un ambiente, tifosi compresi, che non rema più dalla stessa parte? Ovviamente in un’annata così, coi cugini partiti dagli stessi pantani, che veleggiano tronfi ed eccitati in testa alla classifica, acuisce la rabbia e la frustrazione di tutto l’ambiente, ma soprattutto dei tifosi esacerbati e delusi. Di soluzioni immediate non se ne vedono, se non di ritornare a vincere a partire dalla fondamentale trasferta con la Sampdoria per la Coppa Italia. Qui Mihajlovic si gioca tanto, se non tutto, in uno di quelli strani incroci col passato che capitano in certi momenti topici del calcio. Il tecnico serbo chiamato a rivitalizzare la squadra, togliendo quella patina di apatia in cui era scivolata per mancanza di risultati alla fine della scorsa stagione, ha avuto il primo guizzo di impetuosità, nonostante le molte partite insufficienti, solo domenica scagliandosi su gli errori arbitrali. Errori che c’erano, senz’altro, non erano tra l’altro i primi e si sa, non saranno gli ultimi. Sarebbe bello se il tifoso fosse qui a mugugnare per scudetti rubati, gol non visti, errori pacchiani, ma in realtà i tifosi che fischiavano a fine partita avevano negli occhi la deludente prestazione della squadra, ultima di una lunga serie quest’anno.   il tecnico aveva una mission: risollevare l’ardore, l’onore, l’amore. Questo non sta succedendo. Si poteva sospettare che il gioco, il fraseggio berlusconiano, non sarebbe stato la prerogativa di questa conduzione tecnica, ma vedere il furore riservato solo agli arbitri e non trasmesso ai giocatori, che anzi sembrano sempre più cadere in una sconfortante impotenza, rischia di fornire giustificazioni ed attenuanti immotivate rispetto all’obbiettivo finale di ritrovare il carattere, un carattere da Milan.

Partite come quella di domenica, estrapolata da questa annata difficile ch’è inserita in stagioni tribolate, ci sono già state, le ho già viste tante volte, in campionati vincenti e non. Giornata infelice di alcuni, scelte non indovinate nel turnover, guardalinee non fortunati nelle alzate, arbitro incerto (eufemismo), e vittoria che alla fine, nonostante la buona volontà non si riesce a raggiungere. Il senso di frustrazione e di delusione normalmente non offuscherebbe la valutazione di quel che di buono s’è visto tra individualità e rientri. Purtroppo però a San Siro si vive in una cappa di negatività che aleggia e offusca la fiducia sia dei giocatori, che dell’ambiente, tifosi compresi. Chi e come possa squarciare questa specie di velo che tutto avvolge, che tutto impiglia non lo so. La società con più accorta presenza e obbiettivi mirati, forse. Il tecnico tuonando in allenamento e ignorando teoremi e trame, cercando di rispondere alle critiche coi risultati, come abbiam detto. Anche i giocatori, crescendo caratterialmente prendendosi maggiori responsabilità, sfoderando orgoglio e compattandosi. Comunque sicuramente, bisogna tornare a vincere. Solo le vittorie mettono a tacere malumori e giudizi, fanno dimenticare torti e prestazioni. Solo vincendo si spazzeranno via nebbia e miasmi e si potrà, se non tornare grandi, non subito almeno, ma a poter trovare le basi su cui costruire il Milan del futuro. Non si dice di vincerle tutte, ma le squadre con rose tecnicamente inferiori dovranno trovare grinta e intensità analoghe alle loro, che faranno risaltare la squadra di maggiore qualità. Credo sia stato questo il principale motivo dell’ingaggio di Mihajlovic, credo che sia ancora possibile seguire questa strada. Se si giocherà con grinta e intensità, sempre, anche il Presidente Berlusconi aspetterà il suo amato giuoco corto, ma sarà contento di ritrovare un Milan “rosso come il fuoco e nero come la paura che incuteremo ai nostri avversari”. Sono le parole del fondatore Herbert Kilpin, perché oggi è il 116° compleanno del Milan. Quindi auguri Milan, torna ad incutere timore.

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