Milan, le ragioni di una disfatta: la guida tecnica

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Nel quadro della responsabilità – evidenti – che hanno condotto il Milan a questi risultati, ben lontani non solo dal suo passato, ma anche da una pur minima accettabilità, va annoverata anche la guida tecnica della squadra.

Da Allegri a Seedorf, i numeri sono impietosi.

Attacco abulico, difesa perforabile, gioco confuso, condizione atletica precaria, incapacità di reagire alle difficoltà.

L’errore, anche qui, è alla base. La conferma del buon Max a Maggio, a Champions acquisita dopo la vittoria in extremis di Siena, è stata forzata e non voluta. L’ira della proprietà per il non-gioco ed il crollo verticale delle ultime giornate era chiara e sotto gli occhi di tutti. Il cambio in panchina era pronto. Ma l’abile opera di convincimento dell’AD Adriano Galliani, difensore di Allegri come mai di nessun altro allenatore nella storia rossonera, ha prodotto, giocoforza, la conferma del tecnico.

Un tecnico sfiduciato e delegittimato già in partenza, con la scure dell’esonero già pronta alla prima difficoltà. Una situazione inverosimile, specie per un club come il Milan. Risultato: cinque mesi di anonimato con solo 6 vittorie (contando anche la Champions), un non-gioco evidente, una cronica difficoltà a recuperare le partite, scelte tecniche discutibili (qualcuno ci spieghi le maglie da titolari di Constant e Muntari o l’idea di Kaka playmaker). Modena, e la disfatta – anche lì – con Sassuolo (unica vittoria tra 15 sconfitte per al squadra di Squinzi) sono state il logico epilogo di un amore mai sbocciato e di un progetto abortito prima ancora di nascere.

Da qui, la nuova scommessa del Presidente Berlusconi: Seedorf allenatore.

Ecco quindi l’arrivo del taumaturgico olandese, fresco giocatore del Botafogo, al capezzale del club con il quale ha militato per 10 anni scrivendo al storia.

Nuova filosofia, nuove idee, nuova mentalità, nuovi schemi. Un gioco “modello Europa” volto più  a proporre che distruggere, secondo i dogmi del 4-2-3-1, con due terzini di spinta (De Sciglio-Emanuelson), tre mezze punte (Kaka,Taarabt ed uno tra Poli ed Honda in base alle necessità tattiche) ed una boa centrale (Balotelli o Pazzini). Una “mission” chiara e precisa, riportare il Milan ai vertici secondo il posto assegnatogli dalla storia. Una metodologia “Friend and family”, con allenamenti solo al pomeriggio ed aperti ad amici e famiglie, fatti di sorrisi, rilassatezza, buon umore.

Morale della favola

4 vittorie, un pareggio e 6 sconfitte, più del 50% dei risultati negativi di Allegri

10° posto in campionato, 13 punti in 8 giornate E 9 punti di distacco dal 5° posto utile per l’europa League.

Numeri impietosi. Se non è fallimento, ci siamo molto vicini.

Squadra senza nerbo, senza carattere, senza verve agonistica, che crolla alla prima difficoltà. E che atleticamente dura 60 minuti. Così non si va lontano, e la lezione di ieri sera è stata solo l’ultima in ordine di tempo.

Perchè si può sì perdere, sì uscire dalla Champions League, sì rendere le armi innanzi un avversario obbiettivamente più forte e coeso come la squadra di Simeone, ma c’è modo e modo.

Seedorf è una scommessa presidenziale, che fino adesso non sta pagando. Ha bisogno di tempo e giocatori adatti al suo calcio ed alle sue idee. Ma se sei qualitativamente inferiore al tuo avversario supplisci con corsa, grinta, cattiveria agonistica. Metti in campo tutto quello che hai. L’anima. Gli occhi della tigre.

Ieri sera nulla di tutto questo si è visto. Seedorf ci pensi. La maglia va sempre e comunque onorata.

 

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foto: acmilan.com

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