Sesso, Piatek e Videotape

Piatek

Uso l’azzeccato e indimenticato titolo del film dell’89 di Soderberg (Sex, Lies and Videotape) perché si presta bene a qualche parallelismo sulle notizie della scorsa settimana.

La polemica sulle immagini dei giocatori del Milan intenti nello spogliatoio, prima della partita contro il Napoli, a guardare i loro cellulari, ha fatto scattare una serie d’insulti sui social da parte dei tifosi rossoneri esasperati dalla stagione fin qui fallimentare. La spiegazione pronta di Mr. Pioli però ha smorzato le polemiche, segnalando come esista un’applicazione specifica per studiare tattica e movimenti degli avversari. Personalmente qualche dubbio che fossero tutti svagati a giocare o a chattare prima della partita mi era venuto da come tenevano i cellulari, tipico di chi guarda un film, un filmato tecnico dunque, piuttosto di chi smanetta sui social quando li si tiene normalmente in verticale. I video, non più “tape” oggi, sono quindi uno strumento che dovrebbe servire a migliorare le prestazioni. Spero sia un’app nuova, uscita nelle ultime settimane però, altrimenti dev’essere migliorata perché, soprattutto a inizio stagione, mi pare non abbia fornito notizie troppo precise sulle squadre che si andavano ad affrontare. Scherzi a parte, è piaciuta anche la precisazione che i cellulari siano banditi a Milanello mentre si pranza, mentre sono ammessi per le play list, per la musica. Anche per questo caso ci vorrebbe forse una maggiore severità. Si vedono scendere dai pullman, all’arrivo allo stadio, giocatori di tutte le squadre con cuffie, cuffiette o cuffioni. Non credo si possa creare uno spirito cameratesco se tutti sono persi nei loro pensieri, accompagnati dalla musica che preferiscono. Spero di sbagliarmi ma a volte mi è sembrato addirittura che abbiano fatto la ricognizione, si scaldassero o siano andati in panchina con le cuffiette. Se così fosse sarebbe un assurdo perché quale musica migliore si può avere dei cori, dell’atmosfera, delle vibrazioni di uno stadio prima di una gara per caricarsi?  Sono giovani, milionari, ragazzi fortunati che stanno iniziando una vita da sogno, per loro e per le loro famiglie, semplicemente giocando a pallone. Dovrebbe bastare questo pensiero per dare sempre il massimo e “sentire” sempre la musica dentro.

Uno che ha sempre sentito una sinfonia del proprio fuoco interiore, sia come giocatore sia come allenatore, è il nostro dirimpettaio di naviglio Antonio Conte. In un’intervista all’Equipe della settimana scorsa ha spiegato la sua filosofia di lavoro, tutta applicazione e determinazione, per sé e per i propri giocatori fino a spingersi a consigli, o meglio a indicazioni precise, anche in camera da letto su tempi e addirittura posizioni. Naturalmente battute e commenti si son sprecati. È una linea di pensiero, più o meno rigorosa, che ha sempre attraversato il nostro calcio, in maniera divergente da altre abitudine soprattutto nord europee, già dai tempi dell’Olanda di Cruijff. Le indicazioni sessuali di Conte però, se lasciano immaginare curiose situazioni di talamo, segnalano quanto il tecnico leccese curi ogni dettaglio per elevare al massimo l’applicazione alla ricerca della vittoria. Un po’ d’invidia per la fame e la risolutezza espressa dai suoi calciatori, il tifoso milanista ce l’ha. La distanza in classifica è dovuta anche a questo modo di approcciarsi alle gare dei nerazzurri, anche se pian piano un po’ di energia sta tornando anche tra i rossoneri, non credo però dovuta a particolari astinenze sessuali di cui non si ha notizia.  Antonio Conte ha anche dichiarato che non riuscirà ad avere una carriera lunga perché vive la professione in maniera totale. Ne sarà contenta la signora Conte, dopo i sacrifici che avrà dovuto sopportare col marito, prima come calciatore e adesso allenatore, e ne saranno contenti anche i milanisti che eviteranno un avversario sempre ostico da affrontare  e che, per il suo vissuto, non diventerà mai rossonero.

Un giocatore che pur avendo un trascorso juventino è poi diventato un’icona del tifo milanista è Pippo Inzaghi. La maledizione della maglia numero 9, la sua maglia, che sembra colpire tutti i centravanti che sono arrivati dopo di lui in rossonero, sta segnando anche la stagione di Krzysztof Piatek che pareva poterne esserne esente. Naturalmente non credo che ci sia qualcosa di esoterico anche perché, nonostante l’infelice parentesi come allenatore, Pippo è rimasto un tifoso milanista. Credo invece che la sfortuna derivi dall’aspettativa di ritrovare in un calciatore poco tecnico un implacabile realizzatore. In realtà Inzaghi non era bellissimo da vedere, avendo uno stile tutto suo non sempre elegante, ma se c’era da stoppare stoppava, passava con precisione quando necessario, si coordinava perfettamente per il tiro e aveva un senso del gol diventato, appunto, leggendario. La carenza dei fondamentali invece sta penalizzando il polacco, i limiti tecnici ne stanno bloccato la vena realizzativa.  Ci si chiede se sia stato un fuoco di paglia l’anno scorso, una stagione fortunata, o se sia stato poco e mal servito adesso, e pure un po’ sfortunato. Probabilmente di tutto un po’. Ma per diventare, come dice lui, un giocatore da 70 milioni deve fare molto di più anzi, deve impegnarsi e tornare a segnare con continuità, inventandosi gol, per non rischiare di far fare una minusvalenza al Milan. Oggi non vale i 35 milioni spesi per lui: speriamo che si sblocchi e torni a sparare, ma come esultanza, non a spararle grosse sul suo valore.

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