Milan: Urge un riflessione attenta

Paolo Vinci

Cari Tifosi Rossoneri,

nel giorno dell’apoteosi genoana (i più sinceri ed affettuosi complimenti al Vecchio Grifone, che ritorna agli antichi splendori, si arrocca meritatamente al terzo posto della classifica e sente il sottile ed inebriante profumo della Champions League) in un Marassi splendido per coreografia, tifo ed animus, il Milan, purtroppo, si disperde in un secondo tempo stucchevole e scivola al settimo posto in classifica, raggiunto anche dall’Udinese, corsara a San Siro contro un Inter sempre più in crisi (Mancini non doveva invertire da subito la rotta?!).

Nello scorso editoriale affermai che “nei tredici giorni di fuoco che vanno dal 7 al 20 dicembre, il Milan sarebbe stato chiamato a dare un senso alla sua stagione” e che quello di Marassi era uno snodo decisivo. Aggiungendo che, come dall’inizio Inzaghi ha sempre precisato,  sabato 20 dicembre, nell’ultimo turno prenatalizio dell’anno, si sarebbero tirate le somme.

Purtroppo quelli che, come il sottoscritto, ieri si erano portati a Genova, speranzosi di vedere una crescita tecnica, atletica e psicologica rispetto al buon passo avanti (che, per fortuna avevo moderatamente, chiamato “buon viatico”) palesato nell’incontro vittorioso contro l’Udinese, hanno assistito ad un vero e proprio passo indietro e ad un secondo tempo che non può non far meditare il Tecnico, la Società, l’Ambiente Rossonero.

Se stanno veramente a cuore le sorti del Glorioso Diavolo urge – ripeto urge – una riflessione critica attenta, reale, complessiva e costruttiva.

Non credo sia il caso, oramai, di parlare, peraltro a senso unico, di “entusiasmo”.

Si, è vero, il Buon Pippo continua a spargerlo a destra e a manca, ma, oramai, rischia di essere, oltre che ripetitivo, antistorico.

La realtà è una sola: la squadra, che denota lacune tecniche radicali e di difficile soluzione, ha dimostrato, con lo stucchevole secondo tempo di ieri, di non avere neanche quell’”animus pugnandi” che contraddistingueva da calciatore e, sinceramente, lo contraddistingue anche oggi da tecnico, il suo Allenatore.

In sostanza, la squadra ha palesato di non disporre di quella determinazione necessaria ad affrontare il frangente con il proposito di superarlo.

E, va detto ad onor del Vero, che ieri, vi erano tutte le condizioni.

In svantaggio per un ennesimo colpo di testa su calcio da fermo, dopo che Menez (che non è un centravanti di ruolo!) si era letteralmente divorato il gol del vantaggio allorquando si era “a reti bianche”, il Milan, sceso in campo nel secondo tempo, è apparso senza nerbo e senza ide, tanto che l’unica occasione per raggiungere un immeritato pareggio, l’ha avuta allorquando stava per scoccare il 90° minuto, con l’unico giocatore che ieri si è distinto positivamente, Giacomo Bonaventura.

Era doversoso, invece, ripresentarsi in campo, dopo la pausa, con quella grinta, quella rabbia, quella determinazione che il Popolo Rossonera si aspetterebbe dalla propria squadra.

I cambi operati in corsa, nel secondo tempo, sono stati inutili.

Fa molto riflettere il mancato impiego di Fernando Torres, a questo punto divenuto irreversibilmente “oggetto misterioso”.

Come si fa a non schierarlo, anche a partita in corso ed a preferirgli, prima Pazzini e poi Niang, senza dover prestare il fianco all’unica riflessione possibile: “cosa ha, in quali condizioni versa lo spagnolo?!”

La squadra, nonostante il ritorno di Montolivo e, come detto, una buona prestazione di Bonaventura, ha presentato le solite lacune a centrocampo, privo di piedi buoni e senza mai un’accelerazione che sia una, né meno che mai un passaggio in verticale.

Senza un vero gioco sulle fasce. Solo una “litania” di passaggi in orizzontale, con il rischio di perdere il pallone e di favorire le ripartenze avversarie.

Spero che il Popolo Rossonero abbia osservato ed apprezzato, dall’altra parte, il modo di giocare del Genoa, a velocità quanto meno doppia rispetto al Milan e con individualità notevoli, come Perotti.

Ha deciso un ex, Antonelli, ex come Alessandro Matri e Luca Antonini, giocatori che si stanno distinguendo sia per valori tecnici sia umani (Antonini a Genova è amatissimo!).

Non sarebbe il caso di rivederli presto al Milan?

Specialmente, osservando con obiettività e non con un irreale “entusiasmo” quella che è la realtà vera e sostanziale.

Cioè quello che oggi a Milanello “passa il convento”.

Cosa?

Poco, molto poco.

Speriamo bene…

Forza Vecchio Cuore Rossonero!

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