La triste deriva delle milanesi

Milan-Inter 28

Mai avremmo immaginato la Milano calcistica scendere così in basso.

Della stracittadina più competitiva d’Europa – Milan ed Inter sono, ad oggi, le uniche squadre della stessa città ad aver vinto entrambe la Champions League/Coppa dei Campioni – è rimasta solo l’atmosfera suggestiva e quella sana rivalità fatta di cori, sfottò, scenografie da teatro.

Il pubblico delle grandi occasioni per un match di media-alta classifica. Una rivisitazione al contrario del detto ‘le parle ai porci’ insomma. Due squadre confusionarie, costruite con altrettanta confusione e senza la minima ombra del tanto decantato ‘progetto’. Da una parte c’è chi ha creduto che bastasse mettere un ex idolo della curva e di tutto il tifo rossonero e far leva sul suo entusiasmo per far volare un gruppo mediocre, che può ambire al terzo posto solo ed esclusivamente per la pochezza del campionato italiano. Dall’altra c’è una società il cui proprietario non ha ancora capito quello che vuole fare, incapace di tradurre sul mercato i tanto decantanti slogan elettorali e la cui unica presa di posizione è stata la cacciata dell’allenatore più avverso al tifo amico, in favore di un grande nome non dotato però di poteri magici. Con simili contendenti non poteva che venir fuori una partita sì combattuta, agonistica, ma solo per l’insufficienza tecnica di entrambe. 90 minuti di errori elementari, lanci a ‘casaccio’, conclusioni velleitarie e occasioni da goal fallite miseramente.

Eh sì: della partita di ieri si può salvare solo il pubblico milanese. Ma siamo certi che se la deriva tecnica delle sue due compagini calcistiche dovesse continuare così, lento e inesorabile, più che di ‘Scala del Calcio’ parleremo di ‘Teatro Piccolo’, sì come il tasso tecnico di Milan ed Inter..

 

 

 

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