Milan 2014/15: uno spogliatoio da blindare e un mercato da inventare

Macagnino

Sette anni fa esatti, in questo preciso istante, avevamo ancora addosso la sbornia di una notte passata a piangere di gioia, esultare, tremare come foglie, per una squadra, la nostra squadra, che ci regalava la settima meraviglia. Sette anni dopo, uno dei protagonisti è sempre lo stesso, Carlo Ancelotti, mentre a marcare visita è il Milan. La finale di questa sera tra Real e Atletico, farà da epilogo alla stagione 2013/2014, poi ci saranno i Mondiali, ma quella è un’altra storia.

Il preambolo era doveroso, sia perché ricordare le cose belle non fa mai male, sia per ricordarci quanto siamo lontani da quelle sensazioni. Un progressivo disfacimento, dallo status di top club mondiale a semplice comparsa. L’anno prossimo, in Europa, non saremo neanche quello, ahinoi, ma ciò che più inquieta e dà fastidio è la mancanza di spiragli luminosi, un proprietario assente e un altro mercato da inventare. I tifosi hanno la corteccia dura, temprati dagli eventi, ma nonostante ciò, meritano comunque un minimo di certezze. Certezze che al momento non ci sono. Un tempo, riscattare per sette milioni il miglior difensore della stagione passata sarebbe stato una formalità, ora non avere nemmeno quei soldi fa capire quanto sia ardua l’impresa. Nel mentre, dallo spogliatoio viene fuori di tutto. Quello che prima era un fortino inespugnabile dalla stampa, ora è diventato un groviera, e le notizie trapelano con una facilità impressionante. L’alterco tra Bonera ed Amelia è solo la punta di un iceberg che, soprattutto negli ultimi anni, si è ingrossato in maniera esponenziale. A conferma di questo, basta leggere l’autobiografia di Zambrotta, precisamente il passaggio nel quale dichiara che nella gara di Londra, contro l’Arsenal, Allegri e Ibra arrivarono quasi a menarsi nello spogliatoio, a fine primo tempo. La cosa inquietante è che quella notizia venne riportata alcuni giorni dopo quella partita, e questo fa capire che qualsiasi cosa accade nello spogliatoio viene sbandierata ai quattro venti. In poche parole, lo spogliatoio non è più sacro, come invece dovrebbe essere in qualsiasi squadra che si rispetti.

Anche se il quadro non è confortante, il mercato continua ad essere l’unico mezzo possibile per rinforzare una squadra che ha appena chiuso il campionato con ben sette squadre davanti. La speranza che Berlusconi torni a curare la sua creatura come merita è l’ultima a morire, perché il Milan non può permettersi un’altra stagione fallimentare. Lo dice la logica e lo impone il bilancio. Un altro anno lontani dalla Champions League potrebbe essere oltremodo dannoso. Ecco perché un’immissione di denaro fresco sarebbe fondamentale, senza doversi basare su cessioni importanti. Finora l’unico colpo, se così si può chiamare, è Agazzi a parametro zero. L’ex cagliaritano farà probabilmente parte della rosa 2014/2015, anche se le possibilità che venga usato come pedina di scambio per arrivare a Perin o Marchetti esistono. In difesa, la sensazione è che Alex non dipenda da Rami. Il brasiliano potrebbe arrivare comunque in rossonero, anche con il riscatto del marocchino. Sul mercato sono finiti Zapata e Constant, oltre ad Abate e De Sciglio. Quest’ultimo partirà solo nel caso in cui dovesse arrivare un’offerta irrinunciabile (dai diciotto milioni in su), mentre per il numero venti, che ha il contratto in scadenza tra dodici mesi, si valuteranno tutte le offerte, ed il Milan spera in un Mondiale disputato da titolare e ad alti livelli. In entrata i nomi caldi sono quelli di Santon e Vrsaljko. Per il croato, ci sarebbe anche un’intesa di massima con il Genoa, mentre per l’ex interista la strada è in salita a causa dell’alta richiesta del Newcastle, che non accetta contropartite tecniche. Per quanto riguarda centrocampo e attacco invece, si parla solo di cessioni, vedi Nocerino, Saponara, Robinho, Niang e Matri. Per le entrate, o quantomeno per una bozza degli obiettivi, bisognerà aspettare il nome del nuovo tecnico, questione troppo volubile e sulla quale, almeno io, preferisco non mettere più bocca.

 

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