Milan: non alimentiamo sogni e fantasie

Elio Arienti 2

Ora che tutto, almeno in apparenza, sembra svanito nel nulla  (scudetto e Champions League), serve tornare con i piedi per terra. Continuare a sperare in quel che non potrà essere – a meno che non accada l’impossibile – è perfettamente inutile e anche assai irragionevole.

Significa volersi far del male sapendo di andare incontro a delusioni e inevitabili amarezze. Insomma, per capirci, non serve volare alto con la fantasia, serve invece essere realisti, guardare in faccia a ciò che è oggettivo e non farsi prendere dall’euforia o da eccessivi entusiasmi anche nel caso il Milan dovesse riuscire a tornare, per puro miracolo, in corsa, almeno per l’obiettivo minimo. Oggi, dalle parti di via Aldo Rossi e soprattutto di Milanello deve dunque regnare il pragmatismo, non certo alimentare sogni e inutili fantasie.

Purtroppo le ultime due uscite in campionato (Sassuolo in casa e Torino all’Olimpico) hanno messo i rossoneri di fronte alla dura e cruda realtà: due tonfi inaspettati che sono costati a Pippo Inzaghi e ai suoi ragazzi punti decisivi nella corsa a quel terzo posto che vale l’ingresso, anche se col rischio dei preliminari, alla più importante manifestazione calcistica continentale e al suo determinante – in termini di cash – budget economico. Senza quei soldi, infatti (e sarebbe il secondo anno consecutivo), è davvero difficile e quantomai complicato andare avanti tentando di tappare pesantissimi buchi di bilancio e nel contempo, mettere assieme, con qualche giocatore di livello, una squadra che sia almeno decente e in grado di competere per i massimi traguardi. Dunque, bisogna fare di necessità virtù e – come già detto – guardare all’oggi senza volersi cimentare in eccessivi e pericolosi voli pindarici.

Non è insomma tempo per ragionare diversamente da come s’è fatto finora e anche se lungi da me difendere una dirigenza  – e una proprietà – che hanno in sé la “sindrome del braccino”, non posso neppure condannarla tout-court – ricordando i bei tempi passati – per aver messo a disposizione di un allenatore neofita, una squadra inadeguata (con tante, forse troppe, mezze figure e pochi giocatori di valore), incapace di reggere fisicamente al gap di concorrenti più o meno agguerrite ma anche allo stress di un campionato troppo oneroso e dispendioso mentalmente. Bisogna cambiare strada? Certo, ma come? E con quali mezzi economici? Se non ci sono entrate non si può spendere e se non si spende non si può vincere. Al massimo partecipi! E’ questo dunque il futuro del nostro amato Milan? Beh, probabilmente si. Sempreché…

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