Milan: sicurezze, attitudini, delusioni e speranze

Fabio Conte

Può una sconfitta dare sicurezza ad una squadra? Forse sì. Dopo Milan Napoli i tifosi, il tecnico e anche gli addetti ai lavori non hanno potuto non considerare la prestazione al di là del risultato.

La qualità del gioco dei partenopei ha trovato terreno fertile tra i tifosi rossoneri, così come la stima per il lavoro di Sarri, sia per come riesce ad esprimere le sue idee, sia perché era stato in predicato di diventare il tecnico dei rossoneri un paio di stagioni fa. Così la gara di sabato ha presentato un Napoli frizzante, asfissiante ed elegante. E San Siro, anche se con l’amaro in bocca, non ha potuto che ammirare. Ma questo solo per i primi venti minuti. Poi, pian piano, i ragazzi di Montella, hanno cominciato a riprendere campo e spazi, fino ad arrivare ad accorciare le distanze con Kucka, e a sfiorare il pareggio, ad inizio ripresa, con una secca traversa di Pasalic. Tutto il secondo tempo è stato giocato nella speranza di raggiungere i napoletani, che ovviamente hanno avuto diverse occasioni di rimessa. Ne è nata una partita vivace ed interessante che però, alla fine, ha portato i tre punti al Napoli, anche se con un po’ di sofferenza. Con una di quelle frasi fatte di cui si nutre il calcio, potremmo dire che il risultato è giusto, ma un pareggio sarebbe stato meritato dai rossoneri. Ovviamente non è esattamente così, perché il Napoli rimane aggrappato alle sue velleità di scudetto, o quantomeno, di Europa importante, mentre i rossoneri vedono allontanarsi posizioni, inaspettatamente e impropriamente occupate solo poche settimane fa, aggravate da inaspettati sorpassi, anche se non definitivi, probabilmente.

Senza soffermarsi sull’approccio alle gare, è sicuramente da sottolineare la reazione che questo gruppo riesce ad esprimere, segnale di salute fisica e di solidità mentale. Certo sarebbe meglio non dover prendere schiaffi prima di buttare in campo grinta e determinazione, ma stupisce, soprattutto alla luce delle ultime stagioni, la solidità mentale che traspare nelle rimonte o nei tentativi, come nell’ultimo caso: è una squadra che non si dà per vinta e cerca di recuperare, o di segnare, giocando, appunto, da squadra. Certo, si vede che la coperta è corta. La rosa non offre grandi alternative e, anche tra gli undici schierati, si notano talvolta giocatori che dovrebbero fare al massimo da rincalzo. Quindi alla domanda se una sconfitta può fare dare sicurezza, la risposta è sì, ma forse. In realtà il Milan nelle ultime partite, ha perso molti punti e deve capire se le prestazioni, quasi sempre comunque convincenti, varranno come certezze per il prosieguo, grazie alla qualità del gioco espresso, o sei punti persi e le mancate occasioni andranno alla fine a scalfire quelle sicurezze acquisite con fatica.

Ed a sottolineare questo dubbio, arriva la partita, decisiva con un dentro o fuori, contro la Juve in Coppa Italia. Ancora loro, ancora i primi in classifica negli ultimi cinque anni, ancora “la classica” italiana. L’ennesima sfida arriva adesso in casa juventina, allo Juventus Stadium, o forse “J” stadio come la recente presentazione del nuovo simbolo lascia immaginare. I bianconeri sono reduci da due partite contraddittorie: la sconfitta contro la Viola, dopo una partita ostica e nervosa, e una veloce vittoria contro la Lazio, schierando tutto il potenziale offensivo. Non so quale strada vorrà intraprendere Massimiliano Allegri in campionato ed in Europa. Forse il modulo spiccatamente offensivo potrà permettere di risolvere pratiche poco impegnative in serie A mentre, probabilmente, la Champions suggerisce una maggior attenzione difensiva. La Tim Cup, in particolare la prossima partita senza appello, potrebbe essere la via di mezzo. Giocando in casa, con la sudditanza e i record positivi garantiti dallo Juventus Stadium, i bianconeri avranno voglia di vendicare i due precedenti incontri. Ma la partita secca e l’aria di coppa, non quella bella che piace ai tifosi, ma comunque Coppa, potrebbe regalare, per consanguineità genetica ed attitudine, qualche chance ai rossoneri. Montella ne è convinto, noi lo speriamo, domani si vedrà.

Lo vedremo con Duelofeu, ma non con Niang. Il giovane francese, forse dirottato in Italia, forse destinato alla Premier, andrebbe incontro all’ennesima bocciatura di un ambiente che ha poca pazienza e non l’ha mai amato totalmente, intaccando la sua sensibilità. Credo sia in fondo un bravo ragazzo Mbaye, un po’ al limite, ma che ha bisogno di un ambiente che lo apprezzi, lasciandogli però abbastanza spazio per vivere la sua vita. E ha bisogno anche, di muoversi tatticamente in spazzi ampi, dove far valere la sua accelerazione e valorizzare le sue lunghe leve. Per questo una squadra che operi di rimessa, o in campionati dove non si giochi sistematicamente in venti metri, dovrebbe dargli la possibilità di esprimersi meglio. In bocca al lupo. E tanti auguri anche al nuovo arrivato, Gerard Deulofeu, anche lui ventiduenne, spagnolo, in cerca del campionato che lo esalti. Arrivando dalla cantera del Barcellona, essendo piccolo e rapido, coi piedi buoni, probabilmente ha trovato in prima squadra qualcuno forse più piccolo, probabilmente più rapido, con piedi sicuramente migliori. In Premier non è riuscito ad esprimersi al massimo, anche per un infortunio. Magari qui potrebbe trovare l’ambiente giusto, che apprezza classe e giocate, senza pretese catalane, a far coppia col connazionale Suso. Uno che rientra da destra, l’altro da sinistra, entrambi imprevedibili, se ne potrebbero vedere delle belle. Basterebbe poi trovare un centravanti che gioca di sponda, ma non si può mica aver tutto. O no?

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