Milan: necessità ed equità

Fabio Conte 3

Fare di necessità virtù è il motto del Milan in questi giorni. Dopo l’ennesimo episodio sconcertante che l’ha visto protagonista, Bakayoko sarà sicuramente in campo contro la Fiorentina e non potrebbe essere altrimenti.

In un centrocampo falcidiato da infortuni e squalifiche, da inadeguatezze e da veti, il giocatore francese, che conosce bene l’inglese come abbiamo potuto vedere, sarà necessario per provare quella che sabato scorso sembrava un’impresa e che lunedì, dopo la sofferta vittoria col Bologna di Mihajlovic, pare possa avere ancora qualche chance di riuscita: riagganciare cioè il quarto posto. Il reparto nevralgico della squadra ha perso Biglia per infortunio e Paquetà per una squalifica incredibilmente lunga, mentre Bertolacci non è mai sembrato all’altezza e Montolivo è assente da inizio anno per ostracismo puro da parte del tecnico. Josè Mauri, fattosi trovare pronto, è riuscito con una gara discreta a trasformare i fischi che l’avevano accolto all’entrata in campo a San Siro, in applausi. Niente di trascendentale sia chiaro, ma ha mostrato di aver voglia e anche tecnica considerando che non aveva il ritmo partita essendo sottoutilizzato. Chi viene sempre impiegato, e infatti comincia a mostrare la corda, è Kessiè che con Bakayoko sembrava aver formato la coppia ideale di centrocampo per quest’anno. Gli inopinati pareggi con Udinese e Parma inseriti nella recente serie negativa hanno mostrato i limiti tattici della coppia black rossonera. In questo momento però, sono il meglio che si possa schierare per cercare di battere una Fiorentina che ha spesso giocato brutti scherzi al Milan ed è anche allenata da Montella che avrà un comprensibile spirito di rivalsa verso i rossoneri.

Ultimamente viene messo sul banco degli imputati anche Leonardo oltre a Gattuso. Se il tecnico sarà sostituito, come sembra, probabilmente sconterà l’inesperienza che gli ha sicuramente fatto commettere qualche errore di gestione e di tattica e se non arriverà in Champions è comprensibile che ne paghi lo scotto, nonostante non abbia complessivamente fatto male. Credo che le ambizioni della proprietà siano elevate e quindi potrebbero indirizzarsi su un tecnico straniero di maggior esperienza. Certamente dovranno anche esserci dei seri cambiamenti nella rosa e quindi non vedo chi meglio di Leonardo, dirigente di esperienza e di conoscenza che ha dimostrato rapidità d’intenti e concretezza, sia nel dimezzato mercato estivo sia che nel breve mercato invernale, possa coprire un ruolo di programmazione così delicato. Sarebbe il colmo che i due presunti, o vecchi, litiganti fossero allontanati entrambi per l’ennesima nuova rivoluzione, senza nessuna continuità di progettazione. Uno è capibile, due sarebbe troppo e non credo che Gazidis, nuovo nelle dinamiche italiane, voglia togliersi un referente d’esperienza.

Evidentemente il Milan ha uno scorso feeling con il “bello”. No, non sto parlando di qualità di gioco, né mi sto buttando sul gossip ma credo che storicamente, dai tempi di Concetto passando per Rosario e arrivando infine a Marco, gli arbitri che hanno Bello nel cognome prendono sempre qualche decisione avversa ai rossoneri. Se i primi due, padre e figlio, siciliani, che avevano per suffisso “Lo” hanno inciso in maniera importante – e negativa – sulla storia del Milan che fu, Marco Di Bello della sezione di Brindisi non sembra voler aiutare i rossoneri alla rincorsa alla Champions attuale. Ammonire per primo Paquetà dopo che aveva subito un’entrata da dietro da due avversari col Bologna, e non Pulgar autore del fallo più duro è stato un errore di conduzione che ha sicuramente innervosito il Brasiliano che si era avvicinato al difensore del Bologna solo per chiedere spiegazione del gioco violento. Non contento l’arbitro spingeva il giovane milanista che per reazione istintiva toglieva la mano del direttore di gara. Se le fasi concitate di una partita possono far commettere errori a giocatori e ad arbitri, redigere un referto dovrebbe lasciare il tempo di riflettere. Così non è stato e il giudice non ha potuto che usare la scure di tre giornate di squalifica facendo terminare il campionato anzi tempo a Paquetà, proprio quando il Milan ne avrebbe avuto più bisogno. Speriamo non incida sul piazzamento milanista finale, altrimenti si darebbe ragione a chi sottolinea una disparità di trattamento e fa della dietrologia. Il Milan non ne è abituato e non vuole piangersi addosso. Ci vuole solo equità di giudizio.

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