L’entusiasmo c’è, normale sia così dopo mesi di depressione. Guardando la classifica però, l’arrivo di Clarence Seedorf passa di colpo in secondo piano.
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L’entusiasmo c’è, normale sia così dopo mesi di depressione. Guardando la classifica però, l’arrivo di Clarence Seedorf passa di colpo in secondo piano.
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La prima vittoria è già arrivata. Clarence Seedorf allenatore ci ridà quella voglia di Milan che, negli ultimi tempi, era onestamente venuta a mancare.
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Inizio oggi la mia collaborazione con Milanorossonera.it, ho accettato con entusiasmo di scrivere su questo quotidiano online perché mi ha coinvolto l’entusiasmo dei suoi fondatori, ringrazio Jacopo Galvani per avermi voluto fortemente e l’amico Elio Arienti.
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Tanto tuonò che piovve. L’esonero più annunciato e sbandierato della storia del calcio è finalmente arrivato ieri. Dico finalmente perchè, detto tra noi, non era bello vedere una brava persona come Allegri sempre sul filo del rasoio, trattato a pesci in faccia da una dirigenza che di chiaro ormai ha solo i canali sul digitale terrestre. Massimiliano Allegri è stato un dead men walking sin dal primo momento, ovverosia da quando Berlusconi si è lasciato convincere da Galliani a farlo diventare l’allenatore del Milan, senza in realtà esserlo per davvero. Da allora un percorso fatto di frasi dette e poi smentite, di “no el capisse un casso” sbandierati ai quattro venti e fatti passare per battute, quando poi battute non lo erano. Allegri ha deglutito sempre, mandato giù tutto quanto, ma non si è mai dimesso e proprio quello è stato il peccato più grande. La dimissione intesa non come fallimento, ma come ammissione che quella specie di mobbing perpetrato dal proprietario nei suoi confronti fosse un qualcosa di sostanzialmente inaccettabile.
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Ma cosa è successo? Incredibile! Non ci sono parole per giudicare il Milan e la sua prestazione. Disgustosa, vergognosa, allucinante… Una squadra senz’anima, senza carattere, senza orgoglio. Un Milan, insomma, irriconoscibile, lontano parente di quel collettivo che fino a pochi anni fa era vanto e privilegio per chi aveva il rossonero nel cuore e il prestigio nell’onore. Purtroppo però quel Milan non c’è più, sfumato, svanito. Ora a portare avanti il blasone e il carisma dei rossoneri c’è soltanto, oggi, un gruppo di personaggi – a parte le dovute eccezioni, ovviamente – inutili e inadeguati che non meritano neppure l’appellativo di “calciatore”, tanto povera e iniqua è la loro predisposizione al sacrificio e alla dedizione che questo sport necessariamente impone. Ma non c’è solo questo, il Milan manca di talento, di fantasia e di genialità, doti essenziali che fanno la differenza tra una squadra “normale” e una che ha da sempre nel suo Dna quel magnetismo che la rende superiore anche alle più imprevedibili avversità.
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