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EDITORIALE DEL GIORNO
Milan, le ragioni di una disfatta: i giocatori
Se la società Milan, come giusto che sia, è la prima chiamata a rispondere sul banco degli imputati per l’umiliante figura rimediata ieri sera a Madrid, e non solo, è anche vero che un’attenta analisi va condotta sul parco giocatori messo a disposizione prima di Allegri e poi di Seedorf.
Che la rosa del Milan attuale sia molto al di sotto del livello cui la storia del club di via Aldo Rossi ha abituato i suoi tifosi è un dato di fatto ed evidente.
La politica dei prestiti gratuiti e dei parametri zero, il taglio del monte ingaggi, la ricerca di giocatori di quantità più che di qualità, ha prodotto un esito sconfortante. Non ce ne vogliano i vari Zaccardo, Zapata, Constant, Mexes, Bonera, Silvestre, Abate, Nocerino, Muntari, Emanuelson, Essien, Birsa, Robinho…ma giocare nel Milan vuol dire avere ben altro livello di quello mostrato in questi mesi o questi anni. I portatori d’acqua in una squadra servono, ma affidarsi solo a loro vuol dire non andare da nessuna parte. Ed il campo, ed i risultati, ne danno – ahinoi – triste conferma.
Capitolo Balotelli.
Da queste colonne, e su queste pagine, abbiamo più volte espresso l’idea di come il buon Mario, certamente al centro di esagerate pressioni mediatiche, non sia un campione nel vero senso del termine, e mai forse lo diventerà. Essere un campione vuol dire metterci la faccia, trainare il gruppo, assumersi le responsabilità quando servono, issarsi la squadra sulle spalle nel momento del bisogno, soffrire a denti stretti ed in silenzio quando è il momento. Balotelli ha colpi, giocate, spunti estemporanei ceh magari mandano in visibilio il pubblico, ma del campione, del “giocatore vero”, nessun crisma.
Diego Costa, Higuain, Tevez, Ibahimovic, Cristiano Ronaldo…sono calciatori e prima ancora professionisti leader nelle loro squadre, punto di riferimento per i compagni in ogni circostanza, disposti al sacrificio per il bene della causa. Inutile paragonarsi a loro se poi il campo dice ben altro. Sono solo vuote parole.
Ieri Mario aveva l’ennesima occasione per crescere, mostrare la sua forza, le sue doti, le sua qualità davanti ad una platea internazionale. Far vedere che tra i migliori, a diritto, c’era pure lui. Esame fallito, ancora una volta. Bocciatura senza appello.
E le parole di Paolo Condò, prima firma della Gazzetta dello Sport, nel dopo-gara di Madrid, servono più di ogni altro pensiero:
“Balotelli è stato irritante. Ed ha fatto sentire molto scemi coloro che, come me, hanno sempre cercato di difenderlo”
Se il Milan decidesse di venderlo, in estate, farebbe un affare. Un giocatore così, per quanto blasonato, alla causa non serve.
Sui nuovi acquisti di gennaio, Rami, Honda e Taarabt, poche parole.
Il francese è forte fisicamente, ma troppo irruento e distratto, ed all’esame della verità (trittico Atletico-Juventus-Atletico) è andato in barca. Tre distrazioni, tre gol decisivi ( Diego Costa- Lichesteiner- Diego Costa). In partite di spessore non te lo puoi permettere. Che sia una copia di Mexes? Rivedibile.
Honda era e continua ad essere un oggetto misterioso. Dipinto da chi di dovere come un nuovo messia del calcio, in grado di risollevare gioco ed idee di un club agonizzante, il giapponese sponsorizzato Zaccheroni sta dimostrando di non essere nè Zico, nè Falcao, nè la brutta copia dei gloriosi numeri 10 che il Milan ha da sempre annoverato nella sua storia. Che sia solo un’operazione di marketing (7 mln previsti dal suo merchandaising) è lecito chiederselo. Sulla serietà e professionalità dell’uomo nessun dubbio. Sulle qualità tecniche qualcuno in più.
Su Taarbat nulla da eccepire. Seppur assente ieri sera – peccato davvero! – è forse l’unica vera nota liete della campagna acquisti rossonera 2013-2014, insieme a Kaka. Forza, scatto, velocità, brio e quel pizzico di presunzione che non fanno mai male, lo rendono una scheggia impazzita in campo e difficilmente prevedibile. Deve ancora trovare una sua precisa collocazione ed identità tattica, ma le doti ci sono. Da riscattare e far crescere con pazienza.
Su Kaka, infine, cosa dire? L’anima ed il cuore di questo Milan. E’ l’ombra del giocatore partito nel 2009, e sta pagando anni di cattiva preparazione al Real per via dei cronici problemi al ginocchio. Ma è il giusto capitano, l’uomo che ci mette sempre la faccia, l’ultimo ad arrendersi. Un giocatore sul viale del tramonto. Ma un giocatore VERO. Esempio per tutti, Balotelli in primis.
Domanda.
Perchè, da qui alla fine di una stagione ormai senza più obbiettivi, non puntare sui giovani della primavera che tanto bene hanno fatto vincendo il Viareggio? Sarebbe per loro una vetrina importante, e certamente…farebbero una figura migliore di chi li ha mestamente preceduti.
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foto: corrieredellosport.it
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