Milan: scommesse consapevoli, arbitraggi irritanti

Fabio Conte

Giorni convulsi, schizofrenici, probabilmente cruciali per la stagione del Milan. Gennaio è cominciato con la presentazione di Paquetà giovane brasiliano di belle speranze e di elevato costo, acquistato tra le pieghe e le indecisioni del FFP, con un colpo di mano di Leonardo il quale, si sa, ha un grande feeling con le perle da scoprire nel proprio paese di origine.

Al margine della presentazione, chiacchierando informalmente, il dt rossonero fa scivolare una sferzata per Higuain che aveva da poco interrotto il digiuno dal gol, sempre scusato e protetto anche in quel periodo da Gattuso. Leonardo senza troppi giri di parole ha invitato l’argentino ad assumersi le proprie responsabilità e pedalare, senza badare alle voci di mercato, ribadendo quanto fosse decisivo il raggiungimento di un posto Champions anche per il possibile riscatto definitivo del prestito dalla Juve. Può essere che il Pipita abbia subito e tradotto le parole del dirigente rossonero: è colpa tua se non siamo quarti, ti sei impegnato poco e ci servi solo quest’anno poi vediamo, in più non pensare di andar via perché decidiamo noi. Ora, che Higuain non avesse, fin qui, coronato le aspettative e le speranze dei tifosi rossoneri appare abbastanza chiaro, ma non è sembrato mai venir meno l’impegno e l’applicazione. Il gioco del Milan non ha attraversato un momento esaltante, tra infortuni e assenze e le occasioni offerte alla sua innegabile capacità realizzativa sono state sicuramente meno rispetto a quando giocava nel Napoli o tra i bianconeri. Forse ci si aspettava da lui un maggior carisma e marcata personalità, quella che serviva a una squadra giovane, ma evidentemente questa non è una sua caratteristica peculiare, come si era potuto notare nelle partite decisive in Italia o nelle gare determinanti della sua nazionale. Proprio per questo però la pungolatura di Leonardo è sembrata troppo diretta, soprattutto perché fatta a taccuini aperti. E lì si è creata la frattura, insanabile. Non sarà stato complicato per Higuain alzare il telefono e farsi rincuorare e attrarre dalle passerelle della Premier League: in fondo si tratta del più bello, famoso e ricco campionato del mondo. E così la Juve si sbarazzerà in maniera definitiva, senza il rischio di ritrovarsi il problema a maggio, di un campione in surplus nella sua fantasmagorica rosa, mentre il Milan avrà seguito da spettatore una trattativa dalla quale in futuro poteva magari ricavarci qualcosa: un prestito, una prelazione, uno sconto. La scelta di Piatek sembra a questo punto più un’operazione emozionale che una scelta ponderata e programmata. La punta polacca ha dimostrato di vedere la porta, ma con una pausa inaspettata durante la gestione Juric, quindi probabilmente dipende da come viene inserito tatticamente. È una prima punta che attacca l’area, cioè lo stesso ruolo di Cutrone. Appare una scommessa, sia per il breve trascorso nel nostro campionato, sia per i tanti soldi sborsati. Le scommesse si vincono o si perdono ma, come dicono in pubblicità, speriamo si sia scommesso consapevolmente.

La partita di Gedda ha lasciato il rammarico di non aver sfruttato l’occasione per battere una Juventus ordinata ma con le gambe imballate dal richiamo di preparazione di fondo: i ritmi sono stati bassi, e i bianconeri sembravano più voler risolvere una formalità che cercare una prestazione esaltante. Per il Milan invece si poteva trattare di una tappa decisiva per trovare la consapevolezza nelle proprie capacità e poter ritornare nell’elenco dei vincenti. Ma Allegri ha potuto gestire la lontana trasferta con la tranquillità dei forti, mentre Gattuso si è trovato nella bufera mediatica tra spifferi, o meglio, folate londinesi, malanni diplomatici e foto sfocate. In questo complicato contesto si è inserita la gestione arbitrale della gara che ha innervosito ancor più i rossoneri, tra Var consultato con discrezionalità irritante ed eccedenza di cartellini, quasi ci fosse una diversa considerazione delle due squadre. Senza quasi.

Rino Gattuso ha difeso fino all’ultimo le sue verità sul rapporto col Pipita, è stato lasciato solo nel bailamme saudita, sta subendo decisioni non condivise. È normale che si sia innervosito con gli arbitri, tanto da beccarsi una squalifica, è comprensibile che fosse stanco e indispettito all’arrivo a Malpensa, ma non è accettabile la reazione che ha avuto –schiaffone al cellulare di un collega- con chi, senza mancare di rispetto, sta facendo il proprio lavoro con passione, alle 5 del mattino per pochi spiccioli. L’impressione è che ci sia una difformità di progetto tra il tecnico, il dt leonardo, il ds Maldini e l’ad Gazidis e questa tensione non faccia bene ai protagonisti e, ovviamente, al Milan. Speriamo che si arrivi al più presto a una compattezza societaria che non viene solo dalla disponibilità economica ma dall’unità d’intenti.

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