Ecco chi è Unai Emery, lo stratega basco che ha stregato il Milan

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Torino, Juventus Stadium, Finale di Europa League. E’ qui che Unai Emery mette il primo vero sigillo importante della sua carriera, conquistando la Coppa da sfavorito.

Il Siviglia batte il Benfica ai rigori, dopo un cammino sorprendente, alimentato dall’ottima organizzazione di gioco imposta dallo stratega basco. Nelle ultime ore, il tecnico, sta smuovendo i giornali di Italia e Spagna per la sua futura collocazione: mentre nel Bel Paese si rilanciano gli accostamenti al Milan, gli iberici sono convinti che rinnoverà col club andaluso.

Unai Emery nasce ad Hondarribia, nei Paesi Baschi, il 3 novembre 1971. Da calciatore entra nelle giovanili della Real Sociedad e nel 1995-96 arriva il debutto in Liga. Dopo 5 presenze e un gol nel massimo campionato spagnolo, viene ceduto al Toledo, in serie B. E nelle serie minori proseguirà tutta la sua carriera, chiusa nel 2005 al Lorca. Proprio nel piccolo club della Murcia incomincia subito la sua avventura da allenatore.

Una sola stagione, poi nel 2006 il salto all’Almeria, con la quale conquista la storica promozione nella Liga e l’anno successivo un ottimo 9° posto alla prima esperienza in A, lanciando Alvaro Negredo come bomber (13 reti quell’anno). Nel 2008 il passaggio al Valencia, con il quale in quattro anni ottiene tre terzi posti, sempre alle spalle di Barcellona e Real Madrid, ben figurando anche in Europa. Nel 2012 il passaggio allo Spartak Mosca, con cui resta pochi mesi: verrà esonerato dopo un brutto k.o. (5-1) nel derby con la Dinamo Mosca. Nel gennaio 2013 il ritorno in Spagna, al Siviglia, condotto sino alla conquista dell’Europa League.

Il Siviglia di Emery si è imposto con un’idea di gioco spregiudicata, portando spettacolo e risultati. I sistemi di gioco maggiormente adottati, il 4-2-3-1 o il 4-4-2, predicati in una chiave abbastanza offensiva hanno avuto come logica conseguenza i molti gol segnati (ben 55, ndr), ma anche quelli subiti (addirittura 45, ndr). Insomma, idee chiare e precise, ma anche di difficile applicazione nell’abbottonato calcio italiano. Anche per questo, oltre che per mille altri motivi, il suo approdo al Milan resta tutto da verificare.

Senz’altro, però, il 42enne basco meriterebbe una chance un po’ più importante a questo punto della sua carriera. Il lavoro svolto in piazze iberiche importanti come Valencia e Siviglia non può passare inosservato, e certamente i biancorossi andalusi non potranno alzare più di tanto il tiro in un campionato dominato dai colossi Real Madrid e Barcellona, oltre che dai freschi vincitori del sorprendente Atlético Madrid di Simeone.

Fonte: alfredopedullà.com

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