Milan-Juventus: Spettacolo in campo e sugli spalti

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Che meraviglia San Siro quando si tinge dei colori dell’amore e della passione. E’ davvero uno spettacolo ammirare quegli spalti carichi di adrenalina e di sana, irriverente goliardia verso i rivali di giornata, spingere i propri “ragazzi” a crederci, addirittura a smaterializzarsi, ad andare oltre l’umano limite.

E il Milan, sin dalle prime battute di gioco pare davvero intenzionato ad andare oltre, a superarsi, a inerpicarsi lungo gli irti colli laddove anche ai più è difficile solo pensare di arrivare. Ma i rossoneri no, pure a costo di rischiare l’osso del collo – perchè alla Juventus non è assolutamente possibile offrire il destro se non si vuol perdere la faccia (e la partita) – ci provano, alzano il baricentro e si impossessano della trequarti avversaria. Ma la Juve è sorniona e attende, fredda e cinica, il suo momento.

La prima mezz’ora è calcio per intenditori con il Milan che fallisce dinanzi a Buffon (aiutato sulla linea di porta da Bonucci) ben tre occasionissime; ma anche Madama non sta a guardare e Abbiati si deve superare per mantenere inalterata la propria rete. Il pallone corre da una parte all’altra del campo senza soluzione di continuità; la partita da bella diventa straordinaria, emozionante e ruba l’attenzione. Una gioia per gli occhi vedere sul manto verde della “Scala del calcio” le evoluzioni di Taraabt, le geometrie di Montolivo, l’intelligenza tattica di Poli, l’agilità di Pazzini e la fantasia di Kakà da una parte; la genialità di Pirlo, l’intraprendenza di Tevez, la forza fisica di Pogba e Llorrente dall’altra. C’è tutto un corollario di magnificenze, in campo, con il Milan che domina in lungo e in largo ma che, suo malgrado, non sa adeguatamente cogliere l’attimo propizio mentre alla Vecchia Signora basta un’opportunità, una sola, che giunge in chiusura di prima frazione e che l’ex Bilbao mette a frutto nel migliore dei modi. Non c’è proprio religione nè giustizia nel calcio, altrimenti…

Nella ripresa stesso copione, identico è il monologo dei rossoneri che battono in continuazione i sedici metri juventini concedendosi due occasioni “atomiche” con Pazzini e Poli entrambe di testa, entrambe d’un soffio a lato. La partita ora è un po’ meno dinamica e molto più… studiata. E allora torna a farsi vedere anche la Juventus, fino a quel momento fin troppo sulle sue, e come d’incanto, trasforma una serata “difficile” in un trionfo con il raddoppio di Carlitos Tevez che, dalla distanza, “buca” Abbiati con un missile terra-aria imprendibile. E’ finita? Pare proprio di sì anche se il Milan non si da – giustamente – per vinto. E ci mancherebbe, anche se questa Juve pare avere sette vite come i gatti (nemmeno la trasferta turca in Europe League contro il Trabzonspor sembra aver inciso sulle gambe) e come i nostri amici felici “graffia”, fa male e lascia il segno. Peccato…! Per il Milan vincere contro Sua Maestà la Juventus poteva essere una vera e propria iniezione di fiducia, un supporto determinante per la partita di Champions contro l’Atletico di Madrid al “Vicente Calderon”. Invece… Invece resta la buona prova, l’ennesima di Kakà e soci dopo la cura-Seedorf, che però non basta a dare sollievo al morale e all’autostima.

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