Milan: presunzione e preconcetti

Fabio Conte 2

Passano i giorni ma non passa la delusione per la sconfitta con la Lazio. Le qualità della squadra di Inzaghi le conoscevamo e doveva mettere in allarme l’atteggiamento sornione di inizio partita, quando i rossoneri sembravano avere il pallino del gioco, che però non diventava mai un occasione da gol.

Poi, lentamente ma inesorabilmente la Lazio è cresciuta e al momento giusto ha colpito. Un atteggiamento più da cobra che da aquila. Neanche Kessiè mi è sembrato un’aquila regalando con ingenuità il rigore che ha aperto le marcature: è la seconda grave disattenzione che costa un gol in due partite consecutive, un segnale mica tanto incoraggiante. Poi bambola da parte di tutti, o grandi meriti dei biancazzuri. Montella dice che il Milan ha avuto solo 15 minuti di blackout. Beh, sarebbe grave in ogni caso, ma che dovevano fare Lulic e company trovatisi sul 4-0 al 10’ del secondo tempo? Poche comunque le occasioni create dal Milan e anche il gol di Montolivo frutto di un rimpallo. Alla prima vera prova contro una squadra importante i rossoneri hanno dimostrato dunque che gli scricchiolii e le crepe che si son viste in difesa in tutte le gare, ad ogni partita di più man mano che cresceva il valore degli avversari, non erano figli solo della condizione ma erano difficoltà di costruzione. L’anno scorso di ‘sti tempi Vincenzo Montella raccontava come avesse dovuto infondere sicurezze a una squadra sfiduciata e impaurita. Oggi evidentemente deve affrontare il problema opposto: il troppo entusiasmo, dell’ambiente e dei tifosi, evidentemente trasmesso ai giocatori. Il mercato scoppiettante oltre che a segnare un nuovo corso, ha portato così tanti nuovi acquisti che forse ha convinto che si potesse vincere per numero di figurine dimenticando che si gioca a calcio e in undici. E proprio l’undici iniziale scelto dal tecnico è stato fonte di critiche sia per tattica, sia per uomini. Questo significa alla fine che in realtà quello che manca è lo spirito e il carattere che, a prescindere dai protagonisti in campo, l’anno scorso traspariva in ogni partita.

La sconfitta fa male, ma potrebbe essere importante per la stagione e chiarire quali errori non ripetere. Certo, l’aspettativa è elevata, e sono semplicistiche e banali le comparazioni a quanto speso nel mercato. Sicuramente molti dovranno dare di più, ma soprattutto abbandonare quella presunzione che traspare in diversi giocatori soprattutto quelli nuovi, dal capitano in giù. Un grande bagno di umiltà urge e un maggiore impegno da parte di tutti perché col mercato si fanno le rose ma non le squadre. Testa bassa e pedalare.

E non è con le solite, banali critiche e con triti sopranomi che si fa il bene del Milan. Sto parlando evidentemente di Riccardo Montolivo. Trovo veramente stucchevole che dopo una partita dove tutta la squadra ha mostrato lacune ed amnesie, l’unico citato e critica a mo’ di maggior colpevole, dai tifosi e mai dai tecnici o dai compagni, sia proprio il bergamasco. Col Cagliari dopo tre recuperi salvifici, al primo mezzo errore ho sentito qualche fischio a San Siro, segnale evidente di un giudizio prevenuto. Dopo la sconfitta di domenica a Roma, con buchi imbarazzanti in difesa, banalità o strafalcioni di altri centrocampisti e impalpabilità in attacco, il primo a essere messo sul banco degli imputati è stato proprio l’ex capitano. Proprio accettando la nuova gerarchia Montolivo ha dimostrato professionalità e umiltà, oggi mancanti e auspicabili tra i rossoneri. Un suo palese difetto del giocatore, importante non lo nego, è quello di non avere caratteristiche e carattere da condottiero, ma se la squadra gioca bene spesso può essere una pedina importante e intercambiabile per fare girare la palla. Non leader dunque, ma buon comprimario; questa mia valutazione è suffragata da tutti i tecnici che l’hanno avuto, fatto giocare o l’hanno potuto convocare. Con le debite e importanti proporzioni, rivedo la stessa situazione che subiva Clarence Seedorf. Sono sicuro che molti di quelli che fischiano ora siano gli stessi che fischiavano l’olandese e che magari oggi lo citano a comparazione. Un po’ di coerenza e di conoscenza del calcio dovrebbe essere obbligatoria a chi frequenta gli stadi.

P. S. Non si capisce perché per molti addetti ai lavori e anche per alcuni tifosi, il Milan dovrebbe essere favorito alla vittoria in Europa League visto che per ora facciamo fatica in Italia con squadre meno tecniche di quelle che si incrociano normalmente in coppa, e che tra l’altro hanno spesso un approccio più disinvolto e vigoroso alla competizione. Poi arriveranno quelle eliminate dalla Champions. Insomma mi sembra un esercizio di eccessivo ottimismo. Per ora almeno. Pedalare e testa bassa.

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