Milan: nuove responsabilità per Boban e Maldini

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Il Milan torna da Roma con le ossa rotte, con l’ennesima sconfitta e senza sembrare di poter invertire la rotta di questa malaugurata stagione.

Le responsabilità sono di tutti: di chi pensava di aver comprato bene, di chi credeva che bastassero minori investimenti, di chi sperava di fare qualcosa d’innovativo, di chi credeva fosse più semplice. E, naturalmente, dei giocatori che vanno in campo. Lo spettacolo deludente e francamente sconcertante di domenica sera dei rossoneri, ha stupito anche gli spettatori avversari che ovviamente, non seguendo il Milan normalmente, hanno alla fine ridimensionato il valore della loro vittoria. Una squadra, quella giallorossa, acciaccata e falcidiata dagli infortuni, comunque in costruzione tattica col nuovo e bravo allenatore Fonseca, ha rischiato di vincere anche con più largo margine, se solo i suoi giocatori avessero avuto una mira appena migliore.

Stavo per mettermi a elencare gli errori dei singoli ma voglio evitare il gioco al massacro e, soprattutto, preservare il mio fegato al ricordo delle palle regalate agli avversari con continuità per tutta la partita, da tutti i giocatori, salvo forse solo Donnarumma e Suso, e quest’ultimo unicamente perché ha giocato talmente pochi palloni che non ne ha avuto l’occasione. Errori che sono il risultato di confusione mentale, forse dovuta anche ai dettami tattici antitetici di Giampaolo e Pioli, e di un approccio preoccupato alle gare che innesca uno stato di ansia che fa sbagliare al di là delle doti tecniche. C’è inquietudine negli occhi dei giocatori, c’è un fardello che appesantisce la postura e che determina molti passaggi sbagliati. C’è affanno nel possesso quasi la palla facesse paura, oppure a volte una disordinata smania che provoca solo confusione. Una squadra da rimettere in ordine a livello psicologico, tattico e fisico. Ci vuole tempo ma tempo non ce n’è.

Unica eccezione è Teo Hernandez, la sola nota lieta. Non solo per il gol ma anche per come, per mentalità propria o acquisita nel Real Madrid, affronti le gare con spensierata combattività oltre a velocità e buona tecnica. È l’unico che sorride, con lo sguardo sereno e ricorda, a chi non può dimenticarli, molti dei giocatori dei Milan vincenti che brillavano per determinazione e vitalità e non solo per qualità. Ritrovare la serenità deve essere il primo step, ma come fare se si continua a perdere? Le prossime partite sembrano non dare speranze, e preoccupa oggi anche la gara in casa con la Spal. Ma cosa si dovrebbe fare, arrendersi? Personalmente continuo a pensare che quasi, ribadisco quasi, tutti i giocatori del Milan non siano così scarsi come stanno facendo vedere quest’anno. Alcuni hanno bisogno che il gioco li supporti, altri di liberarsi da paure e negatività. Però, più che altro, ci vuole un guizzo d’orgoglio e questo deve essere instillato dalla società. Non serve un proprietario, non serve un amministratore che parla in inglese, servono delle bandiere, dei capitani. Boban e Maldini devono far pesare il loro prestigio e trovare le parole giuste, non certo gentili né accondiscendenti, per svegliare la squadra. Tutti gli allenatori hanno avuto bisogno del supporto della società, prima o poi. Non stiamo sindacando oggi sul sistema e l’organizzazione societaria, se tra due anni o tra dieci ci saranno ancora, ma adesso c’è bisogno di loro, delle bandiere, per far sentire ai giocatori il peso e la responsabilità della maglia che indossano. Sereni e responsabili i giocatori, ma la stessa cosa si chiede ai due dirigenti: sereni nelle valutazioni ma responsabili nel far quadrato con la squadra, nel compattare il gruppo, nel dare la scossa. Arriva l’autunno, c’è vento forte, vento di burrasca, e le bandiere devono sventolare di più.

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