Milan: Rossoneri coi fiocchi

Fabio Conte

Chissà se ci ricorderemo della neve quando si giocherà la finale di Coppa Italia nel tiepido maggio romano.

Se ci si ricorderà di queste rigide giornate passate nella capitale dal Milan per la doppia sfida con la Roma battuta in campionato, e con la Lazio che ha aperto le porte della finale grazie ai rigori dopo il pareggio a reti bianche analogo a quello dell’andata. Anche qui sono affiorati ricordi: dalla sfortunata finale di due stagioni fa contro la Juventus, arrivata comunque ai supplementari, al più recente e più dolce brivido dei rigori nel caldo dicembre di Doha. Già domenica comunque un Milan tonico e deciso, come non si vedeva da anni all’Olimpico, aveva prima imbrigliato e poi soggiogato una Roma apparsa più brutta di quello che è in realtà. Non voglio entrare nelle complicate dinamiche delle critiche alla squadra di Di Francesco che ho sentito nelle varie Radio romane in questi giorni, ma nessuno ha fatto notare il merito della squadra di Gattuso e di come riesca a non far esprimere il consueto gioco agli avversari, tagliando le linee dei passaggi, assillandoli ed asfissiandoli con una pressione serrata. Direi che proprio da qui nascono i successi del Milan attuale. Una squadra corta e pronta ad andare alla ricerca del possesso per poi proporsi con ficcanti ripartenze. Le percentuali dei tiri verso la porta sono alte fin da inizio stagione ma oggi le conclusioni sono sicuramente più pericolose, come si è visto anche ieri, proprio perché supportate da una manovra in velocità. Insomma questa settimana romana  ha restituito una squadra migliore e più consapevole delle proprie qualità, ma forse anche dei propri limiti. Infatti, se tutto non fosse supportato da un’ottima forma fisica, la struttura della manovra mostrerebbe delle falle. Un minimo di preoccupazione quindi, visto le prossime pressanti sfide. Il derby, con tutte le sue tensioni e aspettative, accresciute dal diverso momento che stanno vivendo le due squadre, e poi l’Europa League con il confronto con l’Arsenal che sa tanto di Champions, ma con gli orari – leggi giorni-  sballati di questa competizione; e in mezzo la complicata trasferta a Genova coi grifoni in salute grazie alla cura Ballardini.

Gli impegni crescono, d’importanza e di ritmo, e si alza l’asticella che il tecnico, e il calendario, propongono al gruppo. Se ha trovato l’equilibrio, investendo su 13/14 giocatori dovrà gioco forza allargare ad altri le responsabilità della manovra prima che qualcuno trovi difficoltà fisiche. Credo però che quello che ha ottenuto, cioè una mentalità che cresce con le difficoltà, vi si adatta e vi si contrappone, sia il vero miracolo gattusiano. La considerazione del Milan e del tecnico sta salendo partita dopo partita tra gli avversari. Fin ora, a parte i primi risultati deludenti, da quando è iniziato il trend positivo, la crescita è stata costante, e i giocatori appaiono sempre più sicuri dei loro mezzi. Fin ora però, il costante lavoro psicologico di mantenere i ragazzi coi piedi per terra, lo sguardo basso e ricordare da quale livello si sia partiti continua  a dare i suoi frutti. Lo stimolo all’orgoglio ma intriso di umiltà, caratteristica principe di Gattuso giocatore, sta plasmando un Milan di cui non si conoscono i limiti. Le prossime partite, come ho detto sopra, stabiliranno probabilmente i confini che potrà raggiungere, le mete a cui ambire:  il viaggio sembra difficile ma affascinante. Intanto un traguardo si è raggiunto: una finale in una competizione che si è sempre giocato e poco, troppo poco, vinto.  Comunque proseguano il campionato e l’Europa League, sappiamo già ora che a maggio il Milan si regalerà un altro viaggio nella Città Eterna che, come dice la canzone, “farà sentire che è proprio primavera”. Niente fiocchi di neve quindi, ma chissà non sia qualche coriandolo rossonero a sostituirli.

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