L’allegra malinconia

ilfoglio.it_Boskov

Clarence Seedorf rilascia un’intervista a Sky, che sembra scritta dalla società ma non è stata concordata, quindi è vietata. L’allenatore della Roma Rudi Garcia, a digiuno delle consuetudini italiane, si meraviglia della scarsa attitudine delle piccole (e delle grandi) ad onorare tutte le partite senza fare calcoli da bottega, soprattutto a fine anno. Conte risponde per le rime con la consueta eleganza.

Balotelli si presenta davanti ai microfoni di Sky, dopo essere stato sostituito e risponde come un bambinello capriccioso alle critiche oggettive e soggettive, dimostrando di essere un ragazzino di oggi, solo Twitter e tatuaggi (e tanti soldi naturalmente).  Ecco, che in questo scenario la scomparsa dell’allegro e simpatico Vujadin Boskov mette malinconia e nostalgia. Intendiamoci, era un calcio diverso, ma non è che non ci fossero problemi e polemiche, anzi. Nell’anno dello scudetto della Sampdoria il Milan avrebbe chiuso con Sacchi che, dopo aver trionfato nell’Intercontinentale non riusciva ancora una volta a vincere il campionato e voleva mandar via mezza squadra, Van Basten e Gullit in testa. Reduce dalla figuraccia del faro col Marsiglia, Galliani accoglieva per l’anno seguente Capello scommessa vincente del presidente.

La Juve, si stordiva col calcio champagne di Maifredi e da Napoli scappava Maradona positivo all’antidoping che decimò per il Lopopil anche la Roma di Ottavio Bianchi. L’Inter di Trapattoni non ripeté il miracolo dell’anno precedente e si arrese alla splendida Sampdoria di Boskov nello scontro diretto il 5 maggio (è un vizio?) al “Meazza”. La Samp più che condotta dal simpatico Vujadin, era gestita da un comitato con Mancini, Vialli e Salsano che spesso si consultavano e decidevano anche in campo. Ecco che quindi la figura dell’allegro Boskov, furbo e colorito nelle interviste, intelligente nel non rompere il giocattolo che si era creato e funzionava a meraviglia, stuzzica più che altro la nostalgia del personaggio.  La vera differenza con quel calcio sta nelle presidenze delle società con Berlusconi non ancora in politica, Moratti pronto a spendere, gli Agnelli dietro a Montezemolo, Ferlaino e un prossimo Sensi (Viola ci aveva lasciato da poco) su Napoli e Roma, Mantovani a creare quella Samp. Famiglie italiane che seguivano,indirizzavano, coccolavano le loro creature. Oggi chi non si è già rivolto all’estero, cerca e auspica, e i tifosi con loro, di trovare un’acquirente straniero che possa sganciare la giusta cifra a cui appioppare un problema. Oppure si rassegnano, coi tifosi mica tanto con loro, a rimanere ad un livello inferiore in Italia ed all’estero. Caro Vujadin, grazie di averci ricordato strappandoci un sorriso, quel calcio così lontano per le speranze sul futuro, così vicino per vizi e polemiche.

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