Il pompiere Inzaghi protegge il Milan percorrendo la scia di Mourinho e Conte

Benetazzo

Filippo Inzaghi come José Mourinho: tranquilli non siamo impazziti tutto d’un colpo, l’ex bomber è solo alle prime armi in qualità di allenatore e non ha vinto quanto il vate di Setubal, ma il paragone non è completamente fuori luogo.

Quattro partite, due vittorie, un pareggio e una sconfitta immeritata è il ruolino del Milan targato Inzaghi fin qui, un inizio importante come non si vedeva da tempo ma, nonostante buone prestazioni e bei gol, le critiche non sono mancate, in special modo rivolte alla fase difensiva dei rossoneri; nessuno vuole contestare che non ci sono stati errori, otto gol subiti sono tanti e il primo a saperlo è proprio l’allenatore piacentino ma – come ama ribadire ad ogni occasione – era impossibile poter essere perfetti sotto tutti i punti di vista, occorre lavorare senza esaltarsi troppo per le vittorie né scoraggiarsi per sconfitte e pareggi.

E’ una nuova stagione, con una nuova guida tecnica, nuove idee e nuovi moduli alle quali si aggiunge l’avvio di una nuova era, a partire dalla società – con la gestione nelle mani  di Barbara Berlusconi – e per ritornare ai fasti di un tempo serve pazienza, umiltà e voglia di spendere gocce di sudore per la maglia rossonera, tutti aspetti che i rossoneri stanno mettendo in mostra, e questo è impossibile da negare anche per il più acerrimo critico.

Gli errori commessi in fase difensiva sono sotto gli occhi di tutti, con il tempo verranno sistemati i movimenti e oliati i meccanismi ma, nel frattempo, il tecnico rossonero fa il pompiere e spegne sul nascere le critiche piovute sui singoli giocatori, primo fra tutti Daniele Bonera, consigliando e invitando tutti a non prendersela con la squadra ma bensì – se proprio si vuole trovare un colpevole – di farlo con l’allenatore.

Lo stesso atteggiamento lo troviamo in tantissimi altri allenatori, ma nel nostro caso il paragone con Mourinho ci sta tutto, in quanto non tutti lo dichiarano davanti a microfoni e taccuini, rimarcandolo con forza come successo nella conferenza stampa di sabato, alla vigilia della partita contro il Cesena.

Mourinho e Inzaghi quindi, due tecnici che proteggono pubblicamente la squadra dalle critiche, che amano lavorare tanto e bene in allenamento e che sanno osare in partita in base all’andamento, cambiando moduli in corsa, incitando e spingendo i propri ragazzi: difficile tenerli fermi, quasi impossibile farli stare seduti in panchina, complicati da “marcare” da arbitro e assistenti ma con la stessa esultanza in occasione dei gol.

A pensarci bene, c’è un altro tecnico uguale a loro: Antonio Conte. Allenatori “odiati” dai rossoneri in quanto avversari di spessore e tecnici di Inter e Juve ma tutti e due vincenti – con modalità diverse – di scudetti e coppe.

Tre allenatori che – non è un caso – si stimano e sono amici. Vorrà pur dire qualcosa.

A buon intenditor…

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