Milan: vestire l’orgoglio

Fabio Conte

Rino Gattuso è proprio come te lo aspetti. Sanguigno e schietto, diretto e grintoso.

Come pressava in campo, così fa anche nelle conferenze, dove spesso anticipa la risposta come anticipava la giocata di un avversario. Pressa l’interlocutore per convincerlo delle sue ragioni, non ama i fronzoli e va diretto al punto, non ama la melina di domande banali ma tiene palla e difende i suoi come si frapponeva agli avversari per i compagni in difficoltà. È un personaggio amato dai tifosi e, per ora, anche dai giocatori e rispettato dai cronisti che ne apprezzano la franchezza e l’attitudine al confronto.

Dopo la sconfitta di coppa sembrava veramente sul punto di scoppiare per la brutta partita giocata e per gli errori tattici della squadra. Conoscendolo sarà stato anche arrabbiato con se stesso per come Wenger sia riuscito, con poche mosse magari banali, a mettere le briglie al suo disegno di partita. L’aveva detto prima della gara d’andata che riteneva il confronto col tecnico francese come quello tra un pulcino e uno scafato predatore. Ma il nibbio alsaziano ultimamente riesce a carpire meno titoli di quanto i suoi tifosi e i suoi dirigenti pretendano. Così soffre di cattiva stampa e affiorano i timori di una possibile debacle come quelle che, di tanto in tanto, hanno segnato la storia del club londinese. La qualità della rosa dell’Arsenal però, e anche l’esperienza del suo tecnico, sembrano essere una garanzia sufficiente per portare in porto la qualificazione anche alla luce dello 0-2 dell’andata che mettono il Milan di fronte ad un’impresa che pare sopra le potenzialità attuali della squadra. I rossoneri non hanno nulla da perdere, come dice Gattuso, ma hanno anche un po’ di stanchezza fisica e mentale. In più la vittoria all’ultimo cross di Genova tiene viva la rincorsa a un piazzamento in campionato inimmaginabile fino a poche settimane fa. Bisognerà vedere se la tenuta mentale della squadra e una spensieratezza che almeno in coppa a questo punto potrebbe esserci, riusciranno a incanalarsi in una partita di prestigio come quella all’Emirates Stadium di stasera. Se i giocatori, consciamente o no dovessero aver scelto per una gara di esibizione, la figuraccia può essere dietro l’angolo. Niente da perdere dunque, tranne l’orgoglio che chi indossa la gloriosa maglia rossonera deve sempre esibire.

Il colpo di testa di Andrè Silva a quattro secondi dalla fine di Genoa Milan sembra proprio uno di quegli spartiacque che segnano un campionato. Mi ha ricordato il gol di Pasalic dopo il numero sulla fascia di Deulofeu alla fine della partita a Bologna dell’anno scorso quando il i rossoneri riuscirono in 9 contro 11 a conquistare tre punti determinanti per la qualificazione in Europa League. Potrebbe essere anche un viatico importante per il giovane attaccante portoghese che fin ora ha dimostrato buona volontà ma anche inadeguatezza a un campionato dove i difensori avversari non ti lasciano il tempo di pensare. Infatti, i gol fatti da Andrè Silva in questa stagione arrivavano tutti dalle prime facili gare europee ed ha incominciato ad incepparsi proprio quando i giochi si son fatti più duri. Vedendolo così, gentile e carino, non sembra proprio un duro che si mette a giocare quando arrivano le difficoltà. Speriamo che ci smentisca proprio stasera vista l’importante chance che gli concederà il tecnico, in un palcoscenico sicuramente adatto alla sua valutazione più che alle sue prestazioni. Sarebbe importante potersi affidare anche ai suoi gol nel prosieguo della stagione, visto anche le altrettante difficoltà realizzative dell’altro attaccante, Nikola Kalinic la cui scarsa vena pare quasi lo stia portando ad un approccio dimesso. Accanto al tarantolato Cutrone, che però deve ancora crescere in molti aspetti, sarebbe importante aver ritrovato un’alternativa come il giovane Andrè. Per il recupero del più esperto croato, ci sarà bisogno che faccia appello anche a un po’ di fortuna che finalmente lo liberi dalla cupezza della mancanza di gol.

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