Atletico da ammirare ed emulare. Derby: dimostriamo di avere l’orgoglio

Macagnino

Il mese di maggio è arrivato e malinconicamente per noi non ha tanto da dire e da dare.

La settimana di coppe europee ci ha lasciato i rimpianti per i tempi che furono, quelli che ti rendevano orgoglioso e spesso felice, ma soprattutto protagonista, qualunque fosse l’epilogo. Perché provare l’ebrezza di essere ancora in corsa per vincere qualcosa nel mese di maggio, i tifosi del Milan non la provano da tanto, troppo tempo. Lo Scudetto del 2011 sembra lontano anni luce, la Champions vinta ad Atene idem. Possiamo solo guardare le prodezze degli altri. Quelle dell’Atletico Madrid ad esempio, che con una squadra dal livello medio non eccelso si va a giocare una finale contro i rivali storici. Le gesta dei colchoneros sono da analizzare con attenzione, per cercare di estrapolarne il meglio in prospettiva futura. Se ad inizio stagione avessimo comparato l’organico rossonero con quello di Simeone, nessuno avrebbe avuto dubbi nell’obiettare che il Milan fosse più forte di loro, quantomeno sulla carta. E lo stesso discorso vale per la Juventus e il Napoli. E allora perché da quelle parti sono riusciti a fare tutto ciò? La domanda è più che lecita.

La differenza di competitività dei due campionati è enorme, questo è palese. La Liga, rispetto al campionato italiano sembra un ristorante di lusso contro un’osteria. Lì si corre, sempre e comunque. Si prova a fare gioco in qualsiasi frangente. Basterebbe vedere un Athletic Bilbao-Rayo Vallecano e poi un Chievo-Bologna, per capire la differenza. Sembrano due mondi lontani, lontanissimi. Il teorema che spiega alla perfezione questo concetto è rappresentato dalla campagna europea della Juventus. I bianconeri macinano record su record nei confini nazionali, ma vengono eliminati da entrambe le competizioni europee da due squadre palesemente inferiori, sulla carta. In Italia i ritmi sono blandissimi, in Spagna no. Ecco perché ad esempio, il buon Andrea Pirlo (non me ne voglia) in Serie A fa spesso la differenza, mentre nelle competizioni europee soffre maledettamente. La questione ritmo è da affrontare sul serio per ritornare ad essere protagonisti, ma se non cresce la competitività dell’intero carrozzone, l’andazzo sarà sempre questo. In seconda istanza c’è da sottolineare la tendenza al sacrificio dei madrileni. Tutti si aiutano tra di loro, i reparti hanno sempre le distanze giuste e la propensione al sacrificio è esasperata. Tutte cose che, se guardiamo in casa nostra, mancano.

La tre giorni europea è servita anche per distrarci dalle questioni di casa nostra. Per qualche ora non si è parlato di Seedorf che mangia uova o di Galliani che esulta ai gol degli avversari del Milan. Insomma di cazzate. Ma il non parlarne, purtroppo, non fa passare in cavalleria la nostra situazione, ai limiti del tragico e del paradossale. Paradossale perché si mette in dubbio di continuo e inspiegabilmente uno degli allenatori con la più alta media punti del campionato. Ok, le partite saranno anche poche per estrapolare un giudizio complessivo, ma i progressi del Milan rispetto alla prima metà di questa stagione sono evidenti. Tragico perché nonostante ci sforziamo a sottolineare le cose buone, in mezzo ad una marea di cose negative, non si riescono a vedere spiragli di luce verso un futuro tutt’altro che roseo. La proprietà continua a latitare, la dirigenza è costretta ad arrabattarsi con il poco che ha a disposizione, sbagliando molto e azzeccando poco. Ad oggi pare molto più importante (per loro) cambiare il logo che pensare a programmare il futuro, e tutto questo amareggia e non poco i tifosi.

In tutto ciò si colloca il derby di domenica. Una partita che i rossoneri non riescono a portare dalla loro parte da tre anni, nonostante le varie Inter affrontate in questi anni siano state tutt’altro che trascendentali. Mi auguro che la partita venga affrontata con il piglio giusto, a prescindere dalla possibilità o meno di raggiungere l’Europa League. Perché in una stagione disgraziata, senza titoli né soddisfazioni, riuscire a battere i rivali cittadini rappresenterebbe l’unico moto d’orgoglio, l’unico sussulto. Milan e Inter si trovano ad affrontare la stracittadina da grandi deluse, come l’undici maggio 2001. In quel caso si giocò a tennis, domenica ci accontenteremmo di vincere con un gol di scarto…

 

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