Milan: una macchia da cancellare

Fabio Conte

La Juve va serenamente a vincere il campionato e il Napoli, pur giocando un miglior calcio, si piazza secondo. Chissà quanti gesti scaramantici stanno facendo gli amici napoletani, e non solo loro, ma non stavo parlando dell’attuale stagione ma quella di due anni fa quando i bianconeri andavano a vincere il loro quinto scudetto consecutivo, il 32° in totale, mentre la squadra di Sarri finiva seconda grazie anche ai 36 gol di Higuain, ancora in azzurro, che superava lo storico record di Nordahl come reti realizzate in un campionato.

Il Milan, quando mancavano 5 giornate, complice l’inopinato cambio tecnico voluto dal Presidente Berlusconi, si negava la possibilità di andare in Europa League impattando col Carpi in casa, perdendo a Verona e pareggiando col Frosinone. Proprio le tre squadre poi retrocesse. Allora, come oggi, restava la speranza di conquistare la Coppa Italia che avrebbe aperto le porte d’Europa. Sulla strada la Juventus, anche allora senza Champions, ma con l’intatta fame per una Coppa quasi snobbata dai suoi tifosi, unico possibile trofeo invece per gli avversari. Si finì sconfitti e fuori dall’Europa. Sono passati due anni, sono cambiati quattro allenatori, ma sembra che l’incubo continui.

Non so se i recenti risultati che hanno cancellato il sogno Champions, abbiano involontariamente indirizzato le energie mentali dei giocatori verso il sogno della finale di Roma. Riuscire a conquistare un trofeo, una Coppa anche se non da brividi come quelle che si andavano a vincere una volta, sarebbe un grande traguardo per una squadra e una società nuova e giovane. Quasi tutti i giocatori non l’hanno mai vinta e non hanno comunque vinto molto. Difficile pensare che sia facile risolvere la stagione contro la Juventus che, oltre alla sua proverbiale capacità di vincere – soprattutto in Italia – avrà dalla sua la rabbia per una Champions sfumata dopo una grande impresa e la frustrazione per dover lottare per uno scudetto che sembrava già vinto. Grave tra l’altro per chi indossa la maglia del Milan, mollare l’obbiettivo minimo del piazzamento per Europa League sia per attitudine mentale, che per il prestigio e anche perché arrivando settimi si ricadrà nelle difficoltà della preparazione per i preliminari che la prossima stagione saranno addirittura tre prima dell’approdo ai gironi. Sempre che si arrivi settimi. Infatti, finora si guardava avanti al piazzamento Champions, senza accorgersi che alle spalle incalzavano tre ambiziosi pretendenti particolarmente in forma come Fiorentina e Sampdoria, ma soprattutto l’Atalanta tosta, forte e decisa che infatti ha già superato i rossoneri.

Questo grazie a una sconfitta storica, imprevista e indecorosa contro il Benevento. Già all’andata il pareggio col gol beffa al 95’ del portiere Brignoli aveva scatenato gli sberleffi ai tifosi rossoneri, ma domenica si è scritta una pagina nera che si ricorderà a lungo e che resterà una macchia per questi giocatori e anche per il tecnico. Gattuso aveva avvertito dei rischi, è vero, né si devono sminuire le qualità della squadra di De Zerbi che è stata spesso accompagnata da una sfortuna maggiore delle qualità oggettive. Questa sconfitta ha dimostrato però, poca determinazione dei giocatori, scarse alternative tattiche, calo evidente di forma e lacune della rosa. Si viene infatti da una serie negativa con quattro pareggi e due sconfitte nelle ultime sei gare. E se i dubbi sulle alternative li aveva già palesati Montella, mentre la stagione ha chiarito da subito che non tutti gli acquisti siano stati azzeccati, mi stupisco che il tecnico non si sia accorto del calo mentale, di concentrazione. Un refrain che si ripresenta puntuale nel finale delle ultime stagioni, che si sperava superato con la qualificazione risicata all’Europa dello scorso anno e che non è degno della storia del Milan. Quindi, darci sotto, dando fondo a energie mentali fisiche e morali per finire degnamente il campionato e provare, fortissimamente provare a conquistare un trofeo che cancellerebbe o almeno ridurrebbe l’indecente sconfitta di San Siro col Benevento a uno scivolone inopinato ma innocuo. Altrimenti ci toccherà l’ennesima rivoluzione che non dà certezze.

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