Il Napoli come l’Atletico, il San Paolo come il Calderon

1-2010-04-08t205340z_01_pdh107_rtrmdnp_3_s-640x640x80

La sfida contro gli azzurri ci dirà molto anche sulla doppia sfida di Champions.

Manca poco ormai alla sida da dentro o fuori contro l’Atletico Madrid, il 19 Febbraio si avvicina e il volume della musichetta della Champions inizia ad alzarsi. Ma prima il Campionato per risalire, e per vedere a che punto siamo della nostra ripresa mentale, di gioco e di tenuta fisica. La gara contro gli uomini di Benitez di domani sera, in questo senso, ci dirà molto. Il Napoli ha un modo simile a quello utilizzato da Simeone, che alterna a Madrid il 4231 stesso e il 433: oltre il modulo, entrambe hanno nel ritmo sostenuto, nell’intensità, nel gioco sulle fasce e nelle ripartenze a velocità Bolt il loro stile e il loro modo di affontare gli avversari. Spiccano per le giocate e per la pericolosità negli ultimi 30 metri, più veloce e di ripartenza per gli azzurri, più fraseggiata e articolata per gli spagnoli. La grande differenza è la tenuta difensiva, che nel Napoli lascia molto a desiderare, mentre nei colchoneros rappresenta uno dei punti di forza, soprattutto quando si gioca a Madrid. C’è poi il fattore casa: entrambe hanno stadi bollenti, con un tifo pazzesco non solo a favore della propria squadra, ma anche contro gli avversari, perchè rappresenta un ostacolo sin da quando si mette piede in campo per il riscaldamento: dire che la Curva B ed A per il Napoli, e l’ Aficion Colchonera dell’Atletico sono il dodicesimo uomo in campo non è una banalità, il rumore lo senti anche nel salotto di casa.

Un bell’esame quello di Napoli, che ci dirà di che morte dovremo morire anche al Calderon o, speriamo con tutto il cuore, di come neutralizzare gli avversari ed uscire dal rettangolo verde con qualcosa di importante. Saranno probabilmente partite di sofferenza, di intesità, dove sarà necessaria l’attenzione massima, la concetrazione per tutti i 90 minuti e l’intelligenza tattica e di interpretazione, oltre che ai polmoni e al cuore. La squadra di Seedorf, rilanciata anche sul piano emotivo e dell’entusiasmo, dovrà dare una risposta convincente: d’altronde non si vincono 7 Coppe dei Campioni col timore di giocare in trasferta!

Riproduzione Riservata

 

1,194 Visite totali, nessuna visita odierna

Commenti

commenti