Milan: papere e super eroi, prestigio e responsabilità

Fabio Conte

Tornare al campionato dopo la pausa per le nazionali, per alcuni tifosi, i più trucidi o i più affezionati, è tornare a respirare le dinamiche del gruppo, dell’appartenenza, del sentimento.

Tornare al campionato quindi, per i milanisti questa settimana, dava il leggero brivido di tornare ad inseguire un obbiettivo. Annacquato e lontano da ben altre emozioni, minimo e modesto, ma un obbiettivo in cui sperare, per cui lottare. Sul lottare c’è da intendersi però. Non vorrei fare facile ironia o paragoni retorici, ma rimanendo sul piano puramente calcistico, le ultime due partite hanno lasciato molto a desiderare per intensità, per interpretazione tattica, per dinamica di gioco. Diversamente dalle passate stagioni quando sembrava che i giocatori non fossero in grado di esprimersi come predicava il tecnico di turno, oggi sembra che la squadra segua pedissequamente le indicazioni di pazienza e di attenzione del Mister. Così fosse, sarebbe clamoroso, visto che il tecnico campano, dopo ad aver ridato convinzione ad una squadra che l’aveva persa nel tempo, sembra rallentarla con la ricerca di un possesso palla, ed un controllo eccessivo. Nonostante i numerosi infortuni che hanno stravolto la formazione base, Vincenzo Montella è riuscito a dare dignità a tutte le pedine che ha dovuto schierare man mano che le defezioni andavano a falcidiare la squadra migliore, dando ovviamente anche poche alternative nei cambi durante le partite. Non per questo si possono accettare determinate prestazioni, soprattutto contro squadre che hanno un tasso tecnico così inferiore. Non uso giri di parole perché quest’anno s’è detto del divario tecnico e di obbiettivi che attraversa la serie A: le ultime sono diventate subito ultime e ci rimangono con perseveranza. Mancando di stimoli per la salvezza si passa da un gruppo di squadre che si dedicano alla sopravvivenza, a qualcuna più virtuosa che prova a migliorarsi e valorizzarsi, pur non avendo chance per l’Europa. La maggiore continuità di risultati ha fatto sì che si creasse subito un solco tra chi ambisce ad entrare nelle coppe della prossima stagione. Per i rossoneri, da troppi anni assenti dal palcoscenico europeo, e alla ricerca di un nuovo assetto societario, le aspettative sono superiori agli anni scorsi anche se la posizione, alla stessa giornata, è inferiore o analoga alle ultime stagioni infruttuose. Senza rivangare ancora le recenti tribolazioni -compresa quella dell’anno scorso che forse, senza sorprese presidenziali, avrebbe potuto vedere una migliore conclusione- tornare in Europa diventa oggi per tifosi, dirigenza, qualunque potrà essere, e prestigio intrinseco, una necessità per il club rossonero.

Ecco quindi perché le ultime due partite, siano così indigeste. La sconfitta, ops, il pareggio con il Pescara lascia l’amaro in bocca, ma oggettivamente ha delle spiegazioni, pur senza scusanti. La squadra di Zeman è nettamente inferiore a quella milanista, seppur rimaneggiata. Ciò nonostante, il tecnico boemo sa come far giocare, soprattutto in attacco, le sue squadre. Si giustifica così la complicata prestazione allo Stadio Adriatico, messasi male per l’inaspettata papera del neo disneyano Donnarumma in complicità con Paletta, così somigliante a Manetta assistente di Basettoni. Raggiunto, con molta calma il pareggio con Pasalic, ci si aspettava una ripresa vivace ed intraprendente. Invece s’è assistito, ad un compassato andamento lento, quando, almeno come segnale di determinazione, si poteva osare un’audace doppia punta. Se non ci provi con l’ultima in classifica, quando?

Le avvisaglie però, s’erano viste in casa, quindici giorni fa, con un Genoa forse più scarso, sicuramente più demotivato del Pescara. Davanti alla squadra di Mandorlini, imbalsamata ed abulica, dopo il gol di Mati Fernandez si è assistito ad un irritante giro palla tra difensori, quando un qualsiasi affondo avrebbe potuto portare ad un’azione importante e al raddoppio. Lasciando stare il rispetto per lo spettatore che altri appassionati in Europa esigono, la vittoria aveva a malapena giustificato la prestazione. Montella ha dichiarato di aver richiesto questo ai giocatori, cioè un possesso anche sterile ma non rischioso. Però se il possesso, i giri palla, l’insipienza e la noia portano a vincere si può anche chiudere un occhio. Prendere tutti i punti contro le piccole senza esibire grandi giocate ma limitandosi al minimo sindacale, nell’economia di un campionato può starci. Ma se solo si perde qualche punto, come domenica, il gioco non vale la candela. Anzi, l’impegno dev’essere maggiore per chi deve ritrovare dignità e prestigio; il gioco deve andare a braccetto con i risultati, o almeno bisogna provarci con convinzione, come d’altra parte è successo in qualche partita a metà stagione. Altre partite abbordabili ed una particolare, attendono il Milan che deve ritornare a giocare con grinta ed orgoglio. Si spera che papere e paperotti siano archiviati e che ritornino i super eroi che i milanisti si aspettano: se si ha grande prestigio, si hanno grandi responsabilità.

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