Milan: risultato che spegni i sogni europei

Paolo Vinci

Cari Lettori Rossoneri,

la trentesima giornata di campionato, purtroppo, sancisce, se non matematicamente, sostanzialmente in modo virtuale e definitivo, l’abbandono definitivo dei residui sogni milanisti di rientrare in Europa.

Il pareggio casalingo con la Sampdoria, nel posticipo domenicale, è una sentenza quasi definitiva. Sia perché i doriani mantengono pesantissimi sette punti di vantaggio sul Milan, sia perché davanti rimane un tonico Toro ed alle calcagne si ripresentano insidiosi competitor, quali Genoa ed Inter che escono rinfrancati da due vittorie tonificanti. Per non parlare del Palermo che sconfigge, corsaro, l’Udinese e si porta sotto.

Il Milan non riesce proprio a vincere incontri con squadre di pari livello, restando ancorata a recenti vittorie con le tre squadre fanalino di coda e destinate alla serie cadetta, oltre che col Palermo sconfitto in una Pasqua di Resurrezione, senza alcun concreto seguito.

E, va detto per onestà ed obiettività intellettuali, non è che il Milan, specialmente nel primo tempo, non si sia speso, non abbia profuso energie ed attenzione alla “cosa” (leggesi Europa). Tutt’altro. La squadra si è molto impegnata nel ricercare il gol, ma non vi è riuscita per endemici limiti connaturati alla sua essenza di (spesso) “non squadra”, senza un amalgama globale e tra i reparti, per non parlare della penuria di “piedi buoni” a centrocampo, con tutto ciò che questo comporta. Buona volontà soltanto e basta. Non sufficiente a scardinare il muro difensivo di un’ottima Samp, peraltro una delle migliori difese del campionato.

Dopo un primo tempo nel quale il Milan non è riuscito a segnare, il bravo tecnico della Samp (futuro rossonero?) ha, durante l’intervallo, rivoluzionato la sua squadra, in difficoltà sulla fascia sinistra difensiva, ponendo correttivi ed argini all’avanzata Rossonera. Puntualmente il Milan si è spento e i doriani sono andati in vantaggio con una invenzione di Eto’o che ha liberato Soriano solo in aria con un colpo di biliardo. Una fortunosa deviazione di Duncan su una semirovesciata di De Jong ha fruttato, poi, un pareggio meritato, che si sarebbe tramutato in una insperata vittoria se, negli ultimi minuti, un meraviglioso tiro a giro di Suso, subentrato ad uno spento Cerci, non si fosse stampato sul palo, a Viviano battuto.

Vi è da aggiungere, a valle di questa partita che non si ricorderà a lungo, che il solito Rocchi ha inanellato tutta una serie di decisioni, di piccoli dettagli,  che hanno penalizzato i Rossoneri. Ci sarà pure una ragione se il Milan non vince un incontro da lui arbitrato da tempo immemorabile e, soprattutto, se questo signore “vanta” una  media di sconfitte, dei Rossoneri, esattamente maggiore del 50% rispetto ai suoi colleghi!

Ma torniamo al Milan e soprattutto a Suso.

Non si comprende come mai il Buon Pippo non lo utilizzi in pianta stabile, come è accaduto fino a qualche tempo fa per il bravo e diligente Van Ginkel.

Specialmente, se l’alternativa era costituita dai vari Muntari e Essien…

Questo giovane spagnolo ha i piedi buoni, visione di gioco, sa governare la fascia destra con autorevolezza ed è in grado di giocare in verticale, cosa questa che i suoi compagni non prediligono. Se si aggiunge che è dotato di un tiro interessante e si muove bene negli spazi stretti, credo che si sommino qualità che non si possono proprio non prendere in considerazione.

L’invito a Pippo, in tutta franchezza, è quello di esaltare queste virtuosità e non obliterarle a causa di dinamiche di mercato che non portano a nulla. E non fanno il bene del Milan, che oggi, per prima cosa, deve valorizzare i giovani in rosa, quelli mandati a crescere in provincia, calibrando, secondo le attitudini di ciascuno e le esigenze della squadra, quali siano da incastonare in rosa da subito ovvero da mantenere altrove a fare esperienza, per essere poi riportati all’ovile al momento opportuno, da coincidersi con quello della loro maturazione.

Fare questo lavoro da qui alla fine di questo tribolatissimo campionato non sarebbe male, stemperando così quel “fascino discreto dell’inutile” che si prospetta in queste ultime otto giornate di campionato.

E’ vero che sognare non costa nulla, ma svegliarsi dopo un sogno naufragato non è bello. Sarei piuttosto del parere di avere i piedi per terra e guardare ad obiettivi di costruzione a lungo raggio. Iniziando dal vivere uno dei derby milanesi più tristi (per la classifica) della storia di quella che, un tempo, era la Grande Milano. E che ora non c’è più!

Buon derby, Meravigliosi Tifosi Rossoneri!

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