Milan: un’estate per sognare

Fabio Conte

Un’estate fa la storia stava cambiando. Un’estate fa Silvio Berlusconi usciva affaticato dalla clinica dopo un delicato intervento al cuore e dichiarava al mondo che avrebbe venduto il Milan.

Stupore, perplessità -non era la prima volta-, curiosità, timori e speranze dei tifosi si mischiavano, sciabordavano, ed inondavano i supporter rossoneri. C’era chi dubitava e diffidava degli sconosciuti acquirenti, e chi gioiva per l’auspicato addio alla vituperata dirigenza. L’impegno alla vendita in più, era accompagnata dalla promessa di ingenti investimenti che la cordata cinese supportata dall’adviser Galatioto, avrebbe elargito per una campagna acquisti volta a riportare il Milan a primeggiare. Duecento milioni di Euro in due anni, assicurava Berlusconi, erano la cifra che sarebbe stata spesa. Un’estate fa gli ottimisti la vedevano come la possibilità per poter arrivare a due o tre grandi giocatori, i più smaliziati invece pensavano si trattasse di una boutade elettorale e che non sarebbe cambiato niente. E per un po’ è stato così. Ma tutto è in divenire e da un’estate fa è cambiato tanto.

Sono cambiati gli acquirenti, i cinesi e chi li presentava. Sono cambiati i termini di pagamento, si sono allungati e dilatati, tanto che ad un certo punto sembravano aver ragione le cassandre. E’ cambiata la società, tanto che ad un certo punto i nuovi dirigenti, leggi Fassone, hanno decisamente aiutato i nuovi proprietari facendo il modo che l’affare si potesse realizzare grazie ad un corposo aiuto esterno, leggi gruppo Elliott, ma mettendo così in chiaro chi conduce il gioco in società. Sono cambiate le aspettative per un approccio nuovo al mercato e dalle sue dinamiche, leggi procuratori e spalleggiatori. Sono cambiati l’ottica, e l’appeal del Milan. Voglia di aria nuova, nuovi approcci, nuove dinamiche: sembra passata un’era. E invece era un’estate fa. Come allora fa caldo, come allora oggi c’è il raduno. Ma l’eccitazione dei tifosi per l’energia e le strategie di mercato, la voglia di esser vicino alla squadra (l’anno scorso i tifosi della curva non si presentarono) manifestano un entusiasmo, un trasporto ritrovato verso giocatori e società.  Duecento milioni di Euro in due anni potrebbero essere effettivamente spesi, come da promessa,  anche perché alla fine di questa sessione di calcio mercato, potrebbero essere già esauriti. L’accelerazione cercata negli acquisti, mette in secondo piano le uscite di giocatori, più o meno cari, più o meno ben voluti, ma soprattutto più o meno tecnicamente dotati, che dovranno lenire un po’ le spese per gli acquisti. Difficile rapportarsi alle ultime, complicate stagioni. Certamente una ventata nuova ci voleva. Che si torni a vincere sarà merito dell’allenatore e volontà del fato, ma che si torni a sperare grazie ai numerosi e validi arrivi è nelle corde dei tifosi, che sembrano rivivere sopite speranze e sogni dimenticati. Poca importa se da qualche parte si pongono dubbi  o si vedano incongruenze societarie: finché c’è denaro c’è speranza, finché il mercato non finisce il tifoso vorrebbe un acquisto al giorno.

Un’estate fa c’era un nuovo allenatore. Vincenzo Montella aveva vinto il ballottaggio –breve- con Brocchi e si proponeva di ricreare l’ambiente per tornare in auge. Aveva ereditato una squadra confusa più dal cambio tecnico che dalla faticosa rinascita provata da Mihajlovic, che comunque aveva lasciato in eredità la possibilità di giocarsi qualcosa. Il tecnico campano, ma milanista, ha sfruttato l’occasione regalando l’ultimo trofeo a Berlusconi, e ponendo le basi di convinzione e fiducia del gruppo. Determinazione e gioco hanno alla fine permesso al Milan di tornare in Europa, seppur dalla porta secondaria, dopo tre anni. E oggi, dopo la rivoluzione cinese, o meglio calabro-piemontese (Mirabelli-Fassone), è rimasto l’unico sicuro punto di riferimento. Un’estate fa, Montella voleva diventare un allenatore che potesse entrare nella storia del Milan. Oggi Vincenzo Montella  dove plasmare un Milan nuovo, rinnovato, rinvigorito ma soprattutto ambizioso per tornare al posto che gli compete, per provare a tornare grande. Sarà una sfida più complicata di quanto si possa pensare, e si vedrà se lo spirito di squadra, trovato alla fine lo scorso anno dopo tanto cercare, si trasmetterà velocemente dai pochi reduci ai tanti nuovi arrivati.

Un veterano, giocoforza, diventerà Donnarumma. Un’estate scarmigliata potremmo definirla la sua, un’estate che ha lasciato qualche strascico. I tifosi non hanno gradito il primo rifiuto, più di Raiola che suo a mio parere, e sono stati infastiditi dalle trame contrattuali dilungate anche se complicate dal campionato Europeo dell’Under. Il finale della vicenda, con un contratto record rapportato all’età e il lauto ingaggio per contorno del fratello Antonio, hanno fomentato facili demagogie e acide battute sarcastiche. L’acquisto del fratello ricorda il mai troppo presto dimenticato Digao, fratello di Kakà, lautamente retribuito per una presenza al Milan una al Lecce e ben ventisei al Rimini. Antonio rischia di far peggio in quanto a presenze essendo il terzo portiere. Insomma, alla fine, sembra si sia fatta la volontà di Raiola più che inseguire un sogno d’amore. E infatti, credo che l’idillio con l’immaturo ma bravo ragazzo sia scemato da parte dei tifosi. Sarà dura all’inizio per il giovane portierone, gli verrà perdonato poco se non  niente,  ma per lui dovrà essere uno step importante per crescere come giocatore e come uomo. Poi con una serie di belle parate, tante recriminazioni  saranno dimenticate. Pragmaticamente però, è come se il Milan avesse acquisito oggi il miglior portiere sul mercato a parametro zero, con conseguente e ovvio pesante ingaggio. Quindi al di là dei romanticismi, mettere anche un portiere come Donnarumma tra i rinforzi della squadra permette ai tifosi di sognare una stagione veramente importante. E nel calcio è meglio vincere che inseguire romantici amori.

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