ESCLUSIVA MR: Carlo Baroni sul Mondiale in Brasile: “Non c’è mai stato il gruppo. Balotelli non può essere l’unico responsabile. Abete si è dimesso perchè…”

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Le “ferite” del Mondiale in Brasile bruciano ancora, e non poco.

Gli azzurri di Prandelli sono usciti male, per non dire malissimo dal girone che ha visto trionfare Costa Rica e Uruguay. Della competizione mondiale, e appunto della catastrofe Italia, abbiamo parlato con il giornalista del Corriere della Sera e caporedattore del quotidiano milanese, Carlo Baroni.

Ciao Carlo, come reputi il “disastro” azzurro in Brasile?

“Una squadra del livello dell’Italia dovrebbe ambire come minimo agli ottavi di finale e quindi superare il primo turno. Detto questo, se si vuole fare un paragone con l’Italia di quattro anni fa, questa ha fatto sicuramente meglio perché in Sud Africa abbiamo affrontato tre squadre che non si sono nemmeno qualificate quest’anno. Questo non deve comunque e giustificare il Mondiale del 2014 che è stato nettamente negativo. La qualificazione dovevamo trovarla già dopo la partita con il Costa Rica. Avversario sottovalutato che ha dimostrato di avere un minimo di spessore. Con l’Uruguay, la squadra era già lacerata, l’unione non c’era. Non bisogna essere per forza amici, ma il gruppo deve essere coeso.”

Passiamo alla difesa: a quattro nelle prime due sfide e dopo si è passati a tre. Come interpreti il cambio?

“Nel 2006 come centrali di difesa avevamo Materazzi, Nesta, Cannavaro. Barzagli allora faceva la riserva e se oggi viene considerato una prima scelta, qualche domanda dobbiamo farcela. Di fatto, non c’è stato un ricambio, è saltata una generazione. Non è giusto addossare tutte le colpe alla difesa. Contro l’Uruguay Prandelli non dico abbia perso la testa, ma è stato caricato da troppe pressione esterne.”

Su Immobile?

“Immobile è un buonissimo giocatore, ma non ti cambia le partite. Non è Neymar e non può essere il “salvatore” della patria. Funziona in un determinato contesto. In Italia, capocannoniere è stato anche Protti. Se la Juve ha deciso di venderlo, un motivo ci sarà. I gol non si contano, si pesano. Più che la difesa, non ha funzionato il centrocampo e l’attacco. Erano poco dinamici. Il caldo non può essere una scusa perché c’è per tutti. Ho visto giocare l’Olanda a ritmi altissimi, alla una del pomeriggio, correndo per 90 minuti. Non credo che in Olanda faccia più caldo che in Italia. Il problema a mio parere non può essere nemmeno di preparazione, perché se lo fosse, sarebbe gravissimo. Oggi tutte le squadre hanno staff molto preparati e alcuni preparatori si scambiano anche le informazioni. Poteva succedere quaranta anni fa, non oggi.”

Dove ha sbagliato Prandelli?

“Ho un giudizio positivo di Prandelli, lo reputo una brava persona. Questo però non conta perché non devi per forza piacere. Mourinho è l’opposto ed è un bravissimo allenatore, Prandelli si fa ben volere. L’unico errore che ha fatto è stato soffrire troppo la pressione mediatica. Contro la Costa Rica avrei fatto giocare Sirigu, Buffon non era ancora al 100%. Ci voleva un pochino più di grinta da parte del ct nei confronti dei “senatori”. Errori di convocazione? Diciamo che quando perdi, dicono che sbagli giocatori. L’unico che non avrei portato è Cassano. Non è l’uomo che ti da il valore aggiunto. Se non è andato a un mondiale fino a 35 anni, c’è da chiedersi il perché. Non è un professionista, non fa gruppo e non era al top della forma.”

Da Mangaratiba trapelano voci su di un clima vacanziero tra gli azzurri, secondo te è tutto vero?

“Prandelli ha sbagliato nel permettere di partecipare al ritiro alle famiglie. C’era chi stava con moglie e figli e chi con la squadra. Di clima vacanziero si è parlato anche durante il Mondiale dell’ottantadue. Lì fu diverso. Il gruppo era unito perché tutti insieme avevano individuato un “nemico” da cui difendersi: la stampa. Un po’ come riesce a fare Mourinho. Lo si fa sgravare la squadra dalle tensioni, per cementare il gruppo.”

Su Balotelli?

“E’ un talento vero, però inizia a “buttare” via gli anni. Tra gli azzurri è uno che può fare la differenza. Lo abbiamo visto agli Europei del 2012. Deve maturare, ma ripeto ha già 24 anni. Quando le cose vanno male è facile prendersela solo con lui. Non mi sono piaciuti gli atteggiamenti di Buffon e di De Rossi. Balotelli può essersi comportato male, ma non può essere il capro espiatorio. Se reputi che un giocatore sia nocivo per il gruppo non lo convochi. Esce dal Mondiale deprezzato. Tecnicamente rimane fortissimo. Il problema è che ovunque va non si adatta.”

Una nazionale che ti ha stupito?

“Mi piace il Belgio, ma non è proprio una sorpresa. Ha ottimi giocatori. Se consideriamo le squadre che non hanno una grandissima tradizione, la Colombia. Una squadra che gioca senza troppe aspettative, perché il suo dovere lo ha già fatto. La vera sorpresa rimane la Costa Rica. Hanno passato il girone da imbattuti e hanno passato gli ottavi.”

Il Brasile?

“Sono un po’ noiosi. Quando parli di Brasile le aspettativa sono altissime. Una volta il Brasile, con le frontiere chiuse, era sempre una scoperta. Quello di quast’anno mii ricorda la “Seleçao” del 1994, non bellissima. E’ un paese molto emotivo, vogliono la Coppa. Loro si aspettano di vincere, ma devono smorzare la tensione. Domani con la Colombia sarà dura, ma se dovesse passare nulla è impossibile.”

Mondiale o “spreco”?

“Non dobbiamo fare demagogia, ma non dobbiamo nemmeno avere le fette di salame sugli occhi. In un mondo ideale è ovvio che si investirebbero i soldi usati per gli stadi per altre priorità tipo scuole e ospedali. Bisogna capire se ci sono stati effettivamente sprechi. La macchina organizzativa ha funzionato. Il caso di Manaus rimane assurdo.”

2022 Mondiale in Qatar, come la vedi?

“Al di là degli scandali e dei giri di mazzette, è giusto allargare i palcoscenici del calcio, ma bisogna guardare alla realtà. In Qatar è impossibile giocare d’estate. Purtroppo dietro ci sono molti interessi. Un po’ come nella Formula Uno.”

Le dimissioni di Abete, cosa ne pensi?

“C’era uno scontro in atto con il Coni che è esploso dopo l’uscita della Nazionale. Abete era un uomo di Petrucci e Malagò non lo ha mai visto bene. Abete ha preso atto del fallimento. In Italia le dimissioni non sono frequenti, ma l’importante è non fare scelte, ora, legate alla emotività.”

Chi vorresti per la panchina della Nazionale?

“Vorrei Capello. Ha esperienza ed è da molto tempo nell’ambiente. Sull’ingaggio ci si può accordare. L’allenatore della nazionale è un selezionatore oltre che allenatore.”

Un ringraziamento a Carlo Baroni per la disponibilità e la cordialità mostrata durante l’intervista.

 

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