Milan, El Shaarawy divide la critica: Collovati ed Albertini in disaccordo

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Il bello del calcio italico è che tutti noi ci riteniamo esperti d’arte pedatoria e fini intenditori di atleti e moduli; figuriamoci se non si sentano tali due ex atleti che hanno, in epoche diverse, indossato anche la maglia del Milan.

Partiamo dal motivo del contendere. C’è, da un anno e mezzo a questa parte, un giovanotto con qualcosa in più delle sole belle speranze, che ha fatto bene fino a quando non si è infortunato. Parliamo di Stephan El Shaarawy, il quale dopo un girone d’andata strepitoso nel campionato 2012/2013 è uscito di scena dapprima per le conseguenze di un infortunio e poi, specie con Seedorf, per scelta tecnica. Anche l’arrivo di Balotelli aveva segnato l’inizio di una fase di declino per il Faraone: con Mario in campo non aveva più trovato la via del gol. Dotato di indubbio talento, di una velocità micidiale, era entrato nel cuore dei tifosi per l’abnegazione, lo spirito di sacrificio che lo portavano a recuperi difensivi anche di 70 metri.

Dicevamo la critica. Spesso e volentieri la critica colpisce pure i fenomeni che giocano bene e realizzano gol a valanga, cui si trova comunque qualche difetto; a maggior ragione quindi se da molto tempo a questa parte un attaccante non riesce a fare ciò che gli viene chiesto, ossia segnare.

Collovati, passato dai campi ai commenti tv in tempi ormai remoti, è lapidario: il Faraone è un problema per questo Milan ed il Milan lo è per il ragazzo. La tesi è abbastanza semplice: troppi problemi fisici in un ragazzo comunque giovanissimo (c’è chi azzarda l’accostamento a Pato ed all’insorgenza dei guai continui dovuti al lavoro di potenziamento muscolare) col rischio concreto di non essere più la prima scelta per il club e scivolare così nelle preferenze del proprio tecnico. Demetrio Albertini invece pensa che El Shaarawy non sia affatto un peso per questo Milan, ma che anzi possa diventare, grazie al talento, uno dei tre attaccanti titolari, dato che in ogni caso Inzaghi deve rimodellare una squadra che è ancora tutta da plasmare.

Occorre solo pazientare per vedere chi dei due ha ragione…

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