La cessione del Milan è vicina, ma dare preferenze è impossibile

MR_Bertone

Questa volta sembrerebbe proprio essere quella buona. Condizionale d’obbligo, vista la delicatezza del momento, eppure tante indiscrezioni portano a pensare che, per la cessione del Milan, questa sia la settimana decisiva.

A giorni (ore?) dovrebbe sbarcare in Italia Bee Taechaubol, meglio noto come Mr Bee, e a breve anche il “rivale” cinese Richard Lee farà lo stesso. Il futuro dell’ex club più titolato al mondo si gioca su un’asta multimilionaria, dove la spunterà chi offrirà il maggior numero di milioni e garanzie. Non voglio esprimere preferenze, anche perché, a dirla tutta, non ho in mano gli elementi per espormi. Indiscrezioni giornalistiche a parte si brancola nel buio: nessuno, a parte ovviamente Berlusconi, conosce davvero lo stato delle cose. Di certo però siamo davanti a un bivio molto importante, uno di quelli che possono decidere il futuro di un club, nel bene o nel male. Il Milan, così com’è, non può più andare avanti, su questo non ci sono dubbi. Inutile infatti cullarsi sugli allori del passato, fatto di 28 trofei internazionali e non, il presente vede la squadra al nono posto in classifica, 30 punti dietro alla capolista Juventus. Situazione intollerabile per chi ha conosciuto (più volte per giunta) il piacere di stare sul tetto del Mondo: e infatti Berlusconi, stretto tra esigenze familiari e politiche, ha deciso di farsi da parte. Gli scenari, in questo momento, sono solamente ipotizzabili. A Milano potrebbe sbarcare un magnate, uno in grado di riportare la squadra ai fasti del passato, oppure un affarista con pochi scrupoli, più interessato a sfruttare il brand che a collezionare trofei. Il calcio europeo, purtroppo, ha esempi in un senso o nell’altro. Giusto ricordare Chelsea, Manchester City, Psg o il Monaco (che però, da un anno all’altro, ha subito un grosso ridimensionamento), ma anche Anzhi e Malaga, sedotte e abbandonate con tutte le conseguenze del caso. Ci sono poi i casi di Roma e Inter, forse quelli che ci interessano di più vista la vicinanza geografica. Giallorossi e nerazzurri hanno salvato i propri conti, su questo non c’è dubbio, eppure gli investimenti preventivati da stampa e tifosi non si sono visti, un po’ come i risultati. Inutile girarci attorno, la domanda è una sola: cosa succederà al nostro Milan? In attesa di scoprirlo, fidiamoci di Berlusconi. Almeno questo, dopo 29 anni di presidenza, glielo dobbiamo. Tutto si può dire del presidente ma non che sia uno sprovveduto: quando venderà lo farà al meglio, per sé e per il club. In tutto questo bailamme di aste e milioni, Filippo Inzaghi prepara la partita con l’Udinese, forse l’avversario più facile che si possa incontrare, almeno in questo momento. Ecco perché, questa volta davvero, la vittoria è d’obbligo e non solo per l’improbabile rincorsa all’Europa League (ci credevo, è vero, ma bisognava vincere almeno una delle due partite precedenti). Chiedere uno straccio di gioco poi sarebbe bello, ma probabilmente inutile: è tutta la stagione che lo aspettiamo, difficile che possa arrivare ad Aprile inoltrato.

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