Caro Seedorf, la libertà di sbagliare è un diritto di tutti. Ma che dagli errori si impari…

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Non c’è peggior negazione della libertà. Libertà di pensiero, di parola, di idee, di opinioni. Di fare e disfare ciò che è nelle proprie possibilità. A proprio piacimento. Ma sempre nell’indispensabile rispetto altrui.

E’ uno dei principi fondanti di qualsiasi comunità e Voltaire ne è testimone. E per questo vale anche, ovviamente, nel mondo del calcio.

Sbagliano tutti: giocatori, allenatori, arbitri, dirigenti, società, giornalisti. Si sbaglia un gol, un’azione, una parata, un tiro, un cambio, una scelta tecnica, un acquisto, un articolo. Sbagliano tutti insomma, e con pieno diritto.

Quindi, se queste sono le premesse, nessuna meraviglia se sbagli anche Clarence Seedorf, neofita della panchina rossonera ed alla guida di un vascello in equilibrio precario e con un mare in burrasca. Sbagliare serve a fare esperienza, a capire come comportarsi, a prendere confidenza con una certa realtà, a non rifare più gli stessi errori.

Perchè di errori, ieri mister Seedorf, ne ha fatti, e non pochi, nella gestione del match del San Paolo. Fin dalle scelte, inspiegabili, di formazione. Vada per la coppia centrale obbligata MexesRami causa infortuni e squalifiche, ma Emanuelson terzino è un qualcosa in cui si insiste e che è priva di ogni logica. Il buon Urby è un giocatore, nei suoi limiti, di netta propensione offensiva, e schierarlo nelle retrovie significa non solo snaturare il suo calcio, ma mettere tutto il reparto in difficoltà. Meglio un Abate nullo in fase offensiva ma che almeno garantisca copertura, spostando De Sciglio sulla sinistra. Mattia ha mezzi e personalità tali da potere coprire anche quel ruolo. Del resto, un certo Paolo Maldini non nasceva come terzino destro naturale per poi essere dirottato, sua fortuna, a sinistra?

La scelta di puntare su Essien poi, e lo avevamo anticipato, era un azzardo. Il ghanese non ha ancora nè il ritmo ne la condizione per esordire dal primo minuto in una partita delicata come era quella di ieri sera. Il puntare su di lui ha costretto spesso De Jong ad allargarsi, snaturando la sua posizione di diga davanti la difesa, permettendo ad attaccanti e centrocampisti del Napoli di entrare in area di rigore come e quando volevano. Inutile nascondersi. Montolivo a centrocampo serve come il pane.

A completare questo già precario quadro, la scelta di puntare ancora su un Robinho evanescente ed irritante, l’ombra del giocatore che nel 2011 segnò 14 gol con Allegri, la collocazione di Abate nel reparto avanzato sulla destra (nulla contro il cuore del buon Ignazio, ma i suoi limiti tecnici sono noti da tempo), lo schierare da prima punta un Balotelli anonimo e nervoso, che non ha non solo mai inciso, ma neanche dato una parvenza minima del suo grande talento.

Unica nota lieta, Adil Taarabt che, oltre al gol, ha mostrato forza, scatto, velocità, fisico ed una tecnica ben sopra la media. Il ragazzo ha grandi doti e deve solo trovare la condizione fisica migliore.

Rimarrà il dubbio se, con una formazione diversa e con i giocatori ognuno nel proprio ruolo (Abate dietro, Montolivo a centrocampo, Balotelli rifinitore dietro una prima punta, Emanuelson nel tridente offensivo) la partita avrebbe potuto avere un esito diverso. Difficile dirlo a bocce ferme. Certo, il Napoli era già forte di suo, ed aiutarlo così non era proprio il caso.

Caro Seedorf…la libertà di sbagliare è di tutti. Ma che dagli errori si impari…

 

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