Quando il calcio ripartirà

Cerchi-olimpici-shutterstock.com_-oiw9cqk6xv7f8u5lwx5k527j7hp7flx6hvqrqqt81s

Non si vede ancora la fine del tunnel, anzi siamo nel pieno dell’emergenza sanitaria.

Qualcuno però comincia a pensare anche all’emergenza sociale ed economica che si dovrà affrontare una volta che si vedrà un po’ di luce, perché prima o poi finirà come insegna la Cina che era precipitata in questa tragica guerra al Coronavirus già a dicembre. Qualche decisione sul futuro, parlando di sport, era improrogabile perché le scadenze organizzative e di preparazione degli atleti non si possono improvvisare. Così, ora che la scelta di rimandare gli Europei e le Olimpiadi al prossimo anno è stata fatta, si può cominciare a ipotizzare le possibili conclusioni dei campionati facendo elastiche congetture sulla fine, o almeno sul rallentamento della pandemia. Naturalmente nessuno sa come si evolverà la situazione, connessa per di più alle altre nazioni europee che hanno affrontato l’invisibile nemico con tempi e modi differenti, anche se quasi tutti ormai si stanno conformando alla linea italiana.

Oggi il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha dichiarato a Sky sport che l’ipotesi più ottimistica è quella di riprendere a fine maggio e cercare di terminare le restanti 13 gare di campionato (e le 3 di Coppa Italia) entro luglio, non escludendo però, grazie allo slittamento degli Europei, di finire addirittura ad agosto. Ciò consentirebbe, con un ritmo serrato di partite, di consegnare agli archivi una stagione che rischia altrimenti di essere annullata. Naturalmente è molto difficile organizzare senza conoscere date precise, e proprio questi eventi straordinari dovrebbero concedere nuovi e inusuali approcci per riuscire a definire le classifiche finali. Se, infatti, bisognerà chiedere all’Uefa una proroga al termine dei contratti di calciatori, addetti ai lavori, accordi televisivi e assicurativi che superi il limite consueto del 30 maggio, si potrebbe eccezionalmente prevedere nuovi scenari che potrebbero scivolare, anche questi, nella stagione che verrà. L’idea, suggeritami dal mio amico Stuart Brown esperto in calcio internazionale, britannico in particolare, e che ho fatto mia sarebbe quella di far terminare senza affanni questa stagione dilatata non si sa per quanto dal maledetto virus, e di rendere più snella la prossima con un campionato di “Apertura” come quelli sudamericani, cioè un girone di sola andata, ultimabile magari con dei playoff che ridurrebbe le partite giocate il prossimo anno a favore anche di una adeguata preparazione all’Europeo. Non si avrebbe così l’angoscia di termini impellenti, potrebbe essere presa come esempio da nazioni che dovessero uscire con tempi diversi dalle problematiche della pandemia e potrebbe lasciare spazio per calciomercato e raduni. Probabilmente anche le Coppe europee potrebbero seguire vie diverse, avendo anch’esse la difficoltà di chiudere quest’anno in tempi certi. Se dovessero iniziare più tardi, eccezionalmente si potrebbe tornare alla vecchia e affascinante eliminazione diretta, che offrirebbe qualche partita in meno, ma tutte col brivido di un giudizio inappellabile. A dire il vero il presidente Gravina ha già risposto negativamente all’ipotesi sul prossimo campionato ridotto, ma non è detto, come insegna purtroppo la quotidianità, che idee respinte come impossibili possano in breve diventare plausibili e poi accettate. Sarebbe una soluzione eccezionale ripeto, ma com’è eccezionale e imprevista la crisi epidemica che è arrivata, e che causerà nuove e inimmaginabili scenari per il futuro di tutto il sistema economico e sociale. Forse solo programmazione e nuovi approcci potranno ricondurci alla normalità.

Naturalmente molti si chiederanno che senso abbia parlare oggi, di fronte ai tanti morti e alla serpeggiante paura della malattia, di calcio e di partite, di uno sport che appare nella quarantena delle nostre case quanto mai lontano e futile. Il pessimismo però dovrà alla fine lasciare spazio alla rinascita e bisogna ricordare che il calcio in Italia è la terza fonte d’investimenti, dietro solo a finanza e governo. Come detto, passata la paura, ci dovrà anche essere un grande sforzo per ricominciare e bisogna ricordarsi che lo sport, tutto lo sport professionistico, dietro i campioni lautamente pagati, talvolta forse troppo, fa muovere un “industria” che ha un indotto irrinunciabile che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone con stipendi normali. Saranno momenti duri per molti probabilmente, e speriamo che alla fine combattendo e impegnandosi si riesca a vincere, così come insegna, appunto, lo sport.

RIPRODUZIONE RISERVATA

 

22,299 Visite totali, 1 visite odierne

Commenti

commenti