Milan: uniti per crescere

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Togliamo subito il dente, o meglio il fastidio, infatti non voglio dilungarmi sull’arbitraggio di Fiorentina Milan. Mediamente il tifoso rossonero si domanda chi diriga la partita al 15’ del primo tempo, alla prima decisione dubbia.

Al contrario del tifoso interista che sa sempre chi sia l’arbitro, diversamente dal tifoso juventino che conosce già l’arbitro, il milanista pecca sempre d’ingenuità pensando che l’arbitro sia un accessorio, sia ininfluente al risultato che deve passare dal gioco e dalla bravura dei propri giocatori. E sì che l’esperienza dovrebbe far dubitare, se non della buona fede, almeno delle capacità di alcuni direttori di gara che, appunto, dirigono o meglio conducono la gara dove vogliono loro, secondo il loro estro, dando alla realtà una visione del tutto relativa. Dai tempi di Lo Bello, prima il padre e poi il figlio, passando per De Santis e Bertini, arrivando a Tagliavento e buon ultimo, Calvarese il tifoso milanista, come pure l’opinionista imparziale, dovrebbe ormai aver fatto il callo a decisioni sulla pelle e sulle maglie rossonere. Ma no, sono sicuro che già domenica, seduti comodamente in poltrona visto che probabilmente, per il timore del Coronavirus, si giocherà contro il Genoa a porte chiuse, al tifoso rossonero, verso chessò al ’18, sorgerà spontanea la domanda: ma chi è l’arbitro?? Siamo fatti così, ma com’è dure digerire certe decisioni.

Passo quindi, a fatica, a commentare la prestazione della squadra nella partita contro la Fiorentina cercando di non pensare che, senza le clamorose sviste arbitrali, staremmo parlando di una vittoria. Una vittoria che sarebbe stata importantissima per la corsa alla piccola Europa, essendo quella grande praticamente già aggiudicata. Sarebbe stata una vittoria che avrebbe potuto dare continuità, morale e punti preziosi. Sarebbe potuta essere una di quelle partite che ti ricordi, sia per il gesto tecnico sfociato in gol esaltante di Ibrahimovic,  forse anche stimolante per il suo futuro nel Milan, sia perché poteva essere un bivio per una stagione fin qui con troppi alti e bassi. Insomma è stato un “quasi” che lascia nel guado, nel limbo, nella via di mezzo, senza precludere ancora alla possibilità che diventi discreta, ma evidenziando delle difficoltà. E sicuramente una difficoltà è l’incapacità di chiudere le partite, l’incertezza che accompagna una squadra che comunque nelle ultime gare riesce a segnare e andare in vantaggio. Non si può dare la colpa solamente alla giovane età di tanti giocatori, ma piuttosto a un atteggiamento che deve essere più deciso soprattutto quando si è in vantaggio, fino a diventare feroce negli ultimi minuti. Questa mentalità deve essere instillata dall’allenatore e Pioli, che è riuscito a organizzare una discreta tattica e buone trame di gioco,  pecca forse un po’ nel trasmettere quella cattiveria necessaria per fare un’ulteriore step. Per questo istinto si sperava fosse sufficiente l’arrivo di Ibrahimovic, che ha portato positività e ottimismo in fase propositiva, ma evidentemente non può essere anche un talismano cui aggrapparsi nelle difficoltà difensive. Tutti devono dare di più, dallo staff tecnico a ogni singolo giocatore, giovane o no, e anche ai dirigenti che devono stare ancora più vicini alla squadra. In molti, subito dopo la partita di Firenze, invocavano una protesta del Milan per gli episodi contestati. Sono arrivate puntuali le giuste rimostranze di Paolo Maldini, ma che non devono fare da scusante alle mancanze sul campo. Speriamo quindi che, archiviate le proteste, Maldini assieme a Boban aiutino a superare le difficoltà e a esaltare le qualità che stanno emergendo. Per far questo bisogna che abbiano un credito maggiore in seno alla società, a prescindere dal loro storico prestigio. Mentre, al di là delle dichiarazioni di facciata, oggi sembra che esistano due anime con Gazidis da una parte e i due ex campioni dall’altra. Sarebbe invece necessario ritrovare, o raggiungere, un’unità d’intenti soprattutto in questa fase delicata sposando un progetto condiviso di cui si cominciano a vedere i primi frutti. Come ho già avuto modo di dire, ricominciare tutti gli anni con nuove metodologie di costruzione azzera i piccoli o grandi progressi che si sono raggiunti.

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