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EDITORIALE DEL GIORNO
La scalata di Mihajlovic
Se si scende in basso i modi per risalire sono svariati. Un piccolo salto se il dislivello è irrilevante. Un volo saettante se bisogna schizzare in alto.
Il più delle volte si sale piano un gradino alla volta la scala che riporta su. Un passo dopo l’altro permette di scalare montagne con tenacia, forza e soddisfazione. Il Milan per svariati motivi è sceso giù in questi ultimi anni, come mai nell’era berlusconiana. La crisi nel finale degli anni novanta era fisiologica all’inizio fantastico di quel decennio. Allora, a garantire una pronta rinascita, c’era un proprietario ancora saldamente a cavallo finanziariamente e politicamente. Oggi il quadro generale, italiano ed europeo, è cambiato; è quindi velleitario il richiamo di tanti tifosi e di alcuni media ad una grandeur passata che non potrà tornare. Tifosi invaghiti dai ricordi, la stampa pungolata dal “primo tifoso” innamorato delle dichiarazioni ad effetto, e dei sogni, che spesso, è bene ricordarlo, ha realizzato. Però in un contesto diverso, lo ammette anche Berlusconi, ad un livello d’impegno economico mediamente superiore a quello che si è disposti a sostenere oggi, a quel che può concedere personalmente. Così la risalita quest’anno è stata impostata, non a salti né a scale mobili, ma col passo lento e ben disteso, da Alpino, del combattente Mihajlovic. Per poter crescere ha dovuto con tranquillità e decisione, infondere il convincimento che, innanzi tutto, la scalata fosse possibile. Mica tutti ci credevano, più d’uno cercava una scorciatoia. Lavoro e sudore per dare fondo, mettere muscoli e fiato a chi evidentemente pensava fosse semplice, a chi non ne era abituato. E, indiscutibilmente, sul piano fisico la squadra c’è. Serenità, battute e richiami per chi aveva paure e insicurezze, perplessità e tentennamenti. E oggi la squadra scende in campo senza remore a provarci con tutti. Scegliendo il sentiero giusto, la miglior via tattica, che ha permesso di valorizzare la rosa a disposizione, con scelte mirate e certe. E il gruppo s’è compattato, mostrandosi finalmente una squadra. Insomma il Mister s’è comportato da buon comandante, non da sergente di ferro ma da capitano che porta i ragazzi verso la meta agognata. Che ci prova almeno, migliorando crescendo salendo con costanza, e tenacia ma soprattutto dimostrando di essere seguito da tutti i giocatori. La meta si vede, la vetta è ancora lontana da raggiungere, ma un paio di traguardi sono accessibili.
E’ un altro però il gradino da superare adesso. Cancellate remore e balbettii, ritrovate compattezza e auto considerazione queste devono diventare la base di partenza, l’inizio della scalata al bel gioco, a prestazioni più propositive. Non è solo il refrain del presidente, non è il riflesso di dolci ricordi dei tifosi. Dev’essere lo step che aprirà la via del ritorno al Milan vincente. Perché se si gioca bene di norma, assumono diverso valore anche partite ordinate ma di sofferenza come quelle di lunedì. A questo sono chiamati oggi, quei giocatori che hanno qualcosa di più a livello tecnico. Per ora ringraziamo la concretezza e l’energia che han dato i vari Abbate Kucka Honda e Bonaventura su tutti, con la nota lieta di un Zapata che se concentrato ed attento diventa un ottimo rincalzo. La partita col Napoli dovrà essere il campo base per salire a vedere le stelle.
Il capo c’è, la truppa lo segue, se appena appena un risultato o due arrivassero, e se si avrà voglia di regalare qualche campione in più, che giocoforza migliorerebbe anche la qualità del gioco, sarà proprio il caso di ricominciare di nuovo la salita con un’altra guida l’anno venturo?
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