Milan: vecchi amori, nuove passioni

Fabio Conte

“Certi amori non finiscono” si canticchiava un paio d’anni fa dalle parti di Milanello. Era tornato Riccardo Kakà, Riccardino per tutti i milanisti, l’uomo con la faccia da ragazzo per bene che aveva rappresentato più di tutti il ciclo glorioso del Milan di Ancelotti.

Se andiamo a rileggere quelle formazioni rossonere troviamo tanti campioni che hanno preso un pezzo di cuore del tifoso milanista, ma Riccardino ne era la sintesi, l’apice dell’innamoramento, il giocatore che sublimava la passione rossonera. Il ritorno di Kakà si rivelò simile all’incontro con una bella ex fidanzata. Gli amori finiscono o si attenuano almeno, resta il rispetto e la simpatia ma si scoprono difetti che la passione rendeva invisibili. Kakà non poteva da solo ridare ai tifosi quello che Shevchenko, Seedorf, Inzaghi, Pirlo, Nesta e Maldini – per citare i più rappresentativi- creavano per quel Milan.  Ma la simpatia per chi rimane rossonero dentro tiene legato ad un sorriso il cuore del tifoso. Così ad esempio il ritorno di Sheva, lui vero figliol prodigo, fu accolto con affetto, anche se si capì subito che non fosse tornato lo stesso giocatore. Così il credito da allenatori di cui hanno goduto inizialmente Clarence e Pippo tra i tifosi, ma anche in società, si basava sulla benemerenza affettiva, messa a dura prova dall’inesperienza che poi s’è palesata. Pirlo, lasciando vincendo e scrivendo, ha rotto l’appeal che lo legava a questi colori, rilevando un po’ d’irriconoscenza per la squadra che l’ha portato a trionfare in Europa e nel mondo, forse geloso del feeling di Kakà coi tifosi, della passione per chi finalizzava le sue splendide giocate come Inzaghi o Shevchenko. Dispiace sempre quindi quando se ne va dal Milan un milanista. Il primo che voglio salutare, sfidando sberleffi e critiche di qualche tifoso, è Daniele Bonera. Umile e silenziosa stampella delle difese da Maldini in poi, ha dato sempre massima disponibilità agli allenatori che si son avvicendati sulla panchina, che l’hanno schierato in tutte le posizioni difensive nei momenti di difficoltà e d’emergenza. Proprio per questo s’è spesso esposto a qualche brutta figura, a volte cercando generosamente di  chiudere falle di qualcun altro. A molti tifosi è diventato inviso aldilà dei suoi demeriti, dimentichi di tante buone prestazioni, ma come suo stile, ha lasciato la squadra del suo cuore dopo 9 anni senza polemiche, silenziosamente. Grazie Daniele.

Tante le aspettative che lo accolsero quattro anni fa, perché si trattava di un acquisto oneroso in tempi di parametri zero, perché era così giovane e promettente, e anche per il suo look accattivante per i più piccoli. Si illuminava – non immaginava certo che ci avrebbe giocato assieme – quando parlava del suo idolo Kakà, e questo dava ancora maggior credito a Stefan El Shaarawy tra i tifosi. Lo scoppiettante inizio della seconda stagione con 14 gol nel solo girone d’andata, lo avevano consacrato come nuovo idolo e grande speranza, investitura per nulla scalfita dalla frenata realizzativa della seconda fase della stagione dovuta anche allo scarso feeling tattico con Balotelli. Poi sono cominciati gli infortuni, ripetuti, infidi e curiosi.  Con le assenze lunghe e prolungate, come sempre nel calcio, sono iniziate voci malevole, ambigue, oscure e sospette.   Finalmente col ritorno in campo e la chiamata in Nazionale, tutto sembrava essere superato, ma si prospettava una difficile scalata nella gerarchia tattica nel nuovo modulo di Mr. Mihajlovic. La scelta di giocare con continuità, la vicinanza alla sua Savona, l’arrivo in una società che ha rilanciato tanti campioni che sembravano persi, potranno ridare le vecchie positive sensazioni del campo, anche per cancellare pettegolezzi fumosi.  Chissà che il Principato non restituisca lo Stefan di tre anni fa, più forte magari, più maturo speriamo, refrattario a dubbie tentazioni, diventato uomo. I milanisti tifano ancora per te Stefan, il calciomercato ha strani intrecci. Certi amori non finiscono,  fan giri immensi ma poi..  chissà.

Cambiare maglia, cambiare colori non sembra un problema per Zlatan Ibrahimovic. Si sono innamorati più i tifosi di lui che lui delle squadre in cui ha militato, con ovvio rancore quando l’amore veniva tradito. L’unica eccezione, Il Milan e Milano. La città piace a lui e alla sua famiglia. Della squadra – forse per la capacità,  lontana ormai e sicuramente non prossima, di far bene in Champions – ha sempre parlato bene. Anzi si è sentito lui tradito, quando Galliani è stato costretto dal risanamento societario a cederlo al Psg. E così i tifosi rossoneri hanno continuato a rimpiangerlo e sognare il suo ritorno. Adesso pare sia possibile, le voci si ripetono, le ipotesi si azzardano. I tifosi sono in fibrillazione, più per lui che per dei tasselli necessari ed essenziali per la squadra.  Zlatan è richiesto, Zlatan è sognato, Zlatan è amato. Amori che non finiscono, passioni che ritornano, certo è che la libidine di vedere lo svedese a braccia larghe sotto la curva, attizza i tifosi milanisti. Speriamo, vedremo.

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