Milan: tra l’incudine ed il martello

Fabio Conte

Un pareggio auspicato quello ottenuto contro la Lazio. Auspicato viste le defezioni per infortuni e per squalifica, che han costretto Montella a scelte nuove e fantasiose.

Un pareggio contro una delle squadre più in forma, si veda la qualificazione in coppa Italia, e che anche durante la partita ha dimostrato di avere un organico adeguato a supportare gli schemi di Simone Inzaghi. Forse, se mai, una rosa ristretta per poter ambire alle primissime posizioni della classifica, ma che sicuramente lotterà fino alla fine per un piazzamento in Europa League. Anche tra i rossoneri, particolarmente in questo periodo difficile, si stanno vedendo quali siano i limiti della rosa e dei rincalzi, almeno a livello tecnico. Non però come determinazione. Perché certamente quest’anno, come mai nelle ultime stagioni, la squadra dimostra sempre di provarci fino all’ultimo, di crederci anche al di là dei propri limiti. Ma i limiti ci sono, e ci sono da anni. Da tempo non commentiamo il calciomercato rossonero, aspettiamo con ansia un prestito a mo’ di regalia, cerchiamo di esaltare esili qualità nei giocatori meno conosciuti arrivati a parametro zero o quasi, cerchiamo di farci piacere una situazione decadente che ha avuto un unico sussulto due estati fa. Un sussulto provocato dall’illusione di una vendita che poi non c’è stata. Chi ha deciso questo trend non è criticabile per riconoscenza imperitura, ma fa strano che ad ogni carnevale, al massimo per Pasqua, escano ramanzine verso gli allenatori che soprintendono Milanello. Oddio, qualche volta è poi successo che i fatti abbiano dato ragione al “Gran Criticatore”, ma ciò non toglie sentirsi sotto la spada di Damocle di un giudizio che punta il dito prima di tutto sul gioco, senza mai considerare le dinamiche del campionato dove infortuni , squalifiche, e valori tecnici incidono a volte più della tattica, mi sembra eccessivo, stucchevole e tedioso. Come se grandi Milan del passato non avessero mai vissuto momenti difficili, come se, con campioni acclarati non si fossero attraversate crisi di gioco e di risultati.

Oggi siamo in una delicata fase di passaggio. Vincenzo Montella è riuscito a instillare a questa squadra lo spirito pugnante e determinato che tutti auspicavamo, al di là delle qualità tecniche. In questo modo si sono determinate le qualità di alcuni giocatori, da cui si dovrà ripartire per fare i giusti inserimenti per completare e rendere competitiva la rosa. Se gli acquisti saranno azzeccati, si potrà fare un altro step verso la rinascita tecnica. Che comunque sarà lenta e scivolosa, difficilmente immediata. Non so se Montella potrà essere il tecnico di grandi vittorie ed epiche cavalcate, non so se, come auspica, potrà sedersi tra gli allenatori plurivincitori che han segnato la storia del Milan. Certo è, che si passerà dal suo lavoro per poter tornare ad essere competitivi.

Credo che si possa poi sottolineare, come il calcio di oggi si stia allontanando dalla tattica dell’assoluto possesso palla, del fraseggio breve fine a se stesso, degli assedi asfissianti e tentacolari alle aree avversarie. Da Guardiola a Luis Enrique, da Ancelotti a Klopp, tutti hanno abbassato il baricentro, tutti cercano di avere spazio davanti alla loro linea della palla, pur avendo squadre tecnicamente superiori. Non ho citato Conte, Simeone o Mourinho perché da sempre praticano questo sistema. Come m’è già capitato di far notare poi, se ripenso a grandi gol del passato rossonero, molto spesso arrivavano da ripartenze in spazi larghi. Montella questo lo sa, e cerca la sua via. Sarebbe ora quindi, di lasciar lavorare l’allenatore, di lasciar perdere critiche reiterate a sistemi e moduli, con la petulanza di chi un tempo faceva e spendeva, ma che adesso fa poco, o niente, per porre, chi viene criticato, di fronte ad un reale potenziale da sviluppare.

Molti si domanderanno se queste chiacchiere non siano inutili, tanto tra poco, critici e criticati, saranno superati dagli eventi del closing. Permettetemi di esprimere ancora qualche dubbio. Poco meno di quindici giorni dalla data prefissata non abbiamo ancora idea di chi dovrebbe comprare il Milan, di chi farà parte del gruppo, quale sarà il potenziale economico da mettere a disposizione di una rosa che, come dicevo prima, deve essere rafforzata. Tutto quello che si sente poi, pagamenti, progetti, tempistiche non sono altro che le stesse identiche ipotesi fatte e sentite sei mesi fa, e di nuovo tre mesi fa. Tutta questa segretezza, tutta questa riservatezza anche da chi è notoriamente stato designato per gestire il post closing,anche se comprensibili, mi lasciano temer, proprio per la loro impermeabilità, che ci possano essere ancora, rinvii e sorprese.

Temere, sia chiaro, perché se le mie perplessità venissero confermate ci troveremmo tra l’incudine di chi non ha più la forza per gestire una società della storia del Milan, e il martello di chi potrebbe non avere le capacità di rinverdire il blasone del Milan. Io di natura sono ottimista, ma stavolta, se tutto andasse bene – società ceduta, grandi acquisti, sicuro management cinese- mi stupirei assai. Spero di sbagliarmi, naturalmente.

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