Milan umile, superbo Cruijff

Fabio Conte

Sarà stato l’assenza del campionato e le amichevoli delle nazionali, fatto sta il risalto per la prematura scomparsa di Johan Cruijff ha colpito tutti anche i non calciofili.

Un campione che ha segnato un’epoca, una concezione e un’ideologia calcistica. Il vento di rinnovamento che andava soffiando nelle piazze e nelle coscienze dalla fine degli anni ’60 e nei ‘70, spazzò anche i campi verdi col “Calcio totale” dell’Ajax e della nazionale Olandese di Rinus Michel. Un giovane collega recentemente mi ha chiesto di descriverlo perché non l’aveva mai visto. Potente, rapido, veloce, tecnico, immarcabile. Un po’ come Kakà? mi ha domandato: sì, ma più continuo, meno elegante ma più scattante, nervoso, più uomo squadra, più “direttore” come lo chiamava Michel. Direttore d’orchestra, perché quell’Ajax, quell’Olanda era un’orchestra di maestri che sapevano far tutto, fossero terzini che attaccavano o punte che salvavano in scivolata.  E tutti gli amanti del calcio, o quasi, soprattutto i più giovani vennero travolti dall’Orange mania in particolare nella sfida mondiale del ‘74. Io però facevo parte dei quasi.  E sì perché Cruijff e company che emergevano, il Milan li aveva incontrati nel 1969 nella finale di Coppa Campioni e li aveva battuti per 4-1. Il Milan arrivava alla finale dopo aver superato Celtic e Manchester United vincitori degli ultimi due tornei. Forti di una maggior esperienza, una superiore abilità tattica, e di un grande Gianni Rivera imbrigliarono e domarono i  virgulti, tanto che qualche acuto commentatore previde una rapida fine della squadra di Amsterdam. I Lancieri, giovani ed esuberanti, erano guidati dal loro geniale, ma presuntuoso allenatore, e dal suo “comandante” Johan Cruijff e spinti da tutti quelli che vedevano in quel gioco un’espressione di ribellione ai vecchi sistemi tattici. Invece la partita la vinse il pragmatismo italico di Rocco, la compattezza di un Milan umile ma brillante, le giocate di Rivera che si meritò il Pallone d’oro,  primo italiano. Poi ne vinse tre di Palloni d’oro, Johan, come tre furono le Coppe Campioni vinte dall’Ajax contro Panathinaikos, Inter e Juventus. Bel ricordo la doppietta che il “Pelè bianco”, come l’aveva denominato Brera, segnò all’Inter di Sandro Mazzola. Ecco, se in quegli anni avessi dovuto fare un parallelo su chi potesse assomigliare l’olandese l’avrei fatto proprio col “Baffo” nerazzurro con tutti dei “più” di differenza elencati sopra, più l’elevazione per il gol di testa come quello che chiuse quella sfida. Essendo io un riveriano e vedendo l’olandese come il Mazzola del futuro, si capirà perché non tifassi per quel giocatore né per quel gioco che, tra l’altro, facevo fatica a capire, fatto com’era di sovrapposizioni, pressing e forcing termini che s’imparavano allora (personalmente ci volle Arrigo Sacchi, circa vent’anni dopo, per capirci qualcosa). Così arrivò la storica finale del 74 e io mi ritrovai, quasi unico tra i miei coetanei che erano in maggioranza per “l’Arancia meccanica”, a tifare per la Germania di Franz Beckenbauer, idolo per compostezza e coraggio nel mitico Italia Germania 4-3 nel ’70 in Messico. Vinsero i tedeschi in rimonta 2-1 con un umile e pragmatico calcio di rimessa.

Il periodo al Barcellona non diede maggior lustro alla carriera di Cruijff, almeno vista da fuori Spagna, né l’apparizione per ’45 minuti con la maglia rossonera al Mundialito del ’81 scosse i cuori dei tifosi milanisti, che da li a qualche anno avrebbero avuto modo di scaldarsi per altri olandesi. Quindi iniziò la sua carriera come tecnico in Catalogna che lo portò, tra l’altro, a conquistare la Coppa Campioni nel ’92 contro la Sampdoria e la finale del ’94 ad Atene contro il Milan. Dove si presentò sicuro e arrogante come il suo maestro Michel, ed incassò altri quattro gol da un Milan umile e brillante, con  Donadoni e  Savicevic da Pallone d’Oro. Insomma i rossoneri hanno perso un grande avversario, che ha sempre trovato il Milan come unica italiana che l’ha sconfitto. Anche se la sconfitta vera e definitiva purtroppo, è stata contro il suo vizio peggiore, cioè il fumo. Onore a Johan Cruijff,  grandissimo e superbo, ma non supremo.

Finiti i cordogli e pure le amichevoli, ci tuffiamo nel campionato contro l’Atalanta, squadra ostica e  uno dei punti più bassi espressi all’andata dal gioco di Mihajlovic. Se vorrà seguire le sue stesse indicazioni il Mister, dovrà “vendicarsi” e prendere i tre punti con una buona prova. Così fosse, si potrebbe guardare con rinnovato ottimismo alla fine della stagione dove, Juve a parte, se ne potrebbero vincere un po’ per arrivare carichi alla finale di Coppa Italia. Poi se si scalasse qualche posizione in classifica..ma pensiamo a Bergamo,  pensiamo a diventar umili, a esser brillanti si vedrà poi..

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