Montella condannato a far bene

Fabio Conte 3

Fa niente, ho applaudito per un gol inesistente, ma fa niente. Quando al 5’ del primo tempo contro i volenterosi universitari di Craiova, Franck Kessiè ha scagliato la bomba da fuori area che s’è insaccata all’incrocio, io mi sono alzato ed ho applaudito convinto, come tutto San Siro.

Poi, vedendo il guardialinee, l’arbitro ma soprattutto i giocatori non dirigersi verso il centro campo e capendo che il gol era stato annullato per fuorigioco, mi sono arreso, ma non mi sono rammaricato più di tanto. Ho capito che l’applauso vigoroso al giocatore ivoriano, non veniva tanto dal gesto tecnico che ricordava le bombe decisive di Seedorf, né dalle palle recuperate davanti alla difesa che a qualcuno ricordano la diga Desailly. Solo i più anziani come me poi possono ricordare la potenza e la forza, nei recuperi e nei tiri di Romeo Benetti che presidiava la zona nevralgica in modo simile a quello dell’ex atalantino. L’applauso insomma, era alla campagna acquisti ed alla squadra allestita da Fassone e Mirabelli che partendo appunto dall’acquisto di Kessiè, promesso alla Roma, segnalavano quale sarebbe stato l’impatto della nuova dirigenza sul mercato. E la partita di giovedì, nel crogiuolo rovente di San Siro certificava il livello tecnico medio e l’embrione del sogno da perseguire e questo vale un applauso. Naturalmente la storia della stagione è all’inizio, e lunga è la strada. Forse anzi bisognerebbe sopire gli entusiasmi dei tifosi attraversati da una scossa di euforico ottimismo. Presto si giocherà per i tre punti, spartitraffico dei sogni. Forse lo spareggio dei preliminari permetterà di mettere minuti nelle gambe senza troppi patimenti contro i macedoni-albanesi dello Shkendija di Tetovo, anche se bisogna sempre prendere con le pinze le squadre balcaniche, ma già fra una decina di giorni si cercheranno tre punti a Crotone che varranno esattamente come la sfida con la Juve o nel derby. Per questo l’amichevole di stasera a Catania contro il Betis di Siviglia sarebbe dovuta servire per collaudare sul campo l’asse centrale in vista dei prossimi impegni ma, notizia dell’ultima ora, Biglia salterà la sfida per un risentimento muscolare. Aspettando quindi l’esordio della spina dorsale della squadra con Bonucci, il centrocampista argentino e, prossimamente, la punta auspicata, consoliamoci con le buone prove di Locatelli e Cutrone; quest’ultimo addirittura ha dimostrando determinazione ed intensità tali che si sta ritagliando la chance di rimanere, sostenuta da molti tifosi. Intorno cominciamo a conoscere le capacità realizzative di Riccardo Rodriguez, la spinta energica di Conti, le somiglianze del già citato Kessiè, i numeri accennati di Calhanoglu. Quello che ha colpito è stato l’inserimento dei nuovi nei meccanismi della squadra. Sicuramente la scelta dei giocatori avvallata dal tecnico sarà stata mirata alle dinamiche del gioco che Montella persegue, ma proprio per questo la mano dell’allenatore si vede eccome. Se l’anno scorso era alle prese anche con un allineamento psicologico alle ambizioni storiche del Milan, oggi il tecnico campano può concentrarsi sulla crescita tattica per lanciar la sfida alle pretendenti alla Champions a cui il ricco mercato e le speranze dei tifosi lo condannano.

La sfida stellare di ieri sera tra Real Madrid e Manchester United porta a considerare che, almeno in linea teorica, l’anno prossimo potrebbe esserci anche il Milan a giocarsela. Questo almeno se gli euforici ottimisti dovessero aver ragione. Ragionando invece coi piedi per terra, proprio la visione della finale di Supercoppa che il Real ha vinto per 2-1, stabilisce sul campo le distanze tra una rinascita come quella rossonera e delle assodate conferme. Le speranze del Milan di far bene nella prossima stagione sono lontane da valori consolidati come quelli delle due squadre viste ieri, che comunque un paio di considerazioni le hanno insegnate. Puoi prendere campioni spendendo molto ma se sei un assemblatore di giocatori, il gioco della tua squadra non ti tirerà fuori, lo faranno solo i numeri dei singoli, ma non sempre può andar bene e poi tutto finirà. Se invece cerchi di trovare un gioco organico, potrai lasciar fuori il campione assoluto ma la squadra giocherà, vincerà, e soprattutto crescerà. Quindi, ok ai campioni ma teniamoci stretti un tecnico che abbia un senso del gioco come Montella.

Considerazione: per coincidenza il Milan giocherà la partita di ritorno dello spareggio di Europa League nello stesso stadio della sfida di ieri, chissà non trasmetta qualcosa per il futuro. Riflessione: bisognerà che qualcuno lo dica a quelli che non vincono una finale, soprattutto ai responsabili tecnici, che togliersi la medaglia di consolazione subito dopo averla ricevuta oltre ad un gesto antisportivo è soprattutto un gesto di maleducazione. Consolazione: il Real Madrid di Supercpppe ne ha vinte quattro, il Milan cinque come il Barcellona, ma essendo il primo a raggiungerle ha avuto diritto di averne l’originale. Sia Mourinho che l’Inter non l’hanno mai vinta. Meglio han fatto anche il Parma o l’Aberdeen, per dire..

RIPRODUZIONE RISERVATA

5,134 Visite totali, 2 visite odierne

Commenti

commenti