Milan: Ora siamo passati anche agli insulti

Elio Arienti 2

Adesso siamo passati agli insulti. Il “Signore degli anelli” ha… scollinato (per usare un termine ciclistico), – come sempre più spesso gli accade -, eccede e va oltre il lecito; non si limita più, infatti, a recitare la parte del “padrone” (magari burbero) che rimprovera i suoi sottoposti, ma addirittura li apostrofa non in modo diretto bensì con giri di parole comunque comprensibilissime ma assolutamente inadeguate.

Infatti alla sua “prima” nel Centro per anziani “Sacra Famiglia” di Cesano Boscone – dove il signor Berlusconi (ricordiamo, per chi se ne fosse un po’ troppo frettolosamente dimenticato che non può più fregiarsi del titolo di Cavaliere essendo stato… disarcionato) deve recarsi una volta la settimana (4 ore) per sottoporsi, suo malgrado, alla sanzione cui l’ha destinato il Tribunale -, ancora una volta l’ha… fatta fuori dal vaso infierendo, nuovamente, su Clarence Seedorf, suo principale obiettivo del momento. “In ospizio ho conosciuto tanta gente in grado di tenere lo spogliatoio del Milan”, è stata la sua piccata risposta a domanda precisa che riguardava l’ancora – ma non più per molto, ormai – tecnico rossonero.

Ma perchè, vien da domandarsi, questo livore, questa acrimonia, questo astio verso chi lui stesso ha voluto per guidare la sua squadra? E’ chiaro che il prurigginoso Silvio non si sarebbe mai aspettato che quel suo ex giocatore e pupillo, al quale è sempre stato legato, gli si rivoltasse contro non accettando affatto di portare avanti le idee del Capo ma facendo essenzialmente di testa sua. Però questa sua testardaggine ha portato – dobbiamo dargliene atto – il Milan, nel girone di ritorno, da un tredicesimo posto – o giù di li -, a pochi passi dalla zona-pericolo a un ottavo posto ai margini dell’Europa League. Dunque, che si vuole di più da un neofita della panchina appena sbarcato su un pianeta a lui, fino a ieri, del tutto sconosciuto? No, non sono bastati neppure i buoni risultati (e un derby vinto dopo tre anni d’agonia…) per restituire un minimo di buonumore in via Aldo Rossi e il sorriso sul volto del Presidente. Tutt’altro…

E allora, che fare? Serve guardare un po’ oltre il nostro naso e non farsi venire continui mal di pancia. Soprattutto fidarsi di chi ci sta accanto e non insistere nel volerli mettere costantemente in discussione ad ogni piè sospinto. D’accordo, Clarence Seedorf non è tipo che si lascia intenerire troppo facilmente, non è per nulla – e non  lo sarà mai – uno “yes man”, ma vuole invece essere lui a decidere le sorti del suo lavoro senza interferenze di alcun genere. I consigli van bene, ma se sono fini a se stessi e non vanno ad inficiare la quotidianità e soprattutto la tranquillità della squadra.

Ma quella di punzecchiare tutto e tutti senza soluzione di continuità è una prerogativa filosofica di un presidente che vuol sempre essere al centro dell’attenzione umiliando, quando serve, anche con battute di dubbio gusto coloro che da sempre lo circondano. Bisognerebbe avere maggiore rispetto per gli altri e, magari, coccolare – invece di denigrarlo continuamente – quell’entourage tecnico (e non solo) che nel corso degli anni  ha dato l’anima e non solo per questa squadra e per i trionfi che hanno reso grande sì il Milan ma anche – e ancor di più – per un Presidente che oggi, quasi ottantenne, ha perso la memoria smettendo di ricordare. Ma a Cesano Boscone non ci sono malati di Alzheimer? Beh, perchè allora non lo hanno trattenuto…

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