Telefonate e milioni: dal Milan di oggi a quello di domani

Fabio Conte

Il telefono ormai è una nostra propaggine. Telefonino, smartphone, cellulare, I-phone, chiamatelo come volete ci tiene collegati, connessi, in contatto con tutti, col mondo.

Sembra preistoria quando per chiamare qualcuno, bisognava prendere un telefono “vero”, che magari non avevi sottomano e ricordarsi il numero, non parliamo poi di cabine e gettoni. Da ragazzo,  mi colpivano le mitiche telefonate, alle sei di mattina, dell’Avvocato Agnelli all’allenatore juventino di turno. Non sarei mai potuto essere l’allenatore della Juve, e sarebbe passata alla storia la mia replica mattutina.  Le telefonate si son  legate alle vicende della Juve anche in tempi più recenti e con esiti nefasti. Telefonini, schede svizzere, chiamate inopportune e fraudolente, sono agli atti, sotto sentenza definitiva. Erano tanti a telefonare allora, chi per rispondere, chi per ribattere o difendersi, chi per adeguarsi. Le responsabilità erano diverse, le valutazioni furono dissimili e discordanti, come le sanzioni; qualcuno che pure il telefono l’aveva usato, ne uscì vincente. Ma tant’è, è storia. Tornando a noi e alle chiamate presidenziali, tutti gli allenatori del Milan ultimamente, han dovuto settimanalmente rispondere alla domanda fatidica su un’eventuale telefonata di Berlusconi, e se il contatto fosse continuo o intermittente. E se all’inizio la presenza presidenziale, almeno in linea,  è sembrata sempre costante, i risultati e il gioco nel prosieguo di queste stagioni tribolate, hanno spesso fatto spegnere il telefono. Figuriamoci poi quando, e se,  la proprietà si trasferirà in oriente, nel lontano oriente, le redini dovranno per forza essere tenute “on air”. Il telefono quindi fa parte dei giochi di gestione del calcio. Per questo mi ha colpito la telefonata ch’è stato costretto a fare Mr. Montella a Matias Mati Fernandez per convincerlo a scegliere il Milan. Il centrocampista, trentenne, lasciato dalla Fiorentina di Sousa, dopo una stagione passata più in panchina che in campo, era promesso al Cagliari e, infatti, il presidente dei sardi Giulini si è giustamente incazzato. A dir la verità sì arrabbiato soprattutto per il sospetto che l’affare sia stato indotto dall’inserimento di Pablo Cosentino, inibito agente argentino che avrebbe ispirato il ripensamento di Mati, dopo aver suggerito il ritorno del trentunenne Josè Sosa. Abbiamo quindi un tecnico costretto a strappare col suo carisma e con rassicurazioni tattiche, al fascino dei neo promossi isolani, con tanti saluti al blasone ed alla storia del Milan, un giocatore che dovrebbe venire a fare probabilmente la riserva. Abbiamo poi, il chiacchierato e comunque squalificato, Cosentino che potrebbe essere entrato nell’orbita delle conoscenze di mercato per una piazza, quella argentino-cilena, fin ora lontana dalle strategie rossonere. Peccato che l’abbia fatto, se l’ha fatto, con trentenni di sfumate speranze e non con giovani di possibile successo. Peccato che, in ogni caso, non lo possa fare. Ma questi sono i tempi, questa è la decadenza in cui s’inseriscono personaggi e scelte da fine impero.

Ma l’impero pare si voglia rinnovare. Sono arrivati gli 85 milioni che completano adeguatamente la caparra striminzita del 5 agosto, quando si son fermati i giochi. Il gruppo di Yonghong Li pare dunque non bluffare, e se pur con tempi infelici per il mercato, hanno mantenuto ciò che avevan promesso. I più esperti in passaggi societari mi spiegavano che comunque, questi ultimi milioni, non sarebbero potuti andare direttamente sul mercato, perché di Fininvest. Va beh, ma credo in ogni caso, che avrebbero allentato almeno un po’ i cordoni della borsa rossonera, e  in fase di contatto e appeal sui giocatori e procuratori, avrebbero fatto tutt’altra impressione. La Sino-Europe Sports Investment Management Changsing Co. Ltd. – nome nebuloso ed inquietante, da spy story, secondo me – potrebbe diventare dunque la società padrona del Milan se entro fine anno dimostrerà di poter versare le restanti quote, di cui una parte andranno a ripianare i debiti che si aggirano sui 240 milioni. Siccome ultimamente Berlusconi, dichiarava di dover ripianare il bilancio per un centinaio di milioni ogni stagione, si intuisce che, al netto di spese cresciute per voli pindarici di qualche a.d., l’unico mercato degno di questo nome degli ultimi anni, quello dell’anno scorso, lo pagheranno i futuri proprietari. A margine del comunicato ufficiale, che descrive nuove  future glorie, il gruppo cinese ha dichiarato che metterà a disposizione 350 milioni nei prossimi tre anni, per il mercato. Speriamo; certo che le società più grandi d’Europa usano un budget simile annualmente. In ogni caso bisognerà spendere bene, e per questo sarà importante chi si sceglierà per questo compito. Aspettiamo un calcio mercato ininterrotto, per i rossoneri, da qui a gennaio. Ma intanto le partite ci sono, la squadra è questa e Montella, oltre a cercare il suo calcio, dovrà far muro sulle voci e scudo alle fantasie. Pensiamo all’oggi, il domani è lontano.

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