Poco Milan per Ibrahimovic

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Il Milan non si è nascosto dietro le ampie spalle di Ibrahimovic come paventava Boban, non ci è proprio riuscito.

La pochezza della squadra ha “brillato” di cupa luce propria come già col Sassuolo anche con la Sampdoria, e nemmeno il ritorno di Zlatan ha fatto il miracolo. Solo l’attacco spuntato e la vocazione catenacciara di Ranieri hanno permesso a Donnarumma di restare imbattuto e, come spesso succede ultimamente, il migliore dei rossoneri. L’eccitazione per l’arrivo dello svedese ha congelato le contestazioni per l’umiliante 0-5 di Bergamo e solo qualche timido fischio è riuscito ad affiorare alla lettura delle formazioni mentre già iniziavano le vibrazioni nell’attesa dell’annuncio del numero 21 quando i decibel all’urlo del suo nome hanno raggiunto vette che San Siro rossonero non sentiva da qualche anno. Ed è un peccato che un popolo così affamato di calcio, così abituato (com’era) al buon calcio, si ritrovi ad aggrapparsi al nome di un grande che dovrebbe però, vista l’età, limitarsi a fare passerella o entrare per gestire il risultato, giusto per amore dei colori. Invece Ibrahimovic è chiamato, e anche in fretta, a risollevare il morale, le ambizioni e il tasso tecnico dando l’esempio, portando esperienza e motivazioni. Com’è sceso in campo, con solo un paio di allenamenti seri sulle gambe, ha dimostrato cosa significhi saper giocare a calcio, la padronanza degli spazi, la conoscenza dei tempi di gioco. Non potrà essere solo lui a far virare questa ennesima stagione tribolata ma, nonostante l’età, sarà protagonista fino alla fine.

Intorno a lui cambieranno i protagonisti, anzi le comparse, di questa commedia amara per i tifosi milanisti. A secondo di come s’integreranno coi movimenti di Zlatan verranno scelti gli altri, che dovranno ruotargli attorno, servirlo o sfruttare gli spazzi e gli assist. È sembrato subito che Leao, partendo da lontano, possa aiutarlo o sfruttare le sue sponde, ma io non escluderei ancora la possibilità di vedere due punte vere, anche se l’amalgama sarà più difficile da trovare con un centrale d’attacco come Piatek. Il giocatore ha subito un’evidente involuzione: non segna e non incide come l’anno scorso, non è più il “pistolero”. I limiti tecnici alla lunga frenano le capacità realizzative ma, onestamente, non si può dire che in questa stagione sia stato servito in maniera opportuna. Anche lunedì, nonostante la squadra abbia fatto la partita, sono state poche se non nulle le palle giocabili per il polacco. Sarebbe un errore, secondo me, rinunciare adesso a un centravanti d’area, senza provare a integrarlo con Ibrahimovic, o comunque averlo come alternativa considerando anche l’ètà di quest’ultimo. Meglio, forse, fare una valutazione su chi deve servire le punte o fungere da attaccante esterno. Calhanoglu, pur non facendo una stagione favolosa, dà la possibilità di alternarsi con Bonaventura come esterno sinistro e torna a coprire con maggior frequenza una fascia dove Teo Hernandez è chiamato a spingere con continuità lasciando qualche spazio. Il problema più grande, ormai è evidente, è la fascia destra, il cui vertice è Suso. Se Calabria e Conti fanno a gara nel togliersi la titolarità grazie agli assist offerti ogni partita agli avversari, il giocatore alto della catena di destra, che tra l’altro nemmeno aiuta troppo i difensori, quello che dovrebbe esprimere i colpi di classe della squadra sta deludendo, anzi in realtà esasperando i tifosi rossoneri. Ricordo solo che l’ultima vittoria in casa del Milan risale al 31 ottobre firmata da una bella punizione dello spagnolo, che però, a fine partita, si sentì in dovere di chiedere scusa ai tifosi per come stesse giocando e, fino a oggi, le cose non son cambiate. Credo che dopo la gara con la Samp, anche lo stesso Suso si stia chiedendo cosa gli stia succedendo, come cavolo stia giocando. Certamente le colpe dello sconfortante campionato rossonero non sono solo sue ma il suo score nell’anno solare parla di 4 gol e 4 assist, di cui 1 gol e 2 assist in questa stagione. Mi pare un po’ pochino per un attaccante che non viene mai fatto accomodare in panchina. Le alternative, che non saranno magari eccelse, esistono sia con questo modulo, sia cercando nuove soluzioni tattiche. Credo che sia arrivato il momento di fargli fare una pausa perché è controproducente anche per lo spagnolo, oltre che per la squadra, continuare a cercare un riscatto che fisicamente, caratterialmente, e probabilmente anche tecnicamente, sta dimostrando di non essere in grado di trovare.

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