Milan: sentenza e speranza

Fabio Conte

La sentenza Uefa attesa e temuta è alla fine arrivata. Macchinosa e confusa nel testo, però impone un solo anno di penalizzazione escludendo il Milan dalla prossima Europa League.

Questo per violazione del Fair Play finanziario per il triennio 2014-2017. La confusione sui due anni nel testo, è stata dovuta al fatto che la stagione termina ufficialmente il 30 giugno e il linguaggio burocratico ha avuto la meglio, o ha dato il peggio di sé. Nessun riferimento alla gestione attuale, nessun richiamo alla mancata restituzione del debito, nessun accenno alla continuità aziendale e nemmeno richieste di ragguaglio sulle disponibilità del Presidente. Insomma tutte quei quesiti che si temevano potessero avere poche possibilità di chiarimento da parte dell’attuale proprietà. È vero che l’Uefa ha fatto sapere che le motivazioni saranno rese note a tempo debito, anche se sono già state comunicate alla società, ma la sentenza è sembrata se pur contorta, stringata e circoscritta. Importante anche la mancata multa paventata, che i più prevedevano intorno ai trenta milioni. Ora bisogna capire come questa sentenza sia stata partorita, tra l’altro dopo una lunga gestazione.

Ci sono diverse chiavi di lettura a mio parare. I membri della camera giudicante del controllo finanziario dell’Uefa potrebbero aver recepito le richieste della società rossonera di valutare solo le problematiche del Fair play. Se così fosse, però si tratterebbe di una sentenza iniqua se confrontata ai debiti di altre società in Italia e all’estero. Potrebbero altrimenti non aver voluto specificare la sfiducia all’attuale proprietà, o meglio la mancata conoscenza dei capitali che la sostengono, per non creare un precedente troppo specifico su eventuali investitori sconosciuti o sospetti. Nel qual caso qualsiasi linea difensiva risulterebbe inutile, visto che il non detto, il sottointeso varrebbero come monito per chi volesse, tramite il calcio, ripulire guadagni equivoci. Le lungaggini per l’emissione della sentenza poi, potrebbero aver voluto attendere l’arrivo di una nuova proprietà più solida o maggiormente conosciuta. Anche qui l’ingerenza dei dirigenti Uefa, pur se capibile, sarebbe arbitraria. Insomma la punizione pare per ora voler colpire solo la passata gestione, “colpa” dei tanti milioni versati da Berlusconi per poter ripianare i debiti. Dovrebbero però venir segnati con la matita rossa anche le presentazioni di Fassone ai giudici per il Voluntary e il Settlement Agreements , cariche d’immotivato ottimismo: possibile non sapesse quali fossero le richieste dei dirigenti Uefa? E, ovviamente, l’impalpabile tracciabilità delle sostanze di Yonghong Lì, che non vuole saperne di diradare le nebbie che l’avvolgono.

Neppure ora, messo alle strette dall’offerta di Rocco Commisso patron dei New York Cosmos, riesce a essere chiaro: sembrava avesse accettato di vendere tutto, voleva il dieci per cento, poi il quindici, fermi tutti serve il venti. E se l’Uefa sarebbe contenta di raffrontarsi subito a una società conosciuta come quella di Commisso, o magari a quella della famiglia Ricketts, il buon Yonghong sembra intenzionato a tirarla per le lunghe e di aprire un’asta per le azioni del Milan, già date in pegno ma ancora sue se riuscirà a trovare 32 milioni entro sette giorni. Fregandosene, lui come i giudici dell’Uefa, come la superficialità dell’ad, come la vecchia proprietà che non ha vigilato sulla consistenza della nuova, fregandosene tutti, come dicevo, della sofferenza, del disagio, dell’incazzatura dei tifosi rossoneri uniche vittime di questo circo.

Speriamo comunque che ci sia spazio per l’appello al Tas: se dovesse essere solamente per il mancato rientro dei parametri del Fair play finanziario ci potrebbe essere qualche speranza di veder tramutare la squalifica in una multa. Aspettando naturalmente e al più presto il Presidente che verrà.

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