Kakà: ”Oggi faccio l’americano, ma avrò sempre saudade rossonera”

z_Ricardo Kakà

C’è una pace quasi surreale dentro la sua nuova Milanello, a mezz’ora di auto da downtown Orlando, la città che esiste perché c’è Disney World.

Cavalli al pascolo in un recinto e un caldo umido già opprimente a inizio primavera. La calma dell’allenamento si rompe per colpa di un innocuo drappello di blogger venuti dal Brasile: più per photo opportunity con il loro idolo che per grigliarlo con domande pepate. Lui, Kakà, l’idolo, si presta volentieri agli impegni di questa nuova carriera. La barba incolta, la faccia senza un filo di stress, il sorriso sempre pronto. Qui la maglia numero dieci pesa molto meno. La sensazione è che la sua sia stata una scelta di vita più che professionale. Dice di seguire il calcio dall’altra parte dell’Oceano, ma con un pizzico di distacco. Non sa chi sia Salah – chiede informazioni -, suggerisce un giovane compagno al Milan e dice che l’esempio da seguire è la Juve. Kakà, cinque giornate in Mls (due gol, un assist, una vittoria, due pari e due sconfitte) sono ancora poche per esprimere dei giudizi.

Ha già capito le differenze con il calcio europeo?

“Una su tutte: si gioca una volta alla settimana e c’è più tempo per preparare la partita. La conseguenza è che le avversarie sono sempre a posto fisicamente e le gare molto competitive: c’è più equilibrio”.

Debutto con gol, davanti a 62mila spettatori: se l’aspettava?

“In Brasile sono molti meno, a volte anche in partite importanti. E poi non mi era mai successo di segnare il primo gol nella storia di una squadra: davvero emozionante”.

È vero che è stato Beckham a convincerla a venire nella Mls?

“Prima di averlo come compagno al Milan, lo avevo incontrato in un paio di occasioni qui in Florida durante alcune tournée. Lui me ne ha sempre parlato molto bene. Mi diceva che era un campionato bello, che ci si divertiva. Sì, il suo parere è stato importante. Se mi avesse raccontato cose meno positive, probabilmente avrei cambiato idea”.

Al Milan, la stagione passata, già raccontava di voler venire negli Usa. Quando ha preso la decisione?

“Al termine del campionato avevo anticipato a Galliani che dovevo rientrare in Brasile per risolvere un po’ di cose e che poi avrei deciso se tornare. È allora che ho parlato con Orlando e firmato questo accordo. Galliani è stato il primo a sapere. L’ho ringraziato per tutto quello che ha sempre fatto per me”.

Quanto ha influenzato la sua scelta americana il fatto di non essere andato al Mondiale?

“Un po’ ha influito. Ho fatto di tutto per essere in Brasile: era la Coppa nel Mondo nel mio Paese. Poi quando ho saputo che non avrei fatto parte della Seleçao, ho pensato che fosse arrivato il momento per il salto”.

Se l’anno scorso il Milan fosse stato più competitivo, sarebbe rimasto in rossonero più a lungo?

“È difficile dirlo, le cose succedono e basta. Avere l’opportunità di poterci rigiocare, anche se per un solo campionato e con tutto quello che ho vissuto in quella società, mi ha reso davvero felice”.

FONTE GAZZETTA.IT

FOTO ZIMBIO.COM

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