Sogni di un Milan di mezza estate

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Non ero a San Siro questa sera. Voglio confondere la mia storia a quella dei miei colori, e così facciamo che alla stregua dell’indisponibile Romagnoli e dei non tesserati Biglia e Bonucci, anche la mia stagione da tifoso di stadio deve ancora iniziare.

Ma quando mi immergerò, spero, in un nuovo bagno di folla come quello di ieri sera, sono certo che andrò a osservare un Milan differente, ringiovanito in parte nell’organico ma soprattutto nell’animo, come un individuo che ha subito un grave trauma di qualsivoglia genere e trova la forza di ripartire.

La festicciola estiva contro il Craiova è conclusa, e così non mi resta che uscire sul terrazzo, sistemare il mio notebook sul tavolo e far sgorgare dal cuore le parole post partita pigiando solo delle dita su una tastiera. Non posso dire che sia fresco qui fuori, nemmeno a quest’ora. L’estate sta soffiando integerrima e crudele sull’Italia, qui sul mio balcone così come a San Siro, dove dalla tv sono riuscito a vedere tante piccole mani che sventolavano qualsiasi cosa potesse servire a spostare l’aria.

Non ci voleva Fassone per capire che questo agognato preliminare di cui si parlava già lo scorso anno, e che in quei giorni fu il Sassuolo a raggiungere a nostro discapito, non poteva che rivelarsi una formalità. Il Craiova esce comunque a testa alta dal doppio confronto, il “nuovo cinema Paradiso”, pardon, il nuovo Milan del Montella-bis, ancor di più.

Forse spinti ancora dal buon vento bergamasco, troneggiano Conti e Kessié. Il primo si dimentica di dover fare il terzino destro, cioè il difensore, e si fa trovare praticamente come quarto d’attacco pestando sovente i piedi a Suso nel primo tempo e a Niang nel secondo, quasi travolgendoli col suo impeto e sfiorando anche il gol da attaccante di razza quando il portiere rumeno respinge un tentativo dalla distanza. Al secondo invece ho trovato le sembianze più consone: un Desailly d’annata quando protegge il pallone ed esplode una bomba che si insacca all’incrocio restando uno dei più bei gol annullati della storia recente, e un romantico Rijkaard quando si abbandona a qualche falcata e butta palla in profondità. Non datemi del blasfemo, per cortesia.

André Silva smaltisce il problemuccio al piede e si affaccia in area nel secondo tempo, Calhanoglu mostra lampi di vera classe, ma il vero valore aggiunto di questa squadra è l’acquisto numero dodici (o tredici? O quattordici?) che risponde al nome di Cutrone. Zero euro, e molta resa. Vent’anni esatti dopo un altro Patrick, olandese, che scomodò paragoni con lo “sciagurato Egidio”, il Patrick massiccio e talentuoso con il numero 63 sulla schiena, l’anno di Wembley e della prima Coppa dei Campioni, ha avuto un impatto decisamente differente col mondo Milan. Vuoi che finalmente un regalino dal settore giovanile sia saltato fuori? La costanza e la presenza in ogni azione sono dati di fatto, ma soprattutto dà alla squadra quelle caratteristiche più “provinciali” alle quali nessun attaccante, al momento, è ancora in grado di rispondere. Difende il pallone senza perderlo mai, svaria su tutto il fronte d’attacco, insacca di rapina quasi fosse il gol di Inzaghi segnato nella stessa porta allo Slovan Liberec nel 2002, in un altro preliminare che tutti ricordiamo, e in tutto questo consente alla squadra di salire quando necessario. D’accordo, aspettiamo un altro pezzo da novanta lì davanti, ma se il ragazzo ci sta, con la dovuta attenzione a non bruciarlo, perché non portarselo appresso nell’autunno e nell’inverno che verranno? Se son rose, fioriranno. Un Milan pronto atleticamente e concentrato per tutti i 90 minuti liquida l’avversario come se avesse più del blasone reale e il ritorno al gol di Bonaventura, assenza pesante della scorsa annata, è l’ennesima notizia confortante. Quanti acquisti “casalinghi” ha fatto questo Milan, oltre a quelli arrivati a suon di milioni.

E ora viene da chiedersi, a proposito di condizione fisica e preparazione, se saranno aragoste e caviale fino a gennaio e nel momento più importante del cammino dovremmo invece accontentarci di panini al prosciutto, oppure se riusciremmo a regalarci continuità sino alla primavera.

Incrocio quante più dita posso avere per augurarmi che questo Milan mantenga una costante velocità di crociera, concedendosi qualche lussuosa festa all’aperto sul ponte, ma senza che capitan Montella perda di vista il porto di approdo: i primi quattro posti per tornare al nostro primo amore europeo, senza che mareggiate o iceberg alcuni lo possano impedire. Popolo che esci da San Siro felice e rinfrancato, ora incanala l’entusiasmo, mantieni la calma e concediti un solo vizio: quello di pensare che trent’anni dopo sembriamo avere davanti un altro 1987. Un altro anno della rinascita.

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