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EDITORIALE DEL GIORNO
Contro questa Juve non c’è nulla da fare
Mancano le Coppe e in attesa del Derby è questa con la Vecchia Signora la partita di stagione, quella che non si può perdere. Anzi, che si deve vincere a tutti i costi se si vuol avere rispetto dagli avversari ma soprattutto per restare lassù, dove volano le aquile, nel Paradiso dei Grandi.
E San Siro, in questa cornice (stadio esaurito), è il palcoscenico ideale: colpo d’occhio straordinario, passione e amore per quei colori – il rosso e il nero – che da sempre ci regalano emozioni e che ci riempiono l’anima. Insomma, una partita, quella con l’undici dell’ex Max Allegri da adrenalina pura, una gara che ti fa pulsare il cuore e che se non stai attento di crocifigge le coronarie. Ma tant’è, questo è il calcio, questo è il Milan e per questi ragazzi, per quella maglia, la sofferenza un optional assai più che sopportabile, una sorta di “dono di Dio”.
Come contro la Lazio, identica la musica, stucchevole il ritornello: la Juve che detta tempi e ritmi alla partita mentre il Milan si rintana nella sua trequarti e cerca ripartenze veloci. E sono infatti i rossoneri ad avere la prima opportunità con Honda anticipato in uscita da Buffon. Il match non è certo uno spettacolo di tecnica e la qualità nei colpi è tutt’altro che sopraffina ma almeno la gara è godibile per dinamicità, temperamento e generosità. La Juve, punta sul vivo, reagisce immediatamente e causa un errore in disimpegno di Zapata la palla finisce a Pereyra la cui conclusione sfiora la traversa.
Il Milan, sospinto dai suoi fantastici tifosi, prova a mettere fuori il naso ed è ancora Honda che di testa (cross di De Sciglio) cerca di mettere a frutto il suo innato talento ma il diabolico Buffon con un intervento in “volo” gli nega la felicità del gol. L’undici di Allegri capisce che giocando senza accelerare non può arrivare a nulla di concreto così, Chiellini e compagni, dalla mezz’ora in poi, decidono di alzare i ritmi e per il Milan comincia un calvario indicibile ma il muro alzato da Rami e soci non crolla; Abbiati sale in cattedra, Marchisio (sfortunato) colpisce il palo su rasoiata dalla distanza, altri tentavi di Madama seppur pericolosi risultano decisamente infruttuosi. E si va negli spogliatoi ancora… vivi.
Le pene dell’inferno continuano anche ad inizio ripresa perché si torna in campo con la Juve ancora al proscenio mentre i rossoneri sono costretti ad assistere alle evoluzioni in campo di Pogba e compagni nel tentativo di mantenere inviolata la propria rete. E’ una pena indicibile e senza, almeno in apparenza, possibilità di reazione. Ecco Bonaventura (fuori El Shaarawy). Il Milan ci crede ma è la Juve che passa: splendida azione in sfondamento – certamente mutuata dalle mischie rugbistiche – con palla per Tevez che, solo dinanzi ad Abbiati, non fallisce la ghiotta opportunità. Inzaghi corre ai ripari e inserisce Torres (è l’esordio in campionato per il bomber spagnolo) al posto di Poli poi Pazzini per Honda mentre Allegri spedisce in campo prima Vidal a rilevare Pereyra quindi Romulo. Il Milan ci prova ma contro questa Juve (e con Rizzoli a garantire l’impunità di lor signori) non c’è proprio nulla da fare!
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FOTO ZIMBIO.COM
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