La partita di Seedorf

CLARENCE SEEDORF, FABIO CAPELLO

In piedi, quasi impassibile dinanzi alla panchina con le mani affondate nelle capienti tasche del cappotto sin dal fischio d’inizio, Clarence Seedorf assiste alle evoluzioni in campo dei suoi ragazzi fiutando l’aria che si respira con piccoli movimenti del viso e qualche smorfia.

Non si muove il “professore” limitandosi ad applaudire anche quando, innescato da Kakà, Balotelli fallisce, in piena area di rigore e con la porta praticamente spalancata, il gol del possibile vantaggio. Stessa cosa anche quando (17’) Honda, inseritosi sulla corsa si fa sfuggire un millimetrico “suggerimento” di De Sciglio. Piace questo Milan a trazione anteriore al punto che, dopo appena pochi istanti di gioco, e senza alcuna ragione apparente, dalla curva Sud, quella rossonera, parte un coro di supporto a Montolivo e compagni e applausi scrocianti all’indirizzo del neo-tecnico milanista (mai accaduto nei tre anni e mezzo di interregno dell’ex Massimiliano Allegri). Davvero incredibile, si vede davvero che questa è un’altra storia, che si sta iniziando a scrivere un capitolo nuovo dell’epopea rossonera.

Qualche suggerimento, ma sempre con la pacatezza e la compostezza che ne contraddistinguono i modi, Clarence Seedorf la riserva alla sua fascia sinistra, quella più vicina a lui – Emanuelson-Robinho – ai quali si rivolge un paio di volte nel primo tempo anche se il suo interlocutore preferito è il vice, Mauro Tassotti, col quale parla spesso per avere supporto e consigli. Siamo quasi in conclusione di frazione e il Milan nonostante l’arrembante incedere, non riesce a trovare la via della rete ma lui, pur non dannandosi eccessivamente l’anima, incita con applausi convinti i suoi giocatori che tornano negli spogliatoi non certamente soddisfatti ma convinti di poter mettere le mani su questa partita, difficile ma non impossibile.

L’inizio ripresa si apre con un conciliabolo fitto, intenso tra Seedorf e il suo vice entrambi accomodatisi sui tabelloni pubblicitari. Poi, sempre con le mani affondate nel cappotto, il “professore” ritrova il suo aplomb da cattedratico che non perde neppure quando il Verona, in azione di contropiede, con Cacia sfiora il colpaccio. Quel conciliabolo iniziale porta alla prima sostituzione della partita in casa rossonera: fuori Bonera, dentro Silvestre. Una fucilata (11 s.t.) di Honda di poco a lato è accompagnata col corpo da Seedorf che continua imperterrito a non scomporsi più di tanto. Il Verona tenta di mettere fuori il naso dalla propria trequarti ma lui, dinanzi alla panchina, si limita, con piccoli gesti della mano, a chiedere alla squadra di “uscire”, di alzare il baricentro del gioco. Ancora applausi di incitamento nonostante qualche errore di troppo in fase di costruzione e di rifinitura.

Il Verona ci prova, Abbiati è costretto a compiere un paio di miracoli ma Clarence è lì, freddo, enigmatico. E su quel palo di Robinho a metà ripresa? Ancora impassibile. Qualche indicazione prima a Birsa, poi al giovane Petagna in procinto di entrare in campo, quindi chiede ai suoi ragazzi, con ampi gesti delle braccia di “allargare il campo”. D’accordo che è la sua “prima” da tecnico, ma forse, qualche arrabbiatura in più, qualche imprecazione potrebbe essere salutare. Invece no. Lui si limita al minimo indispensabile. Ma quando l’arbitro decide per il calcio di rigore e la susseguente realizzazione di Balotelli, si lascia andare ad un gesto liberatorio alzando le braccia al cielo. Del resto Seedorf è fatto così. Non si può mutare la propria natura, il proprio “io” a dispetto dei Santi…

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