Milan: il sorriso dei milanisti

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“Stai tranquillo Bonera, ci pensa Ibra”.

Queste sono le parole che Zlatan Ibrahimovic ha rivolto al suo ex compagno, temporaneamente Mister per l’assenza di Pioli e del vice Murelli, assenti per Covid, prima della sfida col Napoli allenata dall’altro ex compagno Gattuso. E ha mantenuto la promessa con due splendidi gol, la solita prestazione puntigliosa e generosa, la sua presenza massiccia e autorevole, regalando al Milan la vittoria al San Paolo dopo dieci anni. È già arrivato a 10 gol in campionato, gli stessi fatti nel girone di ritorno dell’anno scorso, a solo 4 gol da quelli che segnò nell’anno dello scudetto e in linea con le stagioni in cui poi vinse la classifica marcatori: il tutto a 39 anni. Poco da dire.

Ma adesso dovrà parlare la squadra: Ibra si è fermato per una lesione al bicipite femorale e fra 10 giorni si vedrà. Era prevedibile che qualche acciacco muscolare si potesse presentare nonostante il fisico statuario dello svedese, in particolare con l’arrivo dei primi freddi. Ma i numeri e i gol di Ibrahimovic non sono il frutto solo di giocate personali, anzi mancano diversi rigori. Zlatan perfeziona, completa, corona il lavoro di tutta la squadra che sta offrendo prestazioni di livello e giocate notevoli da parte di molti e che si è messa al servizio per sfruttare al meglio le sue doti. Adesso è il momento di dimostrare quanto sia radicato il lavoro di Pioli, quale sia la personalità della squadra e di trovare soluzioni alternative per continuare a vincere.
Forse non sarà così giovedì, quando s’incontrerà una squadra dinamica, in gran forma e storicamente ostica per i colori rossoneri. Sono infatti clamorose le statistiche dei confronti tra Milan e Lilla. Tre incontri, 2 vittorie e un pareggio con 5 gol segnati dai francesi e zero dal Milan e lo scorso 0-3 è stata la peggior sconfitta a San Siro nelle coppe europee. Ci si può aggrappare al fatto che i francesi abbiano un annoso score negativo in casa nelle gare di coppa e che l’unico punto fatto negli scontri diretti dal Milan nel 2006 sia stato fatto appunto a Lille ricordando anche che, alla fine di quella stagione, ad Atene i rossoneri alzavano la settima Champions.

Vedremo giovedì come andrà ma le partite decisive, a mio parere, saranno le prossime sfide con Fiorentina e Celtic. Qui si vedrà subito, prima delle valutazioni strumentali che diranno i tempi di recupero di Ibra, di che pasta sarà fatta la squadra. Perché contro la Viola di Cesare Prandelli, che sta cercando di aggiustare un gruppo abbastanza valido e fin qui anche sfortunato, si rischia di perdere dei punti preziosi dando un segnale di Zlatan-dipendenza che stimolerebbe gli inseguitori, mentre con gli scozzesi, probabilmente, si dovrà chiudere quella qualificazione che prima della serataccia col Lilla sembrava già cosa fatta.

Il campionato è lungo e gli impegni di questa particolare stagione serrati e incalzanti. A tutta la squadra adesso è chiesto di fare quello step che permetterebbe di proseguire quel cammino che, dopo anni calcisticamente tribolati, ha ridato il sorriso ai milanisti. I tifosi rossoneri sono disincantati e obiettivi ma crogiolarsi con le parole scudetto e coppa, almeno finché dura ma soprattutto finché le partite sono ben giocate e divertenti, permette di regalare un po’ di speranza e gioia in un periodo dove la serenità è merce rara.

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