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EDITORIALE DEL GIORNO
Da cantiere a polveriera, il passo è breve. Balotelli male, certa stampa peggio. Berlusconi, alibi e parafulmini
La polveriera Milan ha ufficialmente aperto i battenti.
Come cambian le cose. Settimana scorsa eravamo qui a raccontare di un Milan ritrovato nel gioco, nell’orgoglio e nello spirito di squadra, una settimana dopo ci tocca parlare della terra bruciata lasciataci dalle due mortifere trasferte di Udine e Madrid. Ma i guai più importanti si stanno consumando fuori dal campo, ed è proprio quello che temevo avvenisse un secondo dopo il triplice fischio finale di Clattenburg, che sanciva l’ennesima eliminazione agli ottavi degli ultimi anni di Champions League. Sono iniziate una serie di reazioni a catena, di effetti domino che rischiano di aprire voragini incolmabili, non tanto per il presente, quanto per il futuro prossimo. Sui media, Seedorf è tornato inadatto, Balotelli inutile, il Milan defunto. Eppure, lo si sapeva che i rossoneri non partivano favoriti, o ci si aspettava una qualificazione in carrozza?
Per carità, la stagione si presta a qualsiasi analisi catastrofica, ma il pressing scientifico attuato da certa stampa è quantomeno sospetto. Soprattutto quello su Balotelli, ormai accusato di qualsiasi cosa, dal ping pong alle presunte risse, dai malumori dei compagni a quello dell’ambiente e dell’allenatore. Addirittura si è arrivati a mettere in dubbio la convocazione ai Mondiali in Brasile. Ma non erano gli stessi che meno di due anni fa parlavano di Pallone d’Oro dopo la doppietta alla Germania? Eppure nel frattempo, Balotelli si è reso decisivo nel terzo posto dello scorso anno, senza di lui il Milan avrebbe giocato l’Europa League, e quest’anno è comunque in doppia cifra, nonostante tutti i problemi e le difficoltà del caso. Ciò non toglie che la sua stagione sia comunque al di sotto delle aspettative, però non da giustificare un assedio in tal senso. Poi, se proprio ci tengono ad andare in Brasile senza di lui ci vadano. Ma state certi che al primo pareggio tutti rinnegherebbero la scelta. E’ la nuova stampa, baby.
Ciò non toglie che la prova del quarantacinque a Madrid sia stata indegna, con un atteggiamento da bambino viziato. Mario sembrava in campo per un solo scopo, farsi ammonire ben sapendo di essere diffidato. Ovviamente così non era, o meglio, spero non lo fosse perchè sarebbe gravissimo. Ma la sensazione che mi ha lasciato è stata di un ragazzo che ha sentito troppo presto la frustrazione delle palle che non arrivavano e dei difensori che lo contenevano alla grande, sfogandosi con il direttore di gara prima e con i compagni poi. Ma neanche tutto questo può spiegare il tam tam mediatico anti-Balotelli. Molti sfoderano prestazioni di livello più basso da mesi, anni, ma non hanno mai subito l’onta di un trattamento personalizzato, mai. E allora, non possiamo che augurare a certa stampa che Mario lasci presto l’Italia, non tanto per reale desiderio di vederlo con un’altra maglia, quanto per vedere cosa s’inventeranno per riempire le prime pagine.
In chiusura, un breve commento sul deflagrante comunicato della Curva Sud rossonera. Un comunicato che per la prima volta ha raso al suolo una gestione dirigenziale di 28 anni e di 28 trofei. Contestare Galliani ci sta, anche lui ha le sue colpe, ma far passare i Berlusconi (padre e figlia) per quelli con meno colpe, è a mio modo di vedere pericoloso. Così si rischia di creare ulteriori alibi a una proprietà che da diverso tempo ha dimostrato di avere molto meno interesse ad investire. Inoltre, in estate l’accusa principale rivolta al dirigente brianzolo era quella di non aver rinforzato difesa e centrocampo, cosa che però è avvenuta a gennaio con Rami, Taarabt, Honda ed Essien. Qualcos’altro sotto deve esserci, perchè è impossibile che il bubbone sia esploso così repentinamente, quando poco più di un anno fa, all’arrivo di Balotelli, andava tutto bene fuori da Giannino. E’ ovvio che a questo punto, il futuro di Galliani diventa di colpo ipotizzabile e delineato, dopo mesi di semplici previsioni: andrà via a fine stagione. E’ infatti impossibile, e soprattutto sbagliato restare a lavorare quando sia all’interno che all’esterno tutti vogliono la tua testa. Sperando che per una volta, Berlusconi agisca a rigor di logica, e non di protagonismo, accettando le dimissioni del suo parafulmine preferito (rifiutate lo scorso novembre) o comunque chiudendo un rapporto di quasi trent’anni, facendolo restare nella mente come epopea, e non come sopportazione.
PS: ma i soloni che ritenevano telecomandati da Galliani gli scorsi comunicati della curva, oggi cosa dicono? Avranno cambiato idea?
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