Milan: uscire dal limbo

ACM_Bennacer

È stato sicuramente significativo, quasi iconico, per il calcio italiano, ricominciare dalla classica sfida Juve Milan. Stiamo parlando di una partita che rimarrà nella storia per il contesto, il significato simbolico e lo spaesamento dei protagonisti, così come degli spettatori  anche se rigorosamente davanti alla tv: l’emozione del minuto di silenzio in uno stadio vuoto a ricordare i tanti scomparsi durante la pandemia e gli applausi, esigui ma sinceri, dei pochi presenti a ringraziamento degli operatori sanitari hanno aperto alla speranza di essersi lasciati un incubo alle spalle. Speriamo.

La partita non è stata memorabile.  Purtroppo sono molto lontani, per i colori rossoneri, i periodi di gloria e la vecchia signora non ha mai fatto sconti, soprattutto al Milan, quando disponeva di un livello tecnico simile, figuriamoci in momento di superiorità come quello attuale. Che la strada si fosse messa in salita all’andata, in un’altra epoca ma con le immancabili recriminazioni per cartellini ed episodi, era ben chiaro a tutti. La squadra di Sarri è entrata in campo con la voglia di voler chiudere subito la pratica dimostrando una supremazia tecnica e fisica che sembrava preludere a una goleada. Il rigore provocato con un istintivo ma evidente tocco di mano in area da parte di Conti, ha cambiato il corso della partita. Clamoroso palo di Cristiano Ronaldo e sulla ripartenza l’insulso fallo da rosso di Rebic che evidentemente voleva ritornare subito in lockdown. Milan in dieci e Juve che rallenta pensando evidentemente che tutto fosse troppo facile. Il calcio, si sa, è un gioco strano e a quel punto la partita è sembrata più equilibrata. La conduzione ovviamente è rimasta dei bianconeri ma la squadra di Pioli si è difesa con ordine e con sempre minor affanno tanto da avere nella ripresa lo stesso numero di occasioni degli juventini e anche un episodio dubbio in area che ha indispettito i milanisti per non essere nemmeno stato ritenuto degno di una valutazione del VAR. Alla fine comunque, un pareggio giusto che manda la Juve alla sua diciannovesima finale di Coppa Italia e obbliga i rossoneri a rincorrere a un posto in Europa solamente con un complicato piazzamento in campionato.

I tifosi del Milan si sono risvegliati dal sogno della passione e dall’astinenza calcistica ritrovandosi esattamente dov’erano prima che altri ben più gravi pensieri prendessero il sopravento. Il tasso tecnico medio della squadra è basso, per alcuni elementi molto basso. La rosa è ristretta, soprattutto se paragonata a quelle delle pretendenti al titolo, tanto che alla fine ha esordito anche un ragazzo della primavera Lorenzo Colombo: benvenuto e auspici favorevoli, in fondo è imbattuto con la Juve. Sono evidenti tra i rossoneri i limiti tecnici, caratteriali e anche d’intelligenza calcistica: approcciarsi facendo giocate semplici o applicandosi a movimenti e chiusure possono, a volte, sopperire alle qualità intrinseche. Indicazioni in tal senso devono essere migliori anche da parte dallo staff tecnico.  La sensazione che ancora una volta la squadra sia da rifondare o quanto meno da rimaneggiare pesantemente, e in questo contesto l’arrivo di Ralf Rangnick si prospetta con tutte le incognite che la proprietà e l’ad Gazidis lasciano ancora aperte: non si sa se farà il manager, l’allenatore o ricoprirà entrambi i ruoli, se si appoggerà a tecnici o dirigenti italiani o se darà vita a una nuova via totalmente autonoma. Non si conosce quale sarà il budget che avrà a disposizione e quali saranno i parametri per spenderlo. Insomma si naviga a vista e chi dovrebbe indicare la rotta è spesso assente e poco comunicativo.

Proprio questi sono stati i termini di discussione, accesi, tra Ibrahimovic e Gazidis la settimana scorsa quando l’ad si è ripresentato a Milanello dopo tre mesi. Oltre la consueta schiettezza, lo svedese ha avuto la sfrontatezza di chi sa già che chiuderà la sua storia col Milan, e forse con il calcio, e che quindi non deve far uso di diplomazia, dimostrando lealtà e attaccamento a questa maglia e a chi l’ha rappresentata per tanti anni. In più ha comprovato, col suo ritorno in rossonero, quanto sia necessario l’equilibrio tra giovani di belle (?) speranze e giocatori d’esperienza, possibilmente di classe, come nel suo caso. Non è più il Milan di una volta, ha detto Ibra, ma non si sa ancora che Milan verrà. Se non sbaglieranno le mosse si potrà costruire qualcosa di buono. Il futuro non è ancora scritto, speriamo lo sappiano fare, ma l’importante che ci sia un progetto per uscire da questo limbo.

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