Milan: un derby con luci ed ombre, un closing tra chiaroscuri

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E anche questo derby ce lo siamo tolti … di mezzo. Sarà l’età, ma le tensioni che attraversano la settimana che precede la sfida coi dirimpettai di naviglio, sono ormai più stressanti che elettrizzanti.

Sarà perché si vivono anni di equilibrio al ribasso, a gareggiare per l’ultimo pertugio per l’Europa, sarà perché la differenza fra ciò che si vede in campo e le ambizioni per il futuro stridono, fatto sta che l’approccio diventa pesante. Quando poi i novanta minuti ti sconquassano nelle montagne russe di un 2-2, i nervi vengono messi a dura prova. Tutti alla fine convengono per un risultato giusto, se questo termine può avere un senso. Certamente i nerazzurri sono stati più propositivi e han macinato gioco ed occasioni, sfumate spesso per un nulla. Per il Milan lampi di Suso, tanta applicazione ed umiltà, qualità assenti e ricercate negli ultimi anni. Ma di belle trame, di bel gioco, poco però, bisogna cominciare a dircelo.  Sicuramente Vincenzo Montella per ora, è più fortunato dei suoi predecessori, fortuna meritata dalla tranquillità e sicurezza che sembra aver instillato nella squadra. Per contro, la buona sorte aiuta a nascondere i difetti e far aumentare l’autostima. Quindi adesso ci aspettiamo di vedere migliorare qualità di manovra e armonia di gioco, al di là dei guizzi dei singoli, anche se meritoriamente scelti e sostenuti.

Le critiche al “giuoco” non sono venute dal Presidente. Solo qualche appunto, conosciuto, sul modulo. E sì, perché l’attuale  Presidente del Milan, Silvio Berlusconi, con la risposta pre partita, “non credo”, alla domanda se sarebbe stato il suo ultimo derby, ha convocato, come ai bei tempi, i cronisti ad una conferenza post cena nel cuore della notte, nel cuore di Milano. E siccome non parlava da tanto, il presidente ha voluto spaziare a tutto campo. Dopo aver ringraziato i tifosi per la splendida coreografia, a tutta curva, dedicata ai trent’anni di vittorie e di trofei vinti durante il suo regno, Silvio, il presidente, s’è voluto proiettare sul prossimo futuro, con un fantasmagorico saliscendi d’ipotesi. Relegando a “soci” i futuri acquirenti del 97,7 del Milan, rivendicando per sé, mansioni esecutive e decisionali pur con un ruolo di presidente onorario, che pare gli sia stato promesso. Potendo avere addirittura voce in capitolo su acquisti, suggerimenti, ops, indicazioni tattiche, e proponendo anche l’indirizzo di gestione con un giovane a.d. che mi pare, si chiami Adriano Galliani. Naturalmente tutto ciò, non inficia come parrebbe, il closing, previsto e confermato ancora da lui,  comunque, per il 13 dicembre. Se arriveranno i soldi, però, se no giovane Italia. Insomma il miglior repertorio di Berlusconi. Almeno, una volta, anche in politica, aspettava qualche giorno per smentire una propria frase. D’altra parte erano mesi che non appariva in pubblico e siamo sinceramente contenti che si sia ripreso dall’ultima problematica operazione. Per questo il ritornello su tattica, giocatori, moduli e collaboratori l’ho accolto come una simpatica rimpatriata, una vecchia e conosciuta canzone, che riporta alla mente altri momenti, nostalgiche melodie calcistiche che facevano da contrappunto, quando altri Milan, divertenti e vincenti mettevano di buon animo l’ascoltatore. Ma il rafrain, lontano e troppo conosciuto, ha dimostrato, se ce ne fosse bisogno, che il momento del cambiamento è arrivato. Che il ciclo si è concluso.

Queste uscite del presidente però, reiterate ancora nel corso di Matrix ieri sera, fanno almeno meditare sui nuovi acquirenti. Qualcuno parla di voci sulle difficoltà economiche dei futuri proprietari, messe in giro ad arte, per sminuire i prossimi dirigenti ed esaltare la gestione uscente. Facile intuire il mandante. Più difficile, per me, capirne i vantaggi, neanche fosse una suocera rancorosa. Se invece, esistessero davvero queste difficoltà – non s’è mai sentito di problemi di trasferimento di capitale nelle transazioni interiste, per esempio-, lascerebbero qualche dubbio, che non è mai stato smentito da cifre e nomi qualificati, che spazzassero  le perplessità. Se esistono difficoltà a colmare la rappresentanza degli investitori, anche quando si arrivasse ad avere i soldi del closing, e che questo si effettuasse, chi e come si farebbe carico dei debiti valutati a 250 milioni? E le campagne acquisti, mirabolanti per chi spera nei cinesi, con quali soldi si effettueranno? Un sospetto, a sto punto, è che vogliano seguire le tracce di Thohir e agire da broker, per trovare un acquirente definitivo successivamente, guadagnandoci nel frattempo. Così fosse ci aspettano tempi d’incertezza. E l’incertezza genera spesso angoscia.

La stessa angoscia unita allo sconforto, sia chiaro, che ci sarebbe se si continuasse con l’attuale stanca e apatica gestione.

Forse per questo è meglio rivolgere lo sguardo, fisso, al campo, al gioco, alle emozioni che ancora si possono avere dal calcio giocato, conoscendo così poco, e non potendo entrare, nei meccanismi della finanza, almeno fino al fatidico 13 dicembre che dovrebbe chiarire tanti dubbi. Così vicino, curiosamente vicino, al 16 dicembre, data del 117°  compleanno ROSSOnero. E questo ROSSO è voluto, e potrebbe essere la chiave per il futuro. Vedremo.

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