Kakà: ”Il Milan tornerà grande, imiti la Juve. Pirlo in Mls? E’ il futuro”

z_Ricardo Kakà

Quindici partite di MLS, sette gol segnati e due assist con tanto di primo gol storico dell’Orlando City.Ricardo Kakà ha già scritto il suo nome nella storia del calcio americano e a sei mesi dall’inizio della nuova avventura si racconta in esclusiva a SportMediaset.it: “Qui il calcio è molto competitivo. Mi trovo bene ma avrò sempre nostalgia del Milan e dell’Italia. I rossoneri torneranno grandi, basta poco. Guardate la Juventus…”.

La maglia numero 10 a Orlando è magari meno pesante che in realtà europee, ma la competitività non manca così come l’entusiasmo.

Dopo sedici gare al primo anno di MLS i Lions hanno raccolto 5 vittorie, altrettanti pareggi e 6 sconfitte con Kakà miglior marcatore con i suoi sette centri.

Come si trova nel campionato americano e quali sono le differenze col calcio europeo?
Mi sono ambientato molto bene e il campionato è molto avvincente. Non si sa mai cosa può accadere in campo perché tutti possono vincere o perdere con tutti. Certo a livello tecnico c’è ancora differenza con il calcio europeo, però qui si corre tantissimo. La preparazione fisica è una parte fondamentale qui in America e con quella sopperiscono alle carenze tecniche. Il torneo è molto equilibrato e divertente.

Per Lions è il primo anno nel calcio che conta: com’è l’ambiente allo stadio? Aiuta la forte comunità latina lì a Orlando?
I nostri tifosi sono fantastici e impressionanti. Allo stadio ci sono sempre 30mila persone ed è fantastico. Nessuno qui a Orlando si aspettava un impatto così forte, è una grande novità per tutti. Anche per noi in campo avere uno stadio intero che ti appoggia e canta è uno stimolo in più.

Nel campionato vi capita di volare da una parte all’altra degli Usa per giocare, è pesante?
In realtà no, non ci pesa, anche perché non sono così tante le trasferte. In pratica sono solo sette partite contro le squadre dell’altra Conference e a turno si giocano 3 partite in casa e 4 in trasferta o viceversa, dipende dall’anno. Partiamo due giorni prima e torniamo il giorno dopo, c’è il tempo per recuperare.

A giocare ogni tre giorni, in ogni caso, saresti stato abituato…
Sì, l’ho sempre fatto e non mi sarebbe pesato. Ecco un’altra differenza tra qui e il calcio in Europa è che si gioca una volta a settimana quindi c’è tutto il tempo per recuperare le energie e prepararsi al meglio. Di contro trovi sempre avversari al top della forma, ecco perché c’è tanto equilibrio.

Ma a proposito di trasferte lunghe per il campionato, pensi che il futuro del calcio europeo sia simile alla struttura di Mls e Nba? Un campionato europeo a iscrizione e per pochi, ricchi, club?
Sinceramente non saprei dirlo, sono decisioni che vengono prese a livello più generali ed è un discorso più complicato. In Europa c’è la Champions League che è la competizione più bella al mondo con partite stupende. A parer mio non vedo un campionato europeo di club ogni anno, ma di sicuro per tanti aspetti la MLS è il futuro e tanti spunti verranno presi da questa struttura.

La Mls è il futuro anche perché giocatori come Kakà hanno portato tanti riflettori: Pirlo è nel mirino di New York City, l’ha sentito?
No, non l’ho sentito, ma il suo arrivo a New York sarebbe una cosa molto bella per il nostro campionato. Ha sfiorato una Champions da protagonista ed è ancora un giocatore al massimo livello. Se scegliesse la Mls darebbe ragione a chi come me pensa che la Mls è davvero il futuro, anche in campo.

Se il futuro sono gli Usa, il passato dice Milan. E’ ancora in contatto coi rossoneri?

Io ho tantissima nostalgia del Milan e dell’Italia e sarò sempre grato per quello che mi è stato dato alla società rossonera e al calcio italiano. Seguo sempre il Milan quando posso, mi informo e cerco notizie. Poi spesso sento qualche mio ex compagno, il Milan rappresenta tanto per me e sarà sempre una fetta importante della mia vita.

Dopo l’ottavo con lei in campo, è arrivato un decimo posto: tornerà grande il Milan?
Sono sicuro di sì. Il Milan è destinato a tornare ai vertici in Italia e in Europa semplicemente perché è una grande società. Nel calcio ci sono momenti belli e altri brutti, la società dovrà essere brava a uscire da questi momenti difficili creando belle situazioni per il futuro. Nel giro di poco tempo ritroveremo il Milan al top, si potrebbe prendere la Juventus come esempio.

E cosa ne pensa di Inzaghi come allenatore?
Sinceramente ho visto poco le partite, quindi non posso giudicare il gioco della squadra. Conosco Inzaghi come persona e come amico e so che vive di questo e ha grandi qualità. Non si può giudicare come allenatore dopo l’unica esperienza, ma avrò modo di dimostrare quanto vale con altre squadre.

Invece lei come si vede da qui a dieci anni? Allenatore, dirigente o niente di tutto ciò?
Difficile, non ci sto ancora pensando. Vivo molto al momento e per adesso sono concentrato sui tre anni di contratto che ho qui a Orlando.

Passiamo al Brasile: può vincere la Copa America in Cile anche senza Neymar?
Certo che può vincere. L’assenza di Neymar è importante, ma in squadra ci sono tanti giocatori che possono decidere la partita da soli.

A proposito di Neymar, non sono troppe le 6 espulsioni già raccolte in carriera?
E’ un fuoriclasse, ma deve imparare a gestire meglio le emozioni in campo. Visto il suo talento è normale che gli avversari lo cerchino e lo vogliano cancellare, ma deve superare questa fase della sua crescita e imparare ad incassare e farsi notare solo per le giocate.

Parlando di brasiliani, il Barcellona vorrebbe “usare” Gerson del Fluminense per arrivare a Pogba. Cosa ci dice a riguardo?
Sinceramente non lo conosco molto bene. Vorrei evitare di dare un mio giudizio.

Tra i suoi compagni a Orlando c’è qualche giocatore da consigliare per il Milan o per il calcio europeo?
Uno dei più talentuosi per me è Kevin Molino, centrocampista offensivo di Trinidad che però adesso è infortunato. Lo vedrei bene in Europa, così come Cristian Higuita e Pedro Ribeiro. Lavorando bene su di loro come sanno fare in Europa sono convinto che potrebbe ritagliarsi lo spazio. La storia di Pedro poi è bellissima. E’ cresciuto nelle giovanili del Cruzeiro, poi ha smesso ed è venuto in Usa per studiare. All’università in South Carolina è stato notato da Philadelphia e portato in Mls, ora gioca con me ed è forte. Ma non era venuto qui a cercare fortuna nel calcio…

Chiudiamo ritornando a parlare di Orlando: qual è l’obiettivo al vostro primo campionato?
Arrivare sicuramente ai playoff, poi si vedrà. Siamo a buon punto e abbiamo buone possibilità di qualificarci. Dovessimo riuscirci poi è un’altra storia e proveremo sicuramente a vincere il titolo anche se sappiamo che è difficile. Certo faremo una grande esperienza già per la prossima stagione.

FONTE SPORTMEDIASET.IT

765 Visite totali, 2 visite odierne

Commenti

commenti